Il Misantropo di Molière in scena al Teatro Ambra Jovinelli

Il Misantropo di Molière in scena al Teatro Ambra Jovinelli
(https://www.ambrajovinelli.org/it/misantropo)

Debutto il 13 marzo al Teatro Ambra Jovinelli di Roma per Il Misantropo di Molière.

La compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo presenta dal 13 al 24 marzo lo spettacolo Il Misantropo, la celebre commedia di Molière incentrata sulle vicende del protagonista Alceste, interpretato dall’attore Giulio Scarpati. Nel ruolo della protagonista femminile Celimene, la donna oggetto del desiderio di Alceste, l’attrice Valeria Solarino. In scena anche Blas Roca Rey, Anna Ferraioli, Matteo Cirillo, Federica Zacchia, Mauro Lamanna, Matteo Cecchi. La regia dello spettacolo rappresentato in un atto unico è di Nora Venturini, le scene di Luigi Ferrigno, costumi di Marianna Carbone, luci di Raffaele Perin e le musiche di Marco Schiavoni.

‹‹In questo capolavoro sempre in equilibrio tra commedia e tragedia, l’aspetto privato del tormento amoroso è dal punto di vista teatrale altrettanto interessante di quello sociale, perché ne evidenzia il fattore umano e ce lo rende sempre attuale a distanza di secoli››. Dalle parole della regista Nora Venturini emerge il carattere profondamente attuale dell’opera, soprattutto per quel che riguarda le difficoltà delle relazioni umane. ‹‹Tragici e comici insieme, Alceste e Celimene sono nostri contemporanei come coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si sfuggono ma si cercano, si detestano eppure faticano a separarsi. Sono un uomo e una donna di oggi, con torti e ragioni equamente distribuiti, protervi nel non cedere alle richieste dell’altro, attaccati tenacemente alle proprie scelte di vita, in perenne conflitto tra loro››.

Ad apertura di sipario la scena si presenta allestita con una doppia parete che viene illuminata ad ogni entrata ed uscita di scena e dietro la quale si vedono gli attori prepararsi prima di fare il loro ingresso sul palco. I primi a presentarsi con veemenza sono Alceste, Giulio Scarpati, e l’amico Filinto, interpretato dall’attore italo peruviano Blas Roca Rey. Il primo scontro tra i due amici introduce il principale dissidio dell’intera commedia, dire o non dire la verità in qualsiasi circostanza. Alceste è severo ed intransigente nel criticare il comportamento in uso al suo tempo tra le persone che gli sono intorno, che consiste in un atteggiamento sociale fatto di ossequi, di adulazioni e finte lodi, di parole di circostanza o peggio ancora di comodo. Stimare tutti è come non stimare nessuno, non è possibile mantenere lo stesso contegno in presenza di un amico fidato o di uno sconosciuto.

Alceste non vuole conformarsi a questo modo di fare, preferisce non partecipare ad un simile gioco di ruoli sociali, al punto da decidere di non occuparsi personalmente di una causa in cui è coinvolto contro un nemico forte, un uomo ingiusto ma ben navigato in grado di esercitare potenti influenze. Alceste non farà nulla e non intende far nulla perché egli è nel giusto e a difenderlo sarà il Diritto, la Giustizia. Il suo idealismo però dovrà scontrarsi con la realtà e con quella mondanità che, se ben coltivata, riesce a sopraffare valori nobili come il concetto di Bene e di Virtù. Filinto è sì amico sincero di Alceste, ha a cuore la sua vita e anche la sua posizione sociale, ma il suo atteggiamento nei confronti dell’amico è a tratti pieno di tenerezza e arrendevolezza, consapevole che nulla potrà fargli cambiare idea.

L’idealismo di Alceste naufraga davanti ad un altro ostacolo, ancor più difficile da mettere da parte, che è dato dal cuore, dal sentimento, dalla passione, quella che egli prova in modo dirompente per la bella Celimene. In quella vita sociale che Alceste tanto denigra, Celimene invece è perfettamente calata ed integrata, una vita in cui la donna riesce a districarsi con estrema maestra e disinvoltura. Alceste non risparmia nemmeno l’amata da aspre critiche, mentre Celimene gli promette amore sincero nello stesso momento in cui la sua dimora è aperta ad accogliere ospiti, uomini soprattutto, con cui chiacchierare e con cui fare del “gossip”, diremmo oggi. Alceste vorrebbe verità ed onestà da Celimene, vorrebbe che la smettesse con questo gioco di seduzione in cui invece la donna si trova perfettamente a suo agio. Ma è Celimene che ugualmente non comprende Alceste, lo accusa di mancare di leggerezza e di essere ossessionato da una morbosa gelosia per l’universo intero. Tra loro la distanza si rivelerà incolmabile.

Gli attori in scena sono capaci di far trasparire una ricca gamma di emozioni e di rendere in maniera realistica le connotazioni caratteriali dei vari personaggi. Di Alceste arriva la sua distanza rispetto agli altri personaggi, che egli esprime con una certa dose di ostinazione e rabbia, da cui si evince una radicale impossibilità di essere compreso. Giulio Scarpati mette in scena un personaggio vivo, che cerca in tutti i modi di trattenersi, ma finisce ogni volta per esplodere e dire quello che veramente pensa, inimicandosi persone influenti come il cortigiano Oronte. Alceste è un personaggio incompreso, che vive il suo isolamento pur stando con le altre persone; tra lui e gli altri personaggi in scena c’è una distanza abissale, ridotta solo dalla mano tesa della giovane Eliante, che in parte comprende il suo pensiero e le sue intenzioni pure.

Celimene è la leggerezza e la civetteria incarnate in un fantastico abito rosso indossato dall’attrice Valeria Solarino. Celimene è la dama che fluttua nella sua intensa vita sociale, tra sorrisi e ammiccamenti di facciata, inimicizie covate, taciute o espresse con battute e provocazioni piccate come accade nell’incontro con Arsinoè, durante il quale le due donne non mancano di essere sincere seppur in un velato scambio di reciproco odio. Valeria Solarino riesce a rendere una varietà di umori tipicamente femminili, unitamente al desiderio di rivendicare la propria libertà e in particolare la propria libertà nel gioco della seduzione.

La commedia di Molière continua ad essere uno spunto critico di riflessione anche per i nostri tempi. In un’era in cui la distanza fisica o comunicativa sembra non costituire più un problema, le persone sono tanto più lontane quanto più sono vicine. La verità continua ad essere qualcosa di scomodo, da tirar in ballo solo se strettamente necessario. Si può dire il vero per denuncia, critica o condivisione quando non se ne può fare a meno, o ancora per esigenza o missione; ben più difficile è dire il vero in onore del semplice dire le cose con la naturalezza del loro essere. Dire la verità continua ad essere uno sforzo, un gesto per il quale è richiesto un atto di coraggio, quel coraggio che ad Alceste è costato la solitudine e l’appellativo di “misantropo”.

Teatro Ambra Jovinelli
Via Guglielmo Pepe 43, 00185 Roma
06 83082884 – 06 83082620

Orari Spettacolo:
dal martedì al sabato ore 21:00
sabato 16/3 doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
domenica ore 17:00
Orario Botteghino
dal martedì al sabato
10:00-19:00
domenica ore 14:00-16:00

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