Siamo sicuri che nello scontro Eni-Turchia Erdogan abbia torto?

Siamo sicuri che nello scontro Eni-Turchia Erdogan abbia torto?
Immagine tratta da thenationalherald.com

Da venerdì 9 febbraio la nave piattaforma Saipem 12000 è bloccata nel Mediterraneo orientale al largo dell’isola di Cipro da alcune unità della Marina Militare Turca. La nave era stata inviata in quell’area dall’azienda energetica italiana ENI in seguito alla scoperta di un giacimento di gas ribattezzato Calypso 1. Negli scorsi giorni si è assistito agli appelli da parte dell’Unione Europea verso la Turchia a finirla con le minacce e sulla maggior parte dei giornali italiani ed occidentali si è percepita l’avversione verso le cosiddette intimidazioni da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale aveva invitato la comunità internazionale a non sottovalutare le capacità del suo paese. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Il giacimento in questione è situato nella Zona Economica Esclusiva di Cipro e secondo i trattati internazionali la ZEE è un’area di mare adiacente alle acque territoriali che, pur non facendo parte di esse, conferisce allo stato costiero diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, ricerca scientifica e protezione dell’ambiente. Questa zona è parte del negoziato che va avanti da decenni tra lo stato di Cipro e lo stato non riconosciuto di Cipro del Nord, volto a definire una volta per tutte lo status dell’isola ed una sua eventuale riunificazione in seguito all’occupazione del Nord da parte della Turchia nel 1974 e tuttora in corso.

Il problema è che il negoziato tra le due parti, a cui partecipano anche Grecia, Turchia ed il Regno Unito in qualità di ex-potenza coloniale, si è concluso la scorsa estate con un nulla di fatto, come si risolse in un nulla di fatto la risoluzione dell’ONU bocciata con un referendum nel 2004 dal 76% dei greco-ciprioti e accolta positivamente invece dal 65% dei turco-ciprioti. Il motivo del fallimento la scorsa estate sta nel pregiudizio verso la Turchia, solo in parte legittimato dalle pericolose politiche del suo presidente Erdogan. Infatti l’occupazione turca del Nord di Cipro, avvenuta nel 1974, maturò in un contesto particolare. In quell’anno a Cipro ebbe luogo un colpo di stato fascista supportato dalla Grecia, la quale all’epoca era governata dal regime dei Colonnelli. Il colpo di stato mirava al rovesciamento del governo legittimo cipriota guidato dall’arcivescovo ortodosso Makarios III ed all’annessione dell’isola da parte della Grecia. Fu allora che la Turchia intervenne, nell’interesse di tutelare e proteggere la comunità turcofona dell’isola dal regime greco, invadendo il nord e stabilendo la Repubblica Turca di Cipro del Nord. L’intervento turco fece crollare il regime sia a Cipro che in Grecia ma ormai il dado era stato tratto. La Repubblica Turca di Cipro del Nord è uno stato de facto non riconosciuto dalla comunità internazionale ma dalla sola Turchia e nei vari tentativi di riunire le due comunità nel corso degli anni non si è mai cercato di coinvolgere Ankara in un negoziato costruttivo che la trattasse da pari rispetto gli altri, sfruttando la pregiudiziale dell’invasione quando questo stesso termine è decisamente inesatto. Le recenti politiche del presidente Erdogan hanno fatto il resto, allontanando la Turchia dall’occidente e minando la fiducia che si era costruita come alleato preziosissimo all’interno della NATO.

eni_calipso
Immagine tratta da cyprus-mail.com

Non ci si deve sorprendere quindi, se dopo (non) essersi occupati per anni della questione di Cipro solo con numerosi buoni propositi e con un atteggiamento sostanziale di pregiudizio nei confronti della Turchia, il governo turco non veda di buon occhio lo sfruttamento di risorse naturali nei pressi dell’isola da nazioni straniere. Tanto più se nello sfruttamento di queste risorse non sono mai stati inclusi gli interessi legittimi della comunità del Nord, come qualsiasi interesse da parte dei turco-ciprioti è stato sempre ignorato poiché trattasi di uno stato non riconosciuto. La Turchia ha quindi reagito energicamente la scorsa settimana poiché è l’unica a difendere da decenni gli interessi legittimi di questo piccolo stato ignorato da sempre dal resto del mondo.

Un buon presupposto per risolvere questa contrapposizione tra il gruppo ENI e la Turchia sarebbe quello di includere sia Cipro Sud sia Cipro Nord alla pari nello sfruttamento delle risorse naturali presenti in quella zona, magari rendendo partecipe realmente la Turchia in un negoziato sullo stesso piano per determinare una volta per tutte lo stato dell’isola di Cipro.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook