NERIUM PARK: una storia intensa e drammatica al Teatro Spazio Diamante

NERIUM PARK: una storia intensa e drammatica al Teatro Spazio Diamante

Lo spettacolo Nerium Park, tratto dall’omonimo romanzo del 2013 dell’autore, regista teatrale e drammaturgo catalano Josep Maria Mirò debutta nel primo giorno di primavera al Teatro Spazio Diamante di Roma.Nerium Park è stato tradotto da Angelo Savelli ed è presentato in Italia dal Nuovo Teatro Sanità in anteprima assoluta.

Lo spettacolo ha la regia di Mario Gelardi e vede in scena due soli attori nel ruolo dei protagonisti Bruno e Marta, Alessandro Palladino e Chiara Baffi. Le musiche che riempiono le pause tra una scena e l’altra sono curate da Tommy Grieco, le scene sono realizzate da Michele Lubrano Lavadera, le luci sono di Alessandro Messina e i costumi di Alessandra Gaudioso.

Nerium Park: il titolo viene dal Nerium Oleander, il nome scientifico dell’oleandro, un arbusto sempreverde dai fiori rosa e bianchi. Tra cespugli, siepi e alti oleandri si colloca il prestigioso appartamento che la coppia formata da Bruno e Marta ha acquistato in un complesso di recente costruzione. Un appartamento dotato di ogni comfort e di una piscina, acquistato dalla coppia con un mutuo trentennale come investimento per il loro futuro e per la loro vita insieme.

Marta è dall’inizio titubante per via del trasloco appena concluso e del cambiamento in atto. Le sue comprensibili preoccupazioni dettate dall’incertezza che ogni cambiamento reca con sé, cominciano a farsi sempre più concrete, pressanti e asfissianti man mano che la coppia si rende conto di essere sola ed isolata. Il complesso è a dieci minuti dall’uscita dell’autostrada, in un posto isolato, lontano dalla città. Non ci sono bar, ristoranti o negozi. Il parco intorno è bellissimo ma non si vede nemmeno un bambino giocare al suo interno.

Lo spettacolo racconta dodici mesi della vita della coppia, dodici mesi che corrispondono alle 12 scene, ai 12 stacchi durante i quali si susseguono momenti negativi e nefasti ad incrinare la stabilità della coppia a partire dal licenziamento di Bruno. L’uomo a seguito del licenziamento si avvia verso una parabola personale ed umana discendente, si incammina pian piano verso un baratro che lo inghiottirà. Ad accompagnarlo in questo percorso di perdita di se stesso c’è l’incombere di una presenza, Sergio, che inquieta Marta e rappresenta per Bruno l’unica persona a lui davvero vicina.

Nerium Park è uno spettacolo che tiene con il fiato sospeso per la sua intensità drammatica, riesce a catturare lo spettatore con lo sguardo fisso sulla scena. I due protagonisti Bruno e Marta costituiscono dei caratteri umani ben delineati, ben definiti nelle loro fragilità ed insicurezze.

L’attore Alessandro Palladino riesce magistralmente a manifestare l’evoluzione discendente, la progressiva chiusura in se stesso e il lento sprofondare del suo personaggio, Bruno. La trasformazione di Bruno è lenta, graduale, dapprima velata e nascosta, poi sempre più evidente, palese nella disperazione; questo processo è reso in modo naturale, verosimile, senza tratti di esagerazione o eccentricità.

La trama è una storia moderna ed attuale. La tragedia del nostro tempo è data dal potere della società e del mondo esterno, il mondo della produttività e dell’efficienza, di far sentire una persona inutile, inetta, fallita se non raggiunge determinati standard, se nel suo percorso di vita ha un momento di défaillance o se non centra gli obiettivi che altri hanno fissato per lui. Il carattere di Bruno esprime solitudine, tristezza, isolamento, fragilità e quasi una tenerezza infantile.

Basta un attimo per passare dall’essere un uomo realizzato, con un bel lavoro, una bella compagna, un figlio in arrivo, una casa fantastica, ad essere un reietto, nullafacente, un peso per la società. Bruno si chiude in una gabbia, una prigione che lui stesso si è costruito per difendersi dalla realtà che lo vede senza più un posto o un ruolo sociale, senza responsabilità ed incapace di essere d’aiuto alla sua famiglia. Il tratto che lo contraddistingue è l’essere drammaticamente solo.

La vicenda personale di Bruno si intreccia inscindibilmente con quella di Marta, che all’inizio sogna una vita perfetta con suo marito e si ritrova ad avere accanto un uomo che è l’ombra di se stesso. Anche per lei è difficile accettare quello che succede, combattere tra l’uomo che ha sposato e l’uomo che ha ora di fronte,vittima ormai del suo senso di inadeguatezza e della sua umana fragilità.

Si tratta di uno spettacolo potente, che induce a riflettere in un senso più ampio sul rapporto tra il mondo in cui viviamo, con tutto l’impegno che in esso possiamo profondere, ed il limite che la società dovrebbe aver cura di rispettare, vale a dire il limite dato dal rispetto della nostra interiorità. In un senso più generico, ci sarebbe da pensare se categorie come l’essere-produttivo, l’essere-efficiente, l’essere-utile o l’essere-operativo, ossia categorie legate ad una sfera tecnica e strumentale, possano essere sufficienti ad esaurire il senso della vita che viviamo.

 

SPAZIO DIAMANTE
Dal 21 al 24 marzo: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17
Via Prenestina 230B
Tel: +390627858101
[email protected]

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