Catalogna, l’investitura di Puigdemont divide i partiti indipendentisti

Catalogna, l’investitura di Puigdemont divide i partiti indipendentisti
immagine tratta da tpi.it

La formazione del governo catalano dopo le elezioni dello scorso 21 dicembre sembra essere ancora in una fase tutt’altro che avanzata. La consultazione elettorale, che ha avuto luogo in seguito all’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola da parte del governo centrale di Madrid, la quale prevede la sospensione di tutte le autonomie della Comunità Autonoma di Catalogna in seguito alla dichiarazione di indipendenza di fine ottobre, ha visto affermarsi tre partiti principali in una situazione abbastanza frammentata. Quello che ha conquistato il maggior numero dei seggi, 36, è stato Ciudadanos, formazione politica liberale e centrista da sempre schierata contro l’indipendenza, guidata in Catalogna dalla giovane Ines Arrimadas. Al secondo posto, con 34 seggi, la formazione di Carles Puigdemont, Junts per Catalunya (JxCat) con il suo leader attualmente riparato in Belgio e al terzo posto con 32 seggi la formazione di centro-sinistra indipendentista Esquerra Republicana (ERC) guidata da Oriol Junqueras, attualmente detenuto nel carcere spagnolo di Estremera per sedizione e ribellione. A seguire il Partito Socialista (PSC), anti-indipendentista con 17 seggi, la formazione di sinistra Podem, costola di Podemos con 8 seggi, gli indipendentisti di estrema sinistra di Candidatura d’Unitat Popular (CUP) con 4 seggi e il Partido Popular in caduta libera con soli 4 seggi. Per ottenere la fiducia del parlamento autonomo catalano i partiti e le coalizioni devono avere in totale 68 seggi, un numero che il primo partito attuale, Ciudadanos, da solo non può ottenere. Motivo per cui Ines Arrimadas ha deciso di non partecipare alla formazione del governo, consapevole di non avere i numeri da contrapporre all’alleanza tra i partiti indipendentisti JxCat ed ERC, che se appoggiati eventualmente dal partito di estrema sinistra indipendentista CUP in possesso di 4 seggi, potrebbe arrivare a 70 ed incassare così la fiducia del parlamento.

Tuttavia le negoziazioni tra le formazioni indipendentiste si stanno dimostrando tutt’altro che scontate. Lo scorso martedì 30 gennaio avrebbe dovuto avere luogo l’investitura di Puigdemont come presidente del governo sostenuto da JxCat, ERC e la CUP. Investitura che però per la legge catalana, può avere luogo solo se il presidente è presente fisicamente in quel momento, cosa non possibile dato che Puigdemont è in Belgio e su di lui pende un mandato di arresto spiccato dalla magistratura spagnola. Puigdemont dovrebbe quindi tornare a Barcellona dove potrebbe però essere arrestato. Nella giornata di martedì quindi, il neoeletto presidente del parlamento Roger Torrent (ERC) ha sospeso la seduta che avrebbe dovuto conferire la carica al leader indipendentista, probabilmente consapevole anche che nominare un presidente passibile di arresto in qualsiasi momento sarebbe solo stata una mossa fonte di ulteriori tensioni con Madrid. E’qui che si sta giocando la leadership del movimento indipendentista. Oggi, come riportato dalle principali testate giornalistiche spagnole e catalane tra cui El Pais ed El Periodico, Roger Torrent ha dichiarato in una intervista alla emittente radiofonica catalana RAC 1: “Dobbiamo supporre che avanzeremo solo se siamo capaci di essere il più generosi possibile”. Una dichiarazione che arriva insieme a quella del leader di ERC Oriol Junqueras, che dal carcere oggi ha proposto, secondo El Periodico, una presidenza simbolica da affiancare a una presidenza effettiva. Queste dichiarazioni potrebbero far pensare ad un tentativo di smarcarsi dall’ex presidente catalano, il quale oggettivamente, ad oggi, non può garantire di essere in grado di guidare la Comunità Autonoma. Roger Torrent ha anche dichiarato che Puigdemont continua ad essere il candidato alla presidenza della coalizione, ma sembra più una frase con lo scopo di non provocare una rottura definitva con JxCat. Intanto, se è vero che il fronte anti-indipendentista ha ancora più difficoltà a trovare un accordo data la cronica incompatibilità di Podem  con Ciudadanos e il PP e dati i numeri che il fronte unionista attualmente possiede, è anche vero che il tempo scorre. Secondo il regolamento del parlamento catalano, l’investitura del presidente deve avere luogo entro dieci giorni dalla costituzione del parlamento, termine scaduto nella giornata di ieri 31 gennaio. Nel caso di mancata investitura, il parlamento ha due mesi di tempo per eleggerne un altro, termine oltre il quale scatta l’obbligo di nuove elezioni. C’è poi un altro problema: otto deputati della coalizione sono di fatto impossibilitati poiché parte di loro è riparata in Belgio con l’ex presidente  ed è soggetta allo stesso mandato di arresto ed altri sono stati arrestati e sono detenuti al momento nel carcere di Estremera. La coalizione secessionista può quindi contare solo su 62 seggi reali ed otto presunti.

A questo punto viene da chiedersi: quanto è disposta Esquerra Republicana ad immolarsi per Puigdemont? Le ultime elezioni hanno dimostrato, data anche l’alta affluenza, che la società catalana non è così prevalentemente incline all’indipendenza. Una prova di ciò è l’affermazione di Ciudadanos, formazione fortemente unionista, attualmente primo partito in Catalogna. Emerge quindi una società spaccata, dove il sentimento secessionista grossomodo eguaglia quello dei cosiddetti españolistas. Un’eventuale rottura tra ERC e JxCat porterebbe quindi inevitabilmente a nuove elezioni dove, data l’equivalenza degli opposti sentimenti, un fallimento dell’alleanza potrebbe alimentare il fronte opposto oppure portare nella stessa situazione di stallo la Comunità Autonoma tra qualche mese.

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