Obama incarna la nuova America

Si è tenuto ieri all’Istituto Italiano di Cultura di New York l’evento “Obama vs Romney”

Un uomo pragmatico, che incarna una nuova America ma soprattutto un leader non solo politico ma intelletuale. E’ questo il Barack Obama che è trapelato durante l’incontro “Obama vs Romney” che si è tenuto ieri sera, due giorni dopo le elezioni americane, all’Istituto Italiano di Cultura di New York. L’evento ha visto la partecipazione di Maurizio Molinari (corrispondente da New York del quotidiano La Stampa), Nadia Urbinati – della Columbia University -, Federico Rampini (quotidiano La Repubblica) e l’autrice Giovanna Pajetta.

 

Una discussione incentrata sul perchè Obama è riuscito a conquistare un secondo mandato e rimanere alla Casa Bianca sconfiggendo così lo sfidante repubblicano Mitt Romney.

“Obama – ha detto Molinari – ha vinto per tre motivi fondamentali: la demografia, i civil rights e i new media”. Stando alle sue parole, difatti il presidente degli Stati Uniti ha giocato molto bene le sue carte per quanto rigarda la composizione demografica di questo Paese, che è un vero mosaico, dove Obama – che ha puntato soprattutto sugli ispanici – rappresenta quel presidente in grado di rompere le barriere razziali per trasformare l’America in un Paese veramente unito. “Bisogna chiedersi perchè questo non accade in Europa. E dobbiamo essere onesti come europei – ricorda il giornalista – : potremmo mai votare noi per un presidente che viene dal Marocco? Questa è la differenza tra noi e gli americani”. Obama poi ha fatto dei civil rights una sorta di nuova frontiera, cosa, invece che non accade in Europa e “nella nostra mente dobbiamo accettare la sua lotta per i diritti degli omosessuali”. E per ultimo non bisogna dimenticare il fatto che il presidente degli Stati Uniti ha vinto grazie ai new media, che ha saputo sfruttare al meglio.

Tre aspetti che hanno costituito, dunque, la chiave di volta per la sua rielezione. Una rielezione, come ha detto Urbinati, che non è solo un evento americano dato che ha interessato il mondo intero. Perchè Obama può essere un leader in tutti i sensi tanto da avvicinarsi quasi a Franklin Delano Roosvelt, ha sottolineato Rampini, e per gli europei è stato come una sorta di “amore a prima vista”. Cosa ben lontana da come era, invece, visto George W. Bush che aveva una basso livello di simpatia per due ragioni: la politica estera e Guantanamo. Ma le strategie di Obama – che per Pajetta simboleggia qualcosa che sta veramente cambiando – sono state ben diverse da quelle del partito Repubblicano che, stando a Molinari, ha bisogno di un nuovo leader ma soprattutto i repubblicani hanno bisogno di capire chi sono altrimenti “finiranno tra alcuni anni per perdere anche lo Stato del Texas”.

Obama è, quindi, un presidente afroamericano che avrà sicuramente successo nel suo secondo mandato – ci ricorda Molinari – e che vuole fare qualcosa di grande per l’America, un Paese che deve essere unito e avere un surplus. Insomma, un presidente che incarna il mito dell’american dream.

Valentina Cordero (da New York)

9 novembre 2012

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