Siria: giallo sulla decapitazione di tre frati francescani

Siria: giallo sulla decapitazione di tre frati francescani

Un frame del video delle decapitazioni diffuso sul webNon ha fine l’orrore della violenza in Siria. Un nuovo video diffuso sul web, l’ennesimo, mostra tre persone mentre vengono decapitate dai guerriglieri islamici del Fronte al-Nusra. Secondo l’emittente radiofonica ‘Radio France Internationale’, che ha diffuso la notizia, si tratta di tre monaci francescani che erano vicini al regime di Assad. Le prove di questa collaborazione con il regime, secondo al Nusra, stanno nell’agenda di uno dei religiosi nella quale figura uno dei recapiti telefonici dell’esercito regolare. Le tre vittime erano inoltre accusate di trasferire armi e munizioni alle forze governative.

I tre monaci sono stati prelevati domenica scorsa dal convento di Ghassanieh, nel nord della Siria, poco distante da Homs, che è stato prima saccheggiato e poi devastato dai jihadisti. Si tratta di padre Francois Mourad, di nazionalità siriana che aveva fondato l’ordine religioso a Ghassanieh, e due suoi compagni.

C’è da precisare che, nonostante la conferma di ‘Radio France Internationale’, ci sono ancora molti dubbi sull’identità delle vittime. Difatti una fonte cattolica locale ha spiegato ad ‘Asia News’ che non vi sarebbero prove dell’avvenuta esecuzione perché: «non ci sono religiosi francescani nella zona».

Dello stesso parere Padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, che ha dichiarato: «Non ci risulta nulla, i frati nella regione sono tutti vivi».

Anche se resta da capire la vera identità dei tre uomini decapitati domenica scorsa, resta l’ennesima testimonianza della violenza che ogni giorno si consuma in Siria. Una guerra civile in nome della democrazia che mese dopo mese sta letteralmente sgretolando le fondamenta, fisiche e morali, di una Paese ricco di cultura, storia e pieno di risorse. Un Paese che si sta consumando sotto gli occhi del mondo. Fra una conferenza ‘degli amici della Siria’ e una dichiarazione interventista della nazione di turno è lo stallo la condizione che sembra esser preferita dalla comunità internazionale.

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

28 giugno 2013

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