L’Abisso, la tragedia dei migranti al Teatro India

L’Abisso, la tragedia dei migranti al Teatro India
Fonte: Teatro di Roma

La recensione di L’abisso al Teatro India

C’è tempo fino al 15 dicembre per poter assistere alle repliche di L’abisso, monologo teatrale scritto e rappresentato da Davide Enia.
Tutto partiva da un romanzo edito da Sellerio, Appunti per un naufragio, nato dopo che Enia aveva assistito con i propri occhi la quotidianità degli sbarchi a Lampedusa.
Poi quel sentimento di liberazione dal dolore, di necessaria purificazione dalle ingiustizie viste, è diventato un monologo per il teatro.
«Lo spettacolo cerca di far diventare carne la parola» spiega lo stesso Davide Enia. Ed in effetti sul palco, a parte  il cuntu siciliano di Giulio Barocchieri a commento melodico del testo, c’è poco altro.
Il narratore Enia getta subito la maschera ed avvisa gli spettatori che a parlare sarà Davide, l’uomo, il testimone diretto di quel che ha visto. Non l’attore, non lo scrittore.
Le frasi riecheggiano, il terrore si percepisce. Enia cerca di dare un flusso a quel turbine di ricordi che per intere repliche deve aver provato a domare. E che invece si dimostrano ancora una volta indomabili.

L'abisso
Il manifesto dello spettacolo (Fonte: Teatro di Roma)

Forse è per questo che la sua recita si aggrappa disperatamente al ritualismo del gesto, al ritmo calcolato dei movimenti. Senza quelle periodicità, quelle pause, quei battiti del piede, il tragico che sfugge dalle sue parole continuerebbe ad essere indomato come l’acqua del mare.
Serve una forma, un contenitore. Perché in L’abisso, il dolore vissuto dall’autore è plurimo. Il senso di impotenza subito durante le operazioni di soccorso della Guardia Costiera è lo stesso che pervade l’animo di chi sta per perdere uno zio. Dramma personale e dramma collettivo si mescolano, in certi momenti tendono a coincidere. Costringono l’autore a dei lunghi momenti di solitudine, sul palco come nella cucina di casa sua.
Si ha allora l’impressione che le mura domestiche e quelle del teatro abbiano la stessa consistenza del ferro che sigilla le gabbie. E che da certe prigioni è difficile uscirne, se non testimoniando. Rendendo carne la parola e vita quella forza centrifuga che cerca di far sprofondare i corpi verso L’abisso.

L’abisso di Davide Enia è candidato ai Premi Ubu 2019 nella categoria “Nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica”.

Alcune informazioni su L’abisso


TITOLO: L’abisso
DRAMMATURGIA: Davide Enia (da Appunti per un naufragio, edito da Sellerio)
REGIA: Davide Enia
CON: Davide Enia e Giulio Barocchieri
DOVE: Teatro India
QUANDO: dal 3 al 15 dicembre
ALTRE INFO E BIGLIETTI: Sito ufficiale del Teatro di Roma

 

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