“Deep Blue Sea”, ma il mare non è poi così blu

“Deep Blue Sea”, ma il mare non è poi così blu
'Deep Blue Sea', foto di scena

Dal testo teatrale di Terrence Rattigan, ecco l’ultimo atto della tragica storia d’amore di Hester e Freddie: lei già moglie d’un rispettato e facoltoso giudice, lui ex pilota collaudatore, attualmente disoccupato, alcolizzato e, naturalmente, fallito. Siamo alle battute finali di una vicenda cupa, logorante nella sua malinconica disperazione, una storia tutta virata in seppia, come scoloriti e sfilacciati sono i sentimenti aggrovigliati che si consumano febbrilmente tra l’adultera (suicida mancata sin dalla prima scena) e il giovane già di belle speranze.

Vorrebbe essere l’autopsia di un amore impossibile, il grido liberatorio e mortale della passione infranta, l’ennesimo crimine sentimentale dell’orgoglio borghese. Ma questa Venere caduta, ridotta a nascondersi alla società (e al legittimo sposo, sin troppo comprensivo e compassato) rifugiandosi tra i reprobi e i diseredati (una specie di succursale dell’alcolisti anonimi del West End9, non raggiunge le vette di lirismo che le circostanze richiederebbero, si limita ad imitarle.

Nella garbata e curatissima scenografia del piccolo appartamento di Hester si alternano e si incalzano gli occupanti dello stabile: la signora Elton, portinaia (una bravissima Maddalena Amorini), l’ex Dottor Miller (Aldo Ottobrino, nobile tentativo di tradurre lo humour british del suo personaggio), l’ex marito, William Collyer (tutto, ma proprio tutto, d’un pezzo…) e naturalmente lo scapestrato, irruento Freddie Page (Giovanni Anzaldo, decisamente sopratono) , in una girandola di ingressi e uscite degna delle più frenetiche farse Georges Feydeau.

C’è chi scopre la fuga di gas e trova la povera suicida d’Aspirina (la portinaia), chi soccorre e cura (l’ex dottore), chi rabbiosamente ama e nega d’amare (lo scapestrato), chi offre aiuto e comprensione (gli sposini amorevoli): insomma questa “giornata particolare” di Hester non finisce più di aggiungere visitatori, più o meno graditi, ad affollare le ore e il dolore di Hester.

Di fronte alla fuga di Freddie, di fronte alla feroce impossibilità di questo amore, e rifiutato il ritorno all’alcova matrimoniale (gentilmente offerto dall’irreprensibile – e impassibile – marito-giudice-borghese), sarà il più reietto, il meno rispettabile di tutti, il medico radiato dall’albo, l’ex Dottor Miller, ad offrire l’unica speranza ad Hester, che finirà per riflettere (cfr Rossella o’Hara vs Reth Butler, in “Via col vento”) che in fondo “Domani è un altro giorno”.

Fin qui la storia, per banale che sia. Per quanto riguarda la messa in scena, ricordiamo che il testo originale (del 1952) ha conosciuto un grande successo: oltre alle numerose rappresentazioni, è stato per molto tempo un ‘beniamino’ della BBC, con dirette teatrali tra cui l’ultima del 1994, con Colin Firth nei panni di Freddie, oltre ad un paio di film, il primo di poco successivo alla prima teatrale (1955), con Vivien Leigh nei panni di Hester, l’ultimo, del  2011, Rachel Weisz (“Bourne Legacy“e “Youth”) e Tom Middleston (“Avengers” e dintorni).

Al di là delle interpretazioni più o meno riuscite – la stessa Luisa Ranieri appare qui decisamente più didascalica che tragica – quello che non convince totalmente è la mancanza di mezzi toni, di sfumature, di piccole banalità e incidenti narrativi: tutto è sopra tono, spesso lamentosamente gridato (ma senza convincere), i movimenti di scena sono rigidi, innaturali, i personaggi secondari (eccezion fatta – come scritto – per la portinaia-Amorini) arrivano troppo presto o troppo tardi: intendiamoci, non siamo alla filodrammatica di quartiere, ma lo spessore, quello non c’è. Ed è probabilmente, più che altro un problema di regia: perché il testo, s’è detto, è un caposaldo della drammaturgia britannica, gli attori ci sono, ma … si gira un po’ a vuoto, e vien da chiedersi (a indice della distonia tra testo e interpretazione): ma perché si agitano tanto?

Bella comunque la scenografia.

Regia: Luca Zingaretti

Interpreti:  Luisa Ranieri, Maddalena Amorini, Giovanni Anzaldo

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