Siria: colpi di mortaio su residenza di Assad. Nuova strage ad Aleppo

Siria. Quest’oggi per la prima volta dall’inizio delle proteste contro il regime di Bashar Al Assad due colpi di mortaio hanno raggiunto una delle residenze del presidente. Si tratta del Qasr Tishrin, Palazzo di Ottobre, che si trova nella periferia nord occidentale della capitale Damasco. A confermare la notizia l’agenzia di stato Sana e numerosi testimoni oculari. Qualche ora dopo l’attacco il Libero esercito siriano ha rivendicato l’attacco sulla propria pagina Facebook.

Secondo i media locali è stato danneggiato il muro della cinta a sud, Assad non era presente nell’edificio al momento dell’attacco ma ciò che più fa riflettere è che per la prima volta un edificio presidenziale è stato colpito dai ribelli. Ciò testimonia il sempre più fragile equilibrio del governo siriano che ancora una volta quest’oggi ha risposto alle proteste con una nuova strage, questa volta ad Aleppo dove 47 civili hanno perso la vita a causa di un bombardamento con missili scud.

Il malcontento e la disperazione fra la popolazione diventa sempre più grande giorno dopo giorno, così come le denunce delle associazioni umanitarie che segnalano quotidianamente decine di morti fra i civili e inenarrabili violazioni dei diritti umani. Il prossimo 15 marzo sarà il secondo anniversario della rivoluzione, una rivoluzione che nel corso degli ultimi due anni è riuscita a far vedere al mondo cosa sta accadendo in Siria soprattutto grazie al web. È proprio dal web che alcuni artisti sono riusciti ad attirare l’attenzione mondiale su una repressione che finora ha causato migliaia di vittime. La testimonianza di uno di questi artisti, il cantante Omar Offendum,autore della canzone #Syria, fa ben comprendere sia l’importanza che ha assunto il web in questa rivoluzione sia come quando si tratti di una repressione lunga ben più di due anni:

«La famiglia di mio padre è di Hama, la città distrutta nel 1982 (dal padre di Assad, ndr.). Allora nessuno seppe niente perché non esisteva né Youtube né telefonini. Vedere che oggi sta succedendo quanto accadde 31 anni fa mi dà i brividi. Ora abbiamo rotto la barriera del silenzio ed è bello scoprire che esiste una generazione che può far sentire la propria voce. Sapevo che poteva essere solo questione di tempo. Ora qualsiasi raid viene caricato sul web in pochi secondi. E questi filmati si alle tradizioni cantate dagli artisti i quali non possono entrare nel Paese pena la morte. Il regime è tirannico è avverso dall’80 per cento della popolazione e sicuramente collasserà sotto il suo peso entro il 15 marzo, secondo anniversario della rivoluzione».

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

19 febbraio 2013

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