Siria, due anni di guerra civile: repressione, morti, violenze e futuri negati

Il 15 marzo 2011 a Deraa vi fu la prima scintilla che portò ad una repressione/guerra civile che imperversa ormai su tutta la Siria. Due anni fa la primavera araba sembrava poter spingere le proteste dei cittadini siriani verso una rapida vittoria contro il presidente/dittatore Bashar al Assad e il suo partito, Baath. Ma quanto avvenuto nel resto del Medio Oriente (Egitto, Libia, Marocco, Tunisia) non era destinato a ripetersi con le medesime modalità anche in Siria.

Assad aveva dichiarato in quei giorni ai media stranieri: «Non abbiamo nulla da temere». Da quel momento una repressione capace di commettere violenze inaudite si è scontrata con la volontà del popolo di portare nuova democrazia nel paese. La nascita dell’esercito siriano libero ha cercato di placare la repressione messa in atto dalle forze militari di Damasco, interi villaggi sono stati sterminati. Homs, Damasco, Aleppo, Daraa e molte altre città sono ridotte in macerie, intere famiglie distrutte, migliaia le vittime (almeno 10mila civili dall’inizio del conflitto) altrettante migliaia i cittadini fuggiti dal paese, ma soprattutto centinaia di bambini morti, milioni di futuri uomini con un futuro già condizionato da un presente che sarà passato difficile da dimenticare: 

«Milioni di bambini – ha dichiarato negli scorsi giorni il direttore generale dell’Unicef Anthony Lakeall’interno della Siria e in tutta la regione sono testimoni della scomparsa del loro passato e del loro futuro a causa delle macerie e della distruzione di un conflitto prolungato; il rischio che diventino una generazione perduta cresce ogni giorno».

Mentre in Siria l’esercito siriano libero e le sempre più deboli forze militari di Assad finiscono di distruggere il paese (compreso un patrimonio culturale che rende(va) questa una delle nazioni più affascinanti al mondo) per la conquistare città e potere, gli altri paesi rimangono ancora a guardare, minacce, sanzioni, propositi di entrare in guerra, di aiutare l’esercito siriano libero sono all’ordine del giorno ma tutto, dopo 24 mesi, continua a rimanere irrimediabilmente statico: una stasi data dalla paura che il conflitto possa allargarsi a macchia d’olio, con Iran, Russia, bombe atomiche, Usa e Unione Europea che potrebbero creare un mix da terza guerra mondiale.

Guardando più a ovest la storia si ripete, un altro regime mette a paura al mondo, quello nord coreano di Kim Jong-un, un’altra nazione e un altro popolo ci ricordano che lo spirito nazionalsocialista tedesco è un male ancora presente e vivo, un male che mette a repentaglio i buoni propositi di pace e salvaguardia del pianeta più di qualsiasi altra cosa. Un male che non conosce longitudini, latitudini o coordinate temporali ma che se fermato potrà rendere il futuro di milioni di persone più degno d’esser vissuto. Come ricordava Roberto Benigni “La vita è bella”, è un peccato sprecarla.

 

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

16 marzo 2013

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