Siria, Brahimi: ”Damasco ha detto sì a tregua per la festa del Sacrificio”

Nel giorno in cui il regime siriano ha accettato la proposta, dell’inviato speciale di Lega Araba e Onu per la crisi in Siria, Lakhdar Brahimi, di cessare il fuoco in occasione della Festa del Sacrificio che inizierà venerdì prossimo, arriva la notizia di una nuova strage: a sud di Damasco è stata fatta esplodere un autobomba, il numero di morti è incerto.

Secondo la tv di stato siriana sono 6 le vittime, mentre per l’agenzia governativa Sana, le vittime sono 25, uccise nelle loro abitazioni nei pressi della moschea Hawa sulla Via Sli Bin Taleb da “un gruppo terrorista armato“, ricordiamo che la definizione usata dai media del regime per parlare dei ribelli è terroristi.

I residenti di Tadamon, quartiere nella parte sud di Damasco, hanno poi raccontato che un pulmino bomba è scoppiata al passaggio di un convoglio di militari intorno alle 17:10 locali (le 16:10 in Italia). L’esplosione è stata seguita da scontri a fuoco tra ribelli e forze lealiste, che hanno chiuso la zona al traffico d’auto. 

Un’altra strage di bambini ha avuto invece luogo a Duma città che da mesi è al centro di violenti combattimenti tra ribelli e forze governative siriane. Alcuni residenti hanno detto che le vittime sono state uccise a colpi di arma da taglio nelle case nelle prime ore di stamani.

Non solo stragi, quest’oggi le milizie più violente e letali del regime, le cosiddette shabiha, hanno rapito oggi un sacerdote ortodosso nella località di Qatana, nei pressi di Damasco. A denunciarlo sulla loro pagina Facebook gli attivisti cristiani della Rivoluzione siriana-Coordinamento di al-Juljula, secondo cui il rapimento del prete ortodosso Fadi Jamil al-Haddad (che segue quello di un medico cristiano), ha l’obiettivo di: “scatenare un conflitto tra cristiani e musulmani“.
Gli attivisti, hanno spiegato inoltre che il sacerdote è stato sequestrato dai miliziani shabiha: “assieme ai suoi compagni mentre si recava a pagare il riscatto per la liberazione del dottor Shadi al-Khouri“.

L’Unione dei cristiani liberi di Aleppo ha pubblicato, alla luce di questo nuovo rapimento, sulla sua pagina Facebook un comunicato in cui denuncia che il regime fin dall’inizio delle proteste ha tentato di attribuire la rivolta a salafiti e terroristi così da:

suscitare la paura in alcune componenti del popolo siriano giocando sulle naturali differenze tra queste componenti, in particolare i cristiani, per isolarli dalla rivoluzione“.

La notizia di una tregua in occasione della Festa del Sacrificio non funge che come velo coprente di queste nuove stragi.

Ricordiamo che in serata il ministro degli Esteri siriano ha già dato un primo segno di “cedimento”, alla tv di stato ha dichiarato che non c’è ancora niente di ufficiale e che soltanto domani sarà confermata la decisione definitiva del governo.

Halit Hoca, rappresentante in Turchia del Consiglio nazionale siriano (Cns), il principale raggruppamento dell’opposizione al regime di Bashar al-Assad crede che:

“allo stato dei fatti una tregua è inattuabile, perché molte città sono sotto l’assedio delle forze di Assad e i miliziani Shabiha agiscono liberamente”.

Intanto,l’Osservatorio siriano per i diritti umani denuncia il gravissimo bilancio delle vittime dall’inizio della rivolta in Siria: in tutto si contano oltre 35 mila morti, a questo numero sono escluse le migliaia di persone attualmente scomparse.

Enrico Ferdinandi

24 ottobre 2012

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