USA: Trump e l’arroganza anti establishment

USA: Trump e l’arroganza anti establishment
Il 45° presidente americano Donald Trump - Foto: youtube

Che Trump sia un personaggio che spacca nettamente in due l’opinione pubblica è un fatto assodato. Per anni è stato “The Donald”, l’imprenditore che si è costruito una fortuna da solo (anche se un milione come fondo d’investimento gli fu concesso dal padre) e che per questo motivo è stato sempre concepito come la realizzazione del sogno americano. Di quel sogno se n’è appropriato ma non gli è bastato. Si è preso anche il Paese diventando il 45° presidente americano. Il personaggio, costantemente nel mirino della critica (come ogni personaggio estremo) è comunque un personaggio al quale va dato atto di essere uno di parola. L’uomo ha rispettato, effettivamente e almeno per ora, la maggior parte delle promesse lanciate nella sua aggressiva campagna elettorale caratterizzata da continui colpi bassi.

Ad oggi, dopo pochi giorni dall’assunzione dell’incarico presidenziale, ha quasi eguagliato i primi cento giorni di George W. Bush nel 2001. Il divieto di finanziamenti per le associazioni internazionali e le Ong (Organizzazioni non governative) che effettuano la pratica dell’aborto, decreto sulla costruzione di un muro tra gli Stati Uniti e il Messico e il congelamento delle assunzioni di funzionari, il presidente Trump si conferma senza mezzi termini un autentico rullo compressore.

Occorre risalire al 1993, e al primo giorno del mandato del presidente Clinton, per ricordare un presidente che firma un decreto al primo giorno. Nel caso di Trump, lo sforzo è stato compiuto con la richiesta all’amministrazione di utilizzare tutti i margini per una manovra possibile per non applicare il provvedimento legislativo “Affordable Care Act” (più noto come Obama Care), che creava una copertura sanitaria per gli Americani. Donald Trump, in qualità di uomo d’affari, ha promesso di gestire l’amministrazione come un suo gruppo immobiliare. La maggior parte delle sue direttive sono state coordinate da un ristretto gruppo di consiglieri tra i quali figura, Stephen Bannon, ex patron del sito di estrema destra Breitbart news, che non  ha nessuna esperienza di governo (proprio come Trump non ha nessuna esperienza di origine politica), e non si degna certo di rispettare le procedure. Agisce senza consultarsi con i consiglieri e con i leader del Congresso e soprattutto con i giuristi dell’amministrazione, che abitualmente, esaminano con la lente di ingrandimento i documenti per assicurarsi, a tutti gli effetti, che siano conformi alla legge. Il risultato? Alcune misure annunciate sono mal assortite, inapplicabili, vedi incostituzionali, e provocano enorme confusione.

Tutti i presidenti, passano un periodo di adattamento nei primi giorni di insediamento alla Casa Bianca, ma questa settimana è risultata decisamente caotica, forse troppo. Venerdì, il generale John Kelly, il ministro della Sicurezza nazionale, ha chiamato la Casa Bianca per farsi spiegare un decreto sull’immigrazione del quale non aveva nemmeno sentito parlare.Il testo vieta temporaneamente ai migranti di sette paesi di maggioranza musulmana e a tutti i rifugiati di recarsi sul territorio americano. Nel bel mezzo della conversazione, uno dei suoi consiglieri gli ha spiegato che il presidente stava firmando in diretta televisiva, il testo del quale stavano parlando.

Il generale John Kelly, ministro della Sicurezza nazionale – Foto: Algemeiner

Il ministro non ha potuto fare altro che osservare senza poter intervenire. La Casa Bianca ha ripetuto che ha seguito il processo di consultazione abituale, ma i responsabili delle dogane e delle frontiere non sono stati allertati. Soprattutto, nessuno sembra aver pensato a un piano di applicazione di questa direttiva poco chiara sulla prevenzione all’immigrazione.

Di fronte all’evidente caos, John Kelly è stato obbligato a intervenire per dire che i detentori della carta verde non era coinvolti. I giudici invece, hanno bloccato temporaneamente una parte del decreto per evitare le deportazioni e tutte le azioni giudiziarie che sono state lanciate. Il caso ha sollevato un polverone di critiche, anche tra i repubblicani.

TRUMP NON CONSULTA NESSUNO

Questo non è l’unico caso. Uno dei primi gesti di Donald Trump è stato quello di annunciare a sorpresa la ripresa del progetto Keystone XL. Lo ha fatto, senza consultare nessuno, né il dipartimento di Stato né l’impresa incaricata della costruzione che dopo l’arresto dei lavori di costruzione, decretata da Obama, ha intentato un processo chiedendo 15 miliardi di danni e interessi al governo americano. Alcuni testi testimoniano grande ignoranza. In un progetto di decreti viene suggerito di riesaminare tutti i trattati esistenti per abrogarne alcuni, come per esempio la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne o la Convenzione sui diritti dei bambini. Il punto è che nessuno dei due trattati è stato firmato dagli Stati Uniti…

Trump continua come un rullo compressore sulla sua strada mentre il Congresso cerca di temporeggiare. Per quest’anno ha lasciato il programma di infrastrutture che trova troppo costoso, per focalizzarsi sulla riforma della salute. Un progetto che richiederà mesi al quale si aggiunge anche la nomina di un nuovo giudice della Corte suprema.

 

[email protected]

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook