Al Teatro Argentina un ‘Nemico del Popolo’

Al Teatro Argentina un ‘Nemico del Popolo’

Domanda (non retorica): come può un testo drammatico, scritto nel lontano 1882 (ad oggi fanno centotrenta anni e spicci), da un drammaturgo norvegese (che pure aveva viaggiato molto in Italia) e ambientato in un’oscura cittadina di provincia, parlare così fortemente e lucidamente a noi, qui, in Italia, Anno Domini duemiladiciannove?

Il testo di Enrick Ibsen, ripreso in un primo adattamento ad Arthur Miller nel 1950, di cui anche esiste un adattamento cinematografico (1978, con Steve McQueen), è in tutta evidenza ancora oggi in grado di colpirci, e con piena forza (nel caso della messa in scena di Massimo Popolizio), per l’attualità dei temi e per la forza delle tensioni che attorno ad essi ruotano.

La trama è semplice, quasi minimalista: nella piccola città di provincia, che affida le sue speranze di rilancio e di sviluppo economico alle nuove terme appena realizzate, il Dottor Stockmann (Massimo Popolizio) scopre che in realtà le preziose acque termali sono pesantemente inquinate, per un errore del progetto di captazione. Non considerando le possibili implicazioni della sua scoperta, decide di pubblicarla con la massima evidenza, per mettere in guardia i suoi concittadini. Il conflitto è immediato, violento, senza esclusione di colpi: troppi interessi ruotano ormai attorno alle terme, in primis quelli economici ed elettorali del fratello sindaco (Maria Paiato); a seguire le aspettative della piccola e media borghesia del posto, sedotta dalla prospettiva di attrarre frotte di turisti termali. Difficile, alla fin fine, dire chi vince e chi perde: sarebbe facile dire che vince il potere, e perde la verità, ma le cose non sono così semplici.

A metà strada tra la piéce politica e la metafora satirica, “Un nemico” ci mostra in fieri, in piena azione, i meccanismi e le connivenze del potere: contro ogni buon senso, contro la logica, e ancor prima contro il reale interesse pubblico, l’élite che controlla la città (il sindaco, l’editore del giornale locale, i piccoli réntier immobiliari) manipola e travolge il tentativo dell’ingenuo Dottore di salvare il salvabile: il giornale rifiuta di pubblicare la sua storia, l’azienda termale lo licenzia, il padrone di casa lo sfratta. Fino a diventare agli occhi di tutti, lui, proprio un nemico del popolo: perché – come gli dice quasi profeticamente la moglie “Che te ne fai della Verità, se non hai il potere?”

Non bisogna però lasciarsi sedurre dalla recitazione – semplicemente impeccabile – di tutti gli interpreti, a cominciare da Massimo PopolizioMaria Paiato (nei panni maschili del fratello sindaco), né farsi ingannare dalla vena di sarcasmo corrosivo che percorre tutta la vicenda, a tratti anche surreale: e qui sono davvero splendidi Paolo Nani e Francesco Bolo Rossini (editore e direttore del giornale), praticamente il Gatto e  la Volpe, maneggioni e voltagabbana, degni del miglior Pinocchio.

Ciò che davvero conta, in questo dramma amaro, sarcastico, è proprio il continuo giocare a rimpiattino con la verità, questa sublime (e criminale) continua manipolazione dei fatti, delle persone, delle parole. Ecco quindi che il povero Dottore, costretto al silenzio ma non sconfitto, disincantato ma non distrutto, di fronte all’ottusità del ‘suo’ popolo e all’opportunismo becero del potere, non può che concludere che “Saremo tutti d’accordo nell’affermare che sulla faccia della terra gli imbecilli costituiscono la maggioranza. Allora perché dovremmo farci comandare dalla maggioranza?”

Dramma politico o sociale che sia, autopsia della borghesia di fine secolo oppure pamphlet per una nuova (e improbabile) rivoluzione, questo “Nemico del popolo” resta – grazie ad un regista e ad interpreti credibili, misurati, coinvolgenti – assolutamente da non perdere.

Regia: Massimo Popolizio

Con: Massimo Popolizio, Maria Paiato

 

 

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