“Scene da un matrimonio”, ovvero comode bugie & scomode verità (pur sempre vere …)

“Scene da un matrimonio”, ovvero comode bugie & scomode verità (pur sempre vere …)

La recensione di Scene da un matrimonio

Come una vecchia fotografia sbiadita, la guardi perplesso, poi chiedi: ti ricordi dov’eravamo quel giorno? Eppure, a vederci, sembriamo ancora felici, chissà cosa ci è successo poi, per essere oggi quelli che siamo.

Così impallidiscono gli affetti, le relazioni, i matrimoni: e ci si ritrova come compagni di letto (ma non più di vita) dei perfetti sconosciuti, gli stessi che ci hanno vissuto accanto per cinque, dieci, vent’anni.

La noia uccide il sentimento, la quotidianità è gravida di claustrofobia, e partorisce incomprensioni, frustrazione e, finalmente il tradimento. Solo l’ironia (Santa protettrice dell’Umanità!) – e giuste dosi di cognac – può salvarci la vita: perché è inutile la conta dei torti e delle ragioni, inutile cercare di spiegare o spiegarsi. Accade, accade e basta. Tanto vale quindi prenderla con un po’ di ironia.

Scene da un matrimonio

Questo potremmo dire – con debita presunzione – del senso del lavoro di Bergman (qui riadattato per il teatro, da Konchalovsky. Ma a leggere quella trama si scopre  un carosello di farsa e dramma, un susseguirsi di giravolte sentimentali, un vai e vieni tra una relazione e l’altra, e (a leggerlo, si badi) tutto sembra surreale, inverosimile, sembra un patchwork forzoso di capricci e tradimenti.

Ricapitolando (e sperando di non dimenticar nulla …): Lui che le confessa il suo nuovo innamoramento e l’abbandona per una giovane studentessa, Lei – dapprima affranta dal dolore – che finalmente si rifà una vita (erotica –  sembrerebbe – più che sentimentale), Lui che torna dopo un anno, per riprendere le sue cose, Lei che non riesce (per un pelo) a trattenerlo nuovamente a sé. E poi ancora: Lui che torna di nuovo (con la scusa del divorzio) per raccontarle come sia miseramente e insopportabilmente fallita la sua nuova relazione (e tutto il resto: un vero fallito doc, Lui)… per finire di nuovo, ormai rassegnati alle proprie debolezze, a condividere il sonno (più che la passione). Entrambi evasi dalle rispettive nuove prigioni matrimoniali, s’addormentano teneramente accoccolati davanti al camino: due veri post-romantici, insomma.

Non un testo facile, “Scene da un matrimonio”, per certi versi più vicino ai testi pirotecnici di Feydau: solo che qui si entra e si esce a precipizio non già dalle porte o dalle stanze sbagliate, ma dalle vite l’un dell’altra (altro analogo, da vedere senz’altro: “Rumori fuori scena”). Una specie de “Il Gufo e la Gattina 2, la vendetta”, tutto ciò che può succedere e succede dopo l’innamoramento, dopo quei passionali incontri/scontri che travolgono e stravolgono razionalità e ragionevolezza, fiondandoci verso un seducente ignoto. Qui siamo al giorno dopo, quando ci si sveglia e ci si trova il nemico in casa.Scene da un matrimonio

Una commedia che, evidentemente, è tutta giocata sui dialoghi: non c’è azione, quasi non c’è movimento di scena, le stesse scenografie sono essenziali, rasentano la nudità (se non la trasandatezza …), quindi: dialoghi, dialoghi, dialoghi. E ritmo, ritmo, ritmo. Che entri in scena la (amara) Ironia, ancella della Verità.

E invece no, manca l’ingrediente essenziale, il grande assente: il ritmo. Intendiamoci: non ci sono smagliature, o pause, o collisioni verbali. È solo che si avverte (sarà, probabilmente, l’effetto della prima) una certa mancanza di sintonia, di affiatamento tra gli attori, qualcosa fatto di sfumature (che mancano), di toni (che stonano) e di rilanci, rimpalli (fiacchi, quando ci sono).

Inevitabilmente noi spettatori  si finisce per non saper più che pesci prendere: se ridere (ma poi di cosa?) o compatire quei due (personaggi) troppo smaccatamente vittime di se stessi.

Come quei cubi disegnati stilizzati su un foglio, che se li guardi un po’ troppo ti cambiano verso sotto gli occhi (il davanti diventa il dietro, il fuori diventa dentro …) e dopo un po’ non ti fidi più e lasci stare.

Non lasciano purtroppo grande memoria di sé, queste “Scene da un matrimonio”: se sia effetto della prima (probabile) o necessità di ulteriore affiatamento (possibile), o il peso di un testo complicato, tutto da giocarsi a mezze tinte, a semitoni, ad allusioni, tutto sommato resta da vedere.

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