Iran: manovre nello stretto di Hormuz

Le grandi manovre marittime iraniane nello stretto di Hormuz sono appena concluse, mentre il paese soffre sempre di più il proprio isolamento economico originato dalle controversie sul programma nucleare nazionale. Sono previste per il 16 gennaio negoziazioni con l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica.  

Date le circostanze è dunque lecito sospettare l’esistenza di un legame tra le manovre marittime e le nuove negoziazioni sul nucleare ? In una nuova dimostrazione di forza, Teheran ha effettivamente svolto esercizi finalizzati nella dimostrazione di forza della flotta navale. Mentre i guardiani della rivoluzione hanno archiviato i loro esercizi navali nel Golo persico, la marina iraniana ha iniziato altre manovre più importanti il 28 dicembre per un periodo di sei giorni.

Lo stretto di Hormuz è stato il luogo prescelto per agire in questo senso, il luogo in cui transita un terzo del traffico petrolifero.  Questi esercizi si sono svolti nelle acque territoriali iraniane su una superficie di un milione di chilometri quadrati coprendo lo stretto di Hormuz, il golfo dell’Oman e il Nord dell’oceano indiano.  

Tuttavia queste esercitazioni non costituiscono una minaccia quanto meno immediata, ma semplici modalità per mettere in risalto le capacità navali militare. Nonostante la nota debolezza della marina iraniana, queste recenti manovre hanno preoccupato il vigile Occidente dato che l’Iran ha bloccato a diverse riprese lo stretto di Hormuz che concentra il 40% del traffico marittimo petrolifero mondiale.    

Il paese infatti ha già affermato che in caso di attacco bloccherà come fatto in queste esercitazioni lo stretto di Hormuz, ma ha voluto contenere l’inquietudine della comunità internazionale smentendo nella giornata di domenica che la marina si esercitasse nel bloccare lo stretto.  

Il 16 gennaio ci sarà dunque un incontro tra le autorità iraniane e l’AIEA  presso Teheran con l’obiettivo di trovare una concreta soluzione alla crisi del nucleare. Secondo il capo degli ispettori dell’Agenzia, Herman Nackaerts, il 16 gennaio è la data sula quale contano per finalizzare un approccio strutturato e cominciare ad applicarlo poco dopo. Dopo dieci anni di inchiesta l’Agenzia  

non è ancora in grado di determinare con certezza le finalità del programma nucleare iraniano soprattutto a causa di una mancanza della collaborazione dalla parte del paese. 

Secondo alcuni analisti ed esperti economici Teheran pagherà a caro prezzo il suo isolamento. Le sue perdite si intensificheranno con l’aumentare delle sanzioni internazionali e la sua economia sarà fortemente minacciata. “I ricavati petroliferi iraniani sono in calo del 50% proprio a causa delle sanzioni internazionali”, ha dichiarato il ministro iraniano dell’economia Shamseddin Hosseini. Inoltre da alcuni mesi i dirigenti del paese affermano di essere coinvolti in una vera e propria guerra economica alla luce dell’embargo bancario e petrolifero messo in atto da due anni da parte degli Stati Uniti e dall’Unione Europea per obbligare l’Iran a fornire garanzie sul suo programma nucleare.

Manuel Giannantonio

2 gennaio 2013

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