Siria: invocata una reazione urgente da un emissario dell’ONU

In un conflitto drammatico che sembra davvero non concludersi, il nuovo appello dell’emissario dell’ONU e della Lega araba rischia di essere totalmente ignorato. Lakdhar Brahimi ha pertanto lanciato un grido di allarme martedì, esortando la comunità internazionale ad agire senza attendere la scoperta di un nuovo massacro come quello di Aleppo dove 80 corpi sono stati ripescati da un fiume.

 

Da circa 22 mesi, “le violenze che  hanno fatto più di 60.000 morti, stanno distruggendo lentamente la Siria”, ha dichiarato lo stesso Brahimi indirizzandosi a New York al Consiglio di sicurezza dell’ONU, stimolandoli ad agire quanto prima in maniera efficace. “Non possiamo più aspettare”, ha voluto sottolineare l’emissario della lega araba di fronte ai quindici membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, invitandoli ad esercitare maggiore pressione nell’agire contro la guerra siriana. 

Inoltre, il mediatore internazionale ha insistito sul fatto che il Consiglio abolisca l’ambiguità della dichiarazione di Ginevra dello scorso 30 giugno. Questo testo, l’unico ad essere stato firmato tra il regime di Damasco e la comunità internazionale dall’inizio della crisi, prevede un governo di transizione, senza pronunciarsi sulla sorte di Bachar al Assad. Questo governo dovrebbe avere tutti poteri, secondo Brahimi che ha riaffermato che il Presidente siriano ha perso la sua legittimità.   

Il mattino dello stesso giorno, circa 80 cadaveri sono stati ripescati nel fiume a Bustan al-Qaser, periferia di Aleppo sotto l’influenza della ribellione. Secondo un membro dell’armata siriana libera “il regime li ha buttati nel fiume per far si che arrivino nella zona sotto il nostro controllo e che la gente creda che li abbiamo uccisi”. 

Un video pubblicato in rete da membri dell’opposizione di Damasco evidenzia che la maggior parte delle vittime, in abiti civili e con le mani legate dietro alla schiena, avevano ferite da arma da fuoco sulla tempia o dietro la testa, indicando chiaramente i segni di una brutale esecuzione. 

Gli appelli pressanti di Brahimi hanno trovato un eco significativo in Kuwait dove questo mercoledì si tiene una conferenza di donator per la Siria. “Chiamo tutte la parti in particolare il governo siriano ad interrompere i massacri, in nome dell’umanità”, ha ribadito Ban Ki Moon di fronte ai rappresentanti di una sessantina di paesi riuniti tramite l’ONU.  

A l’apertura della conferenza, il Kuwait ha annunciato un aiuto umanitario di 300 milioni di dollari. L’UE dovrebbe proporre un doppio di tale contributo già equivalente a 120 milioni di dollari ovvero 100 milioni di euro) così come gli Stati Uniti che forniranno un aiuto supplementare di 155 milioni di dollari ovvero 120 milioni di euro. Il numero di rifugiati in Siria potrebbe raggiungere 1,1 milioni persone ma questo è dato in crescita sensibile da qui al prossimo giugno se il conflitto continuerà. 

 

Manuel Giannantonio

31 gennaio 2013

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