Leonardo Da Vinci: il genio, l’intuito, l’imperfetto

Leonardo Da Vinci: il genio, l’intuito, l’imperfetto
Fonte: Teatro Brancaccio

“Leonardo non aveva voglia alcuna di lavorare. Da Vinci era intrinsecamente amico di Di Maio”

Si potrebbe riassumere con questa citazione il titolo andato in scena al Teatro Olimpico di Roma dal 10 al 14 ottobre. Viceversa, quella sopra esposta è nulla più di un sasso lanciato in un oceano di cultura e divulgazione artistica. Vittorio Sgarbi si esibisce in una gigantesca lectio magistralis sul percorso artistico dell’immenso talento toscano del Rinascimento. Un visionario, un innovatore, un genio, Il genio. Negli anni le sillogi sul Da Vinci si sono impreziosite di infinite teorie e i trattati, le discussioni accademiche hanno fatto formicolare le menti di eccellenti autorità nel campo dell’arte. Cosa ci sarebbe ancora da dire sul padre della maniera moderna? L’imperfezione.

Il professor Sgarbi affronta il concetto di imperfezione. L’artista Da Vinci era un genio, il cui intuito non aveva limiti e assurgeva fino all’inverosimile; eppure la mente di un uomo inimitabile si mescolava a una tecnica che è andata ad affinarsi negli anni, che mostrava imperfezioni e umane incoerenze. La testimonianza dell’epoca del Vasari descriveva un uomo, Leonardo, che spodestava chiunque in ogni campo in cui si dilettasse. In principio era la pittura, poi i suoi talenti hanno trovato terreno fertile nella musica, nell’arte dell’improvvisazione, nell’oratoria. Un’infinità di idee che spesso nascevano e morivano; mutavano in una bozza su tela e rimanevano incompiute, ma perfette e meravigliose nel disegno finale che circola nell’anima di chi lo crea. La spiegazione del professore è un fiume in piena e senza argini di cultura multidisciplinare, di parallelismi e raccordi temporali con i maestri che sono stati e quelli che sono. La potenza di Leonardo Da Vinci, spiega, sta nell’essere capace a distanza di secoli di sapersi destreggiare nel moderno mercato dell’arte. Le sue opere continuano a valere molto più di qualunque altro grande nome sia arrivato dopo.

Sulla scena è montato un grande telo sul quale vengono proiettate le elaborazioni pittoriche del grande maestro, messe sotto la lente d’ingrandimento del professore. Si parte da Il Battesimo di Cristo del Verrocchio, opera nella quale un semplice angelo disegnato dalla mano santa del genio fece impallidire il maestro di bottega. Si attraversano gli anni della maturità, la pittura e il panneggio delicato, la morbidezza dei corpi del Da Vinci e i raffronti con altri importanti nomi. Su tutti si ricorda quello tra La dama con l’ermellino e l’Annunziata di Antonello da Messina. Da Vinci si è ispirato, ha ispirato; i dettagli, i marchi di fabbrica, vengono passati al setaccio opera dopo opera fino a giungere alla grandezza della donna perfetta: La Monnalisa, il piccolo immortale ritratto che racchiude l’anima e l’ingegno di un genio assoluto.

Sgarbi si muove con una dialettica ricercata, raffinata, lontana anni luce dal personaggio da salotto televisivo costruito ad hoc per divertire o irritare, a seconda dei casi, le masse. Qui egli nuota nel suo habitat naturale. Implacabile, il buon Vittorio è un inarrestabile erogatore di genuina cultura e trasmette alla platea una passione eterna per l’ingegno umano. Non mancano certamente i lampi tipici del suo carattere, qualche parolaccia non si nega mai, soprattutto rivolta a qualche critico scellerato. Ciò che si cela dietro le opere del Da Vinci sono anche contesti sociali e storici importanti, che vengono messi a confronto con le problematiche e la situazione socio politica e culturale del nostro paese oggi. Ciò viene fatto con ironia, per strappare qualche risata a un pubblico sempre attento come è di costume tra i banchi di scuola.

“Io credo più nella chiesa che in Dio. La chiesa è perfetta nella sua imperfezione. Io la chiesa posso toccarla, posso vederla, con i suoi preti pedofili, con le sue suore, il papa. La chiesa è umana quindi è imperfetta, ma perfetta nella sua idea, cioè Dio”.

Gli interventi del professore, inoltre, sono intervallati dalle brillanti performance di Valentino Corvino e la sua musica originale, composta ed eseguita per violino, viola, oud, elettronica. Nei momenti musicali sullo schermo vengono proiettate figure geometriche, che tanto ricordano le bozze a matita del sommo maestro, le quali piroettano, si dividono, si intersecano, nutrendo l’idea del disegno che prende vita; il concetto che si fa pratica.

Uno sgabello, un telo e due imponenti cavalletti scenografici, questo è l’affresco sgarbiano elaborato da Tommaso Arosio; il resto è pura maestria, passione e un briciolo di lucida follia. Solo così è stato possibile offrire al pubblico romano un momento di altissima educazione artistica, a beneficio di un genio che dall’alto dei suoi quasi cinquecento anni ha ancora molto da offrire per bocca dei suoi oracoli moderni.

Informazioni:

“Leonardo”

di e con: Vittorio Sgarbi

Musiche composte, ed eseguite dal vivo: Valentino Corvino (Violino, viola, oud, elettronica)

Scenografia e video: Tommaso Arosio

Messa in scena e allestimento: Doppiosenso

 

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