‘È cosa buona e giusta’, la vita e l’arte cucite insieme, al Sistina

‘È cosa buona e giusta’, la vita e l’arte cucite insieme, al Sistina
Locandina "E' cosa buona e giusta"

Eccoci alla ‘prima’ di “E’ cosa buona e giusta”, il patchwork semi-autobiografico in cui Michele La Ginestra, raccolto intorno a sé un popoloso cast (in scena tra ‘grandi e piccini’ sono più venti, a cantare e ballare), per due ore ragiona e sragiona della vita (sua, con ambizioni didattiche a beneficio dei ‘suoi’ giovani) e dell’arte (sempre la sua, e sempre con riferimento alle giovani ‘promesse’ che lo circondano).

Il pretesto per il lungo quasi-monologo è la visita di Michele (nei panni di…se stesso) nell’oratorio della sua gioventù, chiamato dall’amico sacerdote a dare qualche lezione di vita (e d’arte, appunto) ai suoi scapestrati discepoli. Di qui parte una galleria di episodi (e interpretazioni) che si alternano ai dialoghi ‘educativi’ con i quattro ragazzi bisognosi di buon esempio.

Locandina “E’ cosa buona e giusta”

Michele quindi diventa volta in volta il Don Gino della sua infanzia, dalla dizione esilarante e dalla disciplina teatrale ferrea (agli annali per la creazione della figura del ‘pizzicagnolo’ tra i ruoli chiave della Passione di Cristo), quindi il bidello del liceo, pugliese DOC di Bitonto, ma vero cosmopolita, abilissimo esploratore dei caratteri e dei desideri dei ‘suoi’ studenti, disinvolto e spregiudicato nei suoi consigli di vita.

Oppure il ragazzo di periferia, incomprensibile nel suo lessico adolescenziale, rappreso e sincopato, tanto affezionato ai “suoi” amici, quanto dislessico e decisamente distratto (…).

Infine il manager teatrale, genere “il Gatto e la Volpe” (sottofondo musicale, genere karaoke, per gentile concessione di Edoardo Bennato), viscido e pronto a tutto per i suoi ‘puledri’.

Ogni gag è l’occasione per cucire insieme, con equilibrio ed esiti un po’ alterni, la critica (e satira) di costume, la riflessione più o meno didattica, con lo sfondo di qualche canzone dei ‘nostri’ tempi (andati).

Non mancano quindi le “perle” di saggezza popolare, sprimacciate a dovere e agilmente indossate come un abito vintage, buono per l’occasione (se non fate caso alla naftalina): allora il sorriso è il miglior passaporto per ogni incontro, la strada è la più grande maestra di vita, occorre seguire con ostinata passione i propri desideri e via via stereotipando.

E bravo Michele, che con questo carburante riesce disinvoltamente a tenere le fila della sua ‘scuderia’ di giovani talenti, attraversando impavido quasi due ore di spettacolo senza colpo patire. Il talento (vero, genuino) è qui quello di sfruttare lo stereotipo, il luogo comune, il buonismo un tanto al chilo – senza mai smascherarlo o rovesciarlo, drappeggiandoci intorno quel po’ di ironia che ci strappa volentieri una risata qua e là: senza scandalizzarci, senza provocarci, e senza annoiarci.

Da vedere, perché no. 

Regia di: Massimo Romeo Piparo

Scritto da: Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli.

Con: Michele e Alessandro La Ginestra, Andrea Perrozzi, Ilaria Nestovito, Andrea Palma e Alessandro Buccarella

 

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