‘Se questo è un uomo’, al Teatro Argentina le parole di Primo Levi

‘Se questo è un uomo’, al Teatro Argentina le parole di Primo Levi

La recensione di Se questo è un uomo

C’è tempo fino al 17 novembre per assistere alle repliche di Se questo è un uomo al Teatro Argentina. Valter Malosti riporta in scena uno dei classici della letteratura per rinnovare l’urgenza del ricordo, per evitare di non banalizzare quei crimini.
C’è chi ha definito Se questo è un uomo come il più significativo libro d’avventura del XX secolo. E come altrimenti definire quel viaggio che Primo Levi ripercorse nei meandri più bui della sua memoria?
Malosti si fa allora interprete di un testo che, inevitabilmente, necessita di una riscrittura in cui ricondensare ogni singolo segno, ogni sensazione. Allora ecco che il monologo portato in scena viene scandito da parole chiave, da veri e propri capitoli in cui ripercorrere il dolore: Arbeit macht freiI sommersi e i salvatiKa-Be.

Se questo è un uomo
Intatta è dunque la metafora dantesca che attraversava il libro. Ogni momento di quel viaggio è riconducibile alla discesa negli inferi della Divina Commedia, e ciò connota con ancor maggiore inquietudine un accadimento che, oltre ad essere realmente avvenuto, si macchia di una crudeltà difficile anche solo da immaginare, se non leggendo le terzine del poeta fiorentino.
Così, sin da subito, il monologo di Malosti sembra procedere lento verso una catabasi inevitabile, una discesa agli inferi in cui il personaggio/attore Levi non è più nemmeno in compagnia di un Virgilio qualsiasi.
Solitudine è dunque la parola d’ordine di Se questo è un uomo. Solitudine intesa come incapacità di coalizzarsi contro lo sterminio, come assenza totale di una comunità compatta da anteporre alla follia devastatrice (ed allora, l’idea di coinvolgere lo spazio teatrale all’interno della diegesi, rendendo la platea un luogo del lager, è forse l’intuizione migliore di tutto lo spettacolo).
Solitudine della voce narrante, statica sul palcoscenico, con una valigia in mano e la voce rotta dall’incapacità di rievocare con serenità. Ma anche solitudine di chi, nemmeno ottant’anni dopo quei terribili crimini, sente lontana (ma nemmeno troppo) la minaccia di un antisemistismo di ritorno. E forse, visti i tempi, già solo il fatto di riproporre un testo del genere all’attenzione di un pubblico, è già di per sé l’atto politico più forte che ci potesse essere.

Teatro di Roma presenta: Se questo è un uomo

Teatro Argentina (5-17 novembre)
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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