‘Il lago dei cigni’ il vessillo del balletto classico.

‘Il lago dei cigni’ il vessillo del balletto classico.

Nei giorni 2 e 3 novembre, al teatro Olimpico di Roma, la magia del balletto classico è tornata a far sognare gli spettatori amanti di un genere che ha cavalcato le onde del tempo. Una grande nave, quella del Balletto del Sud, capitanata fieramente dall’esperienza e dalla raffinatezza artistica di Fredy Franzutti, il quale ha riportato in auge la massima espressione del balletto classico, Il Lago dei Cigni, di Marious Petipa e Lev Ivanov, con le immortali partiture musicali di Čajkovskij. Uno spettacolo in due atti rifinito in ogni sua sfumatura e che calca i più autorevoli palcoscenici da ormai vent’anni..

Il giovane Siegfried, principe dell’alta aristocrazia bavarese ( secondo l’innovativa concezione registica) si innamora della bella Odette, fanciulla la cui anima è prigioniera del perfido stregone Rothbart, insieme a quella di molti altri giovani, mutati in uno stormo di cigni e confinati in un lago perduto nella foresta. Rothbart farà di tutto per ottenere l’anima di Siegfried, approfittando dell’amore del principe per Odette e del desiderio di quest’ultima di essere liberata dalla maledizione.

Ciò che colpisce immediatamente è l’inedita contestualizzazione dell’opera, un’originale rivisitazione in chiave “fin de siècle” nella Baviera di Ludovico II. Tutto, dalla scenografia altamente evocativa e classicheggiante, ai costumi, trasudano quella fiabesca malinconia del periodo tardo romantico. L’idea di Franzutti coadiuva la ricerca da parte dei personaggi di una dimensione intimistica profonda, la ricerca dell’io più recondito, attraverso le macchinazioni della psiche che porta l’uomo a prendere decisioni fondamentali e a volte irrazionali. L’amore è un sentimento che reca con sé la follia di annullarsi a favore di esso, la tentazione del male per giungere al bene; lo yin e yang sono rappresentati dal cigno bianco e da quello nero, il contrasto tra la purezza e il candore della natura, sia essa umana che universale e il suo lato più tenebroso e oscuro, un dualismo infinito che sconvolge l’uomo e lo conduce verso l’eterna ricerca di un equilibro finalizzato al bene. Lo spettatore può così lasciarsi travolgere da una messa in scena importante e vibrante, nella quale i ballerini non si risparmiano, lievitando sulle assi del palcoscenico con estrema eleganza. In alcuni momenti, come la scena della festa in un ristorante italiano, sembra quasi di ritrovarsi davanti una messinscena dal carattere buffo in linea con la tradizione operistica italiana, come può essere ad esempio Il Barbiere di Siviglia. La fisicità degli artisti è prorompente, una condensa di muscoli, forza, eleganza, sensualità, vigore e padronanza della propria tecnica individuale. Franzutti conferma la sua abilità nel tenere insieme un gruppo affamato di palcoscenico, libero nel corpo e nella mente, asservito alla storia e ai personaggi, una storia superba e sublime, sospesa in questo caso tra modernità e classicismo.

Il Balletto del Sud presenta:

IL LAGO DEI CIGNI

Balletto in due atti di di Marious Petipa e Lev Ivanov

Coreografia di Fredy Franzutti

Op. n°10 del 1999, musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Scene di Francesco Palma

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