Siria: è guerra chimica

Siria: è guerra chimica

Nonostante la volontà della diplomazia internazionale di organizzare la conferenza internazionale per la Siria e nonostante gli sforzi profusi nel tentativo di migliorare e sensibilizzare tutti circa l’attuale contesto siriano, la situazione sembra complicarsi ulteriormente.

Un attacco chimico sul fronte di Jobar, all’ingresso della capitale siriana sembra essere l’ennesimo episodio in quella che è diventata una sconcertante ordinaria e consueta manovra di violenza. Ma questa volta l’ampiezza dell’offensiva è intensa e i soldati dell’esercito siriano libero capiscono perfettamente di essere stati esposti a prodotti chimici dalle forze del governo. Qualsiasi sia il tipo di gas effettivamente usato è troppo tardi, il prodotto si è rapidamente diffuso a qualche centinaio di metri soltanto dalle abitazioni della capitale siriana.

All’inizio sembrava essere solo un modesto rumore, uno schiocco metallico, quasi impercettibile. Nel fracasso degli scontri nel quartiere di Jobar non è stato udito dai soldati. Uno dei soldati intervistati dalla televisione locale ha dichiarato: “Praticamente è stato come il rumore dell’apertura di una lattina di Pepsi”. Nessun odore, niente fumo, nemmeno un fischio che indichi la diffusione dei gas e poi ecco i primi sintomi. Gli occhi bruciano, la vista si riduce e ben presto sopraggiungono le difficoltà respiratorie. Questo non rappresenta certo il primo caso di attacco chimico siriano. Sul fronte infatti, sono già state impiegate diverse volte e queste armi non sembrano essere semplici gas lacrimogeni. La gravità dei casi, il loro ripetersi e la tattica d’impiego evidenziano chiaramente che quelli utilizzati sono prodotti diversi, di un’altra categoria, certamente più tossici.

Lo scorso aprile si sono già verificati simili episodi come chiara testimonianza dell’utilizzo di armi chimiche. Secondo quanto riportato dai media locali, durante gli scontri, sono state distribuite maschere a tutti gli uomini che occupavano una posizione fissa o si trovavano nei pressi del confine con il territorio ribelle.

A Jobar, i soldati tuttavia non hanno abbandonato le rispettive posizioni, ma restano traumatizzati dagli effetti e cercano di calmarsi con le preghiere. Alcuni soldati inoltre hanno riferito di aver visto uomini distribuire nell’atmosfera prodotti di evidente natura chimica. Gli effetti sono stati pressoché immediati e molti uomini presenti nella zona hanno iniziato a tossire e accusare problemi respiratori.

Diversi paesi: gli Stati Uniti, la Turchia e Israele, hanno dichiarato di essere in possesso di armi chimiche e di elementi materiali che indicano l’utilizzo di simili armi, ma non hanno comunicato la natura esatta delle loro prove né deciso come promesso dal Presidente Obama nel 2012 di ricorrere a queste tipologie di armi nel caso in cui Damasco oltrepassasse la cosiddetta “linea rossa”.

A Jobar sono stati distribuiti prodotti per contrastare gli effetti delle armi chimiche e delle neurotossine impiegate sul territorio. I medici del luogo infatti, sospettano l’utilizzo di neurotossine inodore e incolore, il cui effetto coincide con i danni subiti dai soldati. Secondo una fonte occidentale ben informata ciò non impedisce al potere siriano di ricorrere a pericolosi impieghi di queste sostanze.

L’impiego di armi chimiche dunque appare evidente. Nello spazio di due settimane circa 150 persone hanno accusato gli effetti di queste neurotossine. Per salvare i soldati con problemi respiratori sono state improvvisate uscite di soccorso dai luoghi di scontro per consentire loro una rapida fuga verso l’ospedale evitando che possano morire prima per gli effetti dei gas.

Secondo le informazioni dei media locali, i medici hanno dichiarato dell’arrivo di pazienti che avevano perso la ragione, in evidente stato confusionale, sembravano praticamente impazziti. Purtroppo però questa non è l’unica preoccupazione degli ospedali siriani che si trovano a dover affrontare una situazione sempre più delicata quanto estrema. Molti sono bambini che giungono nelle strutture ospedaliere in condizioni drammatiche. Gli stessi medici hanno dichiarato che ogni giorno è sempre peggio.

La conferenza internazionale per la Siria alla quale parteciperà anche l’Iran con un apposito rappresentante e alla quale sarà presente anche Bachar Al Assad dovrà necessariamente affrontare la questione. Un rimedio a questa intollerante realtà dovrà almeno essere proposto e motivare l’intera diplomazia internazionale per interrompere quanto accade in Siria.

 

Manuel Giannantonio

27 maggio 2013

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