‘Prima di andar via’ al Piccolo Eliseo di Roma

‘Prima di andar via’ al Piccolo Eliseo di Roma

Fino al 27 maggio sarà in scena al Piccolo Eliseo di Roma, “Prima di andar via” testo di Filippo Gili con la regia di Francesco Frangipane, prodotto da Argot Produzioni.

Si chiude con questo spettacolo la stagione 2017/2018 del Piccolo Eliseo. Si chiude con una nota acida, con un piatto freddo che si fa fatica a digerire, che resta sullo stomaco come un peso di cui è impossibile disfarsi. Questo testo nella sua sbalorditiva e spiazzante semplicità ci mette in una situazione difficile, ci costringe a guardare in faccia alcune terribili verità che non vorremmo mai affrontare; come quelle domande, semplici e ingenue, che ci pongono a volte i bambini, domande a cui non sappiamo rispondere con certezza e ci inducono a farfugliare delle frasi insensate e poco convincenti.

Durante una cena di famiglia, mentre si parla delle proprie vite, del proprio lavoro, della propria famiglia, mentre si ride e si scherza proprio come accade in un normale contesto familiare, ecco che uno dei personaggi (interpretato dallo stesso Gili) manifesta apertamente e senza mezzi termini il suo desiderio di suicidarsi. Sente che la sua vita, in seguito alla prematura morte di sua moglie, è priva di senso, il dolore gli appare insopportabile. Annunciare il proprio suicidio è una coltellata per ogni singolo componente della sua famiglia. L’effetto drammatico è immediato e travolgente. Le sorelle (Aurora Peres e Barbara Ronchi) dopo i falliti tentativi di dissuaderlo dal suo intento si lasciano andare ad amare confessioni o a accesi sfoghi di violenza verbale e fisica; la madre (Michela Martini) è evidentemente la creatura più fragile, quella che più abbandona allo strazio derivante dalla terribile decisione di suo figlio; infine il padre, interpretato dallo splendido Giorgio Colangeli, è un uomo tutto d’un pezzo, che non ha intenzione di vedere la sua famiglia soffrire a causa del figlio, vorrebbe sbatterlo fuori casa lui stesso, lo incita più volte ad andarsene il prima possibile, ma come può un padre accettare la scelta del proprio figlio di togliersi la vita? E cosa può fare, d’altronde, per impedirlo quando quest’ultimo è così risoluto e fermo nella propria decisione?

Quella di Frangipane è una regia che mette in evidenza la turbolenza e la violenza di un vincolo familiare sull’orlo dell’abisso, a un passo dal baratro. Una violenza che si manifesta in esasperanti e angosciati silenzi. Che si manifesta in quella tensione che le parole non possono esprimere e che diventa palpabile solo grazie alla bravura e alla maestria degli attori. Ma tutta questa violenza, questo caos, come scrive proprio Gilo, non fanno altro che far emergere l’amore.

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