Le città contro il populismo

Le città contro il populismo

Da Londra a New York, da Istanbul a Parigi: le metropoli cosmopolite resistono al voto ‘di pancia’

Le elezioni francesi, con il ballottaggio Macron-Le Pen, sono l’ultimo capitolo del dualismo che ha diviso l’Occidente in due: le città cosmopolite contro i populismi campagnoli.
La crisi era nell’aria da anni ma ha avuto il suo picco negli ultimi dodici mesi, a partire dal referendum britannico sulla Brexit. Il ‘leave’ ha vinto (di misura) grazie soprattutto alla campagna propagandistica di Farage e del suo partito nazionalista UKIP (campagna basata ampiamente sulla disinformazione, come ha ammesso proprio Farage all’indomani del voto).


Il populismo dello UKIP ha attecchito soprattutto nelle campagne, nelle regioni più povere e tra le fasce di popolazione più anziane e meno istruite. Al contrario, le grandi città, le regioni più ricche, i centri universitari (Oxford, Cambridge) e soprattutto Londra si sono opposte al voto basato sulla propaganda, sulla rabbia, sul malcontento.

Situazione analoga si è verificata negli Stati Uniti per le elezioni 2016 che hanno visto la vittoria di Donald Trump. Ma il tycoon è risultato comunque perdente negli stati-chiave più ricchi e nei grandi centri universitari e di cultura: la California, il nordest e New York sono infatti andati alla sua rivale, Hillary Clinton.

Pochi giorni fa lo stesso copione si è ripetuto in Turchia in occasione del referendum costituzionale che ha attribuito a Erdogan poteri enormi. Il nuovo ‘Sultano’ ha vinto (per pochissimi voti, in un clima teso e tra mille contestazioni interne ed internazionali) ma non è riuscito a conquistare le grandi città turche: Ankara, Smirne e soprattutto la capitale Istanbul hanno espresso una maggioranza di No.

E infine la Francia. Marine Le Pen, con il suo Front National, è riuscita a superare i partiti storici: i repubblicani di Fillon e i socialisti di Hamon sono rimasti fuori dalla corsa all’Eliseo. E, come nel Regno Unito, in Turchia e negli USA, il grosso dei voti sono arrivati dalle aree più povere o dalle zone più colpite dalla propaganda antieuropea e anti-immigrazione (ad esempio il sudest della Francia e Marsiglia). Ma Parigi, come Londra, ha fatto registrare un consenso ai minimi termini per il movimento della Le Pen (il 5% solamente nella capitale).

Contro il proliferare dei movimenti populisti, contro i leader dagli slogan facili, contro i voti di pancia sono rimaste solamente le grandi città, i poli culturali e i centri universitari.
Londra, Parigi, Istanbul, New York: sono solo alcuni esempi di come un ambiente cosmopolita possa favorire il dialogo e il dibattito, senza gli slogan di partito urlati, senza le manifestazioni di violenza politica e senza preferire la rabbia alla riflessione.
Le metropoli sono il simbolo della ragione contro il voto ‘di pancia’, l’ultimo baluardo che si oppone all’avanzata del populismo campagnolo.

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