Puigdemont arrestato in Germania, cosa aspettarsi ora?

Puigdemont arrestato in Germania, cosa aspettarsi ora?
immagine tratta da notizie.tiscali.it

L’arresto di Carles Puigdemont avvenuto in Germania domenica scorsa è destinato ad avere effetti importanti sulla crisi catalana. L’ex presidente catalano è stato fermato sull’autostrada A7 subito dopo aver varcato il confine dalla Danimarca dalla Autobahnpolizei, la polizia autostradale, del Land dello Schleswig-Holstein mentre era di ritorno da un viaggio in Finlandia e diretto verso il Belgio, tutto ciò in virtù del mandato di cattura europeo. Secondo alcuni media spagnoli Puigdemont era seguito a vista dal CNI (Centro Nacional de Inteligencia), i servizi segreti spagnoli, i quali avrebbero avvertito le autorità tedesche in modo da farle procedere all’arresto. Il politico catalano è stato successivamente trasferito nel carcere di Neumünster dove sarà interrogato dai pubblici ministeri tedeschi, i quali in base ai loro elementi e a quelli inviati dalla magistratura spagnola decideranno se estradarlo in Spagna o meno.

Quanto è probabile l’estradizione di Puigdemont? Secondo il catalano El Periódico e il tedesco Der Spiegel la consegna dell’imputato alle autorità spagnole non è così semplice come si potrebbe pensare. Il nodo fondamentale infatti è l’accusa di ribellione poiché questo reato, sia per la legge tedesca sia per quella spagnola, deve necessariamente configurarsi come un’attuazione violenta senza la quale l’accusa decade. Un’accusa difficilmente attribuibile, date le modalità del processo indipendentista catalano che sono sempre state pacifiche. Tuttavia il reato di alto tradimento in Germania, equivalente del reato di ribellione in Spagna, contempla anche casi in cui non viene menzionato l’uso della violenza, per i quali si possono scontare dagli uno ai dieci anni di carcere. Purchè l’estradizione abbia luogo le legislazioni dei due paesi devono condividere l’esistenza del medesimo reato nei rispettivi codici penali, quindi se la giustizia tedesca reputerà che il reato di alto tradimento da essa previsto sia comparabile a quello di ribellione previsto dai suoi omologhi spagnoli, l’estradizione avrà luogo.

Nel caso Puigdemont venga consegnato alla giustizia spagnola rischia intorno ai 30 anni di carcere ma il rischio ancora più grande non è questo e prescinde dall’estradizione, ovvero è quello in cui potrebbe sfociare la protesta degli indipendentisti catalani. Nei giorni scorsi a Barcellona migliaia di persone hanno manifestato per chiedere la scarcerazione di quelli che loro reputano prigionieri politici, proteste nel corso delle quali ci sono stati scontri tra i manifestanti e i Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana. In seguito alle elezioni di dicembre scorso, dove la coalizione tra i due partiti indipendentisti, Junts per Catalunya ed Esquerra Republicana, ha superato il partito che ha ottenuto più voti, l’unionista Ciudadanos, ottenendo la maggioranza assoluta, la compagine indipendentista non è ancora riuscita a formare un governo a causa di dissidi interni riguardanti lo stesso Puigdemont, se candidarlo ancora per l’investitura pur essendo all’estero o se puntare su un volto nuovo sbloccando così la situazione di impasse politico. La seconda opzione ha avuto luogo giovedì scorso con il tentativo di investire del ruolo di presidente il candidato di JxCat Jordi Turull, tentativo che però non ha avuto successo a causa dell’astensione del partito indipendentista CUP che ha fatto mancare i suoi voti ai suoi alleati. La coalizione indipendentista uscita vincitrice ha tempo fino alla fine del mese di aprile per formare un governo, termine oltre il quale si procederà verso nuove elezioni.

L’arresto del leader catalano, anche se giusto da un punto di vista formale, non fa altro che peggiorare i rapporti tra indipendentisti e governo centrale. Finora da parte del governo Rajoy nulla è stato fatto per cercare di trovare un punto di incontro. La svolta indipendentista nasce dalla bocciatura nel 2010 da parte della corte costituzionale dello statuto di autonomia del 2006 concesso alla Catalogna dal governo socialista di Zapatero. Questione chiave all’interno dello statuto, l’autonomia fiscale. L’ex presidente catalano Artur Mas infatti dichiarò anni fa che se Madrid avesse concesso alla Catalogna di disporre autonomamente del gettito fiscale probabilmente la maggior parte degli indipendentisti rinuncerebbe alle proprie istanze. Tuttavia per trattare su questo punto è necessaria una riforma della costituzione, nella quale dovrebbero collaborare i partiti di tutta la Spagna. Infatti la bocciatura del 2010 cassò proprio i due punti fondamentali dell’autonomia fiscale e giudiziaria, giudicandoli incostituzionali. Si tratterebbe quindi si di un processo lungo ma che tuttavia potrebbe portare ad un superamento dell’attuale crisi. Intanto l’ONU ha accolto il ricorso presentato da Carles Puigdemont contro la Spagna per lesione dei diritti politici.

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