Dio ride Nish Koshe, il ritorno di Moni Ovadia al Teatro Vascello

Dio ride Nish Koshe, il ritorno di Moni Ovadia al Teatro Vascello
Moni Ovadia al Teatro Vascello (Fonte: Teatro Vascello)

La recensione di Dio ride Nish Koshe

Dio Ride, ne è sicuro Moni Ovadia. Il poliedrico autore di origini ebraiche torna al Teatro Vascello a pochi mesi di distanza da Romeosini Grecità.
Ed anche stavolta si fa urgente la necessità di ricostruire una religiosità laica, di (ri)definire i dogmi dando allo spettatore nuove chiavi per interpretare la storia.
Cinque musicanti ed un narratore, Simkha Rabinovich, dopo aver vagato per il mondo, approdano in un teatro per raccontare il loro errare.
Ovadia è Simkha, Simkha è Ovadia. In lui perversa lo spirito ebraico-sovietico più autentico, la continua ed intramontabile lotta intestina tra compagno e cittadino (letteralmente tovarisch e grajdanìn).
L’impresa per il narratore Simkha è di quelle ardue: raccontare le tappe principali che hanno caratterizzato la storia del popolo ebraico. Stralci di socialismo reale grondano dagli interstizi di una narrazione bislacca, monumentale prova di un saltimbanco senza tempo.

Dio ride
Moni Ovadia in Dio Ride (Fonte: Teatro Vascello)


Il lungo viaggio del popolo eletto viene raccontato con (auto)ironia, mescolando tradimento e tradizione, psicanalisi e pensiero filosofico.
Come nel magistrale momento in cui, per spiegare il significato più intimo dello Shabbat, Ovadia si appella alla necessità che l’uomo torni ad essere un fine, non il mezzo attraverso cui guadagnarsi da vivere. Allora, Shabbat è – in senso marxista dei termini – il pieno compimento del processo di lotta all’alienazione, il solo momento in cui l’uomo decide di comportarsi da essere vivente e non più da macchina generatrice di profitto. Del resto in Dio Ride c’è una continua ed imperterrita voglia di combattere le idolatrie d’ogni sorta. Compresi i nazionalismi.

E non è forse un caso che le circa due ore di narrazione inizino e si concludano alle spalle di due muri. Il primo è ovviamente Il muro del pianto, primo vero emblema di un dogma che necessita di essere scardinato. L’altra è invece la barriera che divide Israele e la Striscia di Gaza, icona di quel nazionalismo israeliano a cui Ovadia non si sente in nessun modo di aderire.
Il suo vagabondaggio fatto di parole, balli e suoni riesce ad accarezzare tutte queste corde. È al contempo una straordinaria testimonianza di carattere storiografico, una intima rivelazione di cosa rappresenta l’ebraismo per il mondo occidentale e, soprattutto, la capacità di fondere temi e stili diversi sotto un unico segno, quello dell’ironia.
Sembra di assistere ad un monologo del primo Woody Allen. O alla performance di un moderno stand up comedian stancato da un lunghissimo viaggio, che però non rinuncia mai al suo ruolo di barzellettiere vivente. Dio se la ride, Moni Ovadia pure.    

Alcune informazioni su Dio Ride Nish Koshe

TITOLO: Dio Ride Nish Koshe
DRAMMATURGIA: Moni Ovadia
REGIA: Moni Ovadia
CON: Moni Ovadia e le musiche dal vivo della Moni Ovadia Stage Orchestra
Maurizio Dehò, Luca Garlaschelli, Albert Florian Mihai, Paolo Rocca, Marian Serban

DOVE: Teatro Vascello
QUANDO: dal 4 al 9 febbraio

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