Giorgio Montanini: anche nell’ultimo tour si conferma lo stand-up comedian scomodo per natura, non per mestiere

Giorgio Montanini: anche nell’ultimo tour si conferma lo stand-up comedian scomodo per natura, non per mestiere
Fonte immagine: Oltre le colonne

Il 1 dicembre per la decima volta in dieci anni Giorgio Montanini, emblema della Stand Up Comedy italiana, ha calcato il palco del Brancaccio di Roma, con il monologo del tour ancora in corso “Come Britney Spears”.

Montanini è scomodo per natura, non solo per professione. Non abitua lentamente il pubblico alla sua irriverenza, al contrario il suo obiettivo è scioccare, far alzare le difese e demolirle una dopo l’altra; rompe il ghiaccio dell’inizio con la provocazione. In fondo quale miglior modo per svezzare chi lo ascolta dal perbenismo dei luoghi comuni.

La satira è la demolizione dei paradigmi che stringono l’umanità dentro la morsa del non pensiero, è lo schiaffo che risveglia da questa sospensione. E Giorgio Montanini, come una doccia gelata, risveglia dal torpore dell’abitudine: non abbassa la guardia e non permette che i suoi spettatori lo facciano, lo sanno bene quelli seduti in prima fila.

De Andrè cantava “non ci sono poteri buoni”, Montanini con la sua satira è intenzionato a veicolare lo stesso messaggio: ogni potere istituzionalmente riconosciuto passa attraverso un’inevitabile consacrazione pubblica. Ed è proprio questa consacrazione che va destrutturata per poterla comprendere e riuscire a liberarsene. Nessun comodo ingresso per Giorgio Montanini: fa ridere e riflettere demolendo l’aura di sacralità costruita intorno ai poteri.

È un uomo condannato al fallimento quello che non capisce di essere imbavagliato e soggiogato da un sistema di valori arbitrari, che continua però a interpretare come assoluti e definitori. Fallisce chi sceglie di essere rappresentato, delegando responsabilità proprie ad altri.

È in questo schema che Montanini inquadra il ruolo sociale e mediatico di Greta Thunberg. Nient’altro, secondo lo stand-up comedian, che una ragazzina autistica con un fortissimo interesse per le tematiche ambientaliste, diventata il simbolo della lotta all’inquinamento climatico più per le sue caratteristiche e per la sua giovane età che per competenze.

La domanda che vuole suscitare Montanini è perché: perché è necessaria una Greta Thunberg per ogni contesto controverso e dibattuto, perché è diventata un magnete di attrazione di consensi? Greta non è indispensabile, non è nemmeno lontanamente sufficiente a risolvere il problema; il fatto è che non dovrebbe essere necessaria per stimolare la sensibilizzazione sul tema se fossimo esseri pensanti.

Ma prima e dopo Greta Thunberg, Montanini si scaglia contro l’istituzione della Chiesa, contro Bergoglio, schernendo i valori di povertà e semplicità che incarna. Sesso e sacralità si intrecciano in maniera pungente e disarmante.

Contro il modo in cui gli stereotipi sociali vogliono definire e classificare Bebe Vio, riducendo la sua immagine a una delle tante icone della moda immortalate nei tanti book fotografici.

Contro Banksy, perché un artista ha il coraggio di essere rivoluzionario mettendoci la faccia.

Che Giorgio Montanini riesca a dare fastidio per natura, che sia incapace di passare inosservato, lo dimostrano le due denunce nell’ultimo anno. Una per blasfemia: il tour dell’anno scorso voleva depotenziare la bestemmia e per farlo proponeva di sdoganarla ripetendola, cominciando proprio dal suo monologo. E l’altra, il cui procedimento è ancora in atto, nasce da una divergenza di opinioni in merito alla stand up comedy in Italia con un giornalista del Giornale, Massimiliano Parente.

“Come Britney Spears” è un ottimo modo per trascorrere una serata all’insegna del pensiero che non possiamo più rimandare.

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