Canada, attacco terroristico contro una moschea a Quebec City

Canada, attacco terroristico contro una moschea a Quebec City

I FATTI

Nella moschea di Sainte-Foy a Quebec City, intorno alle 8 di sera locali, due uomini hanno sparato contro un gruppo di fedeli musulmani che si erano riuniti per la preghiera. Il bilancio è di 6 morti e 8 feriti. I due assalitori sono stati arrestati, uno vicino al luogo dell’accaduto e l’altro dopo una caccia all’uomo terminata vicino al ponte dell’ile d’Orleans. Secondo alcune testimonianze i due avrebbero utilizzato gli AK-47 (fucili noti ormai, purtroppo, a tutti) e uno dei due avrebbe urlato “Allah-Akhbar”, facendo prendere in considerazione dunque anche l’ipotesi jihadista oltre a quella xenofoba. I media canadesi hanno poi diffuso le identità dei due arrestati: due ragazzi di nome Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette, entrambi di circa vent’anni.

I PRECEDENTI

Negli ultimi anni in Quebec si è assistito ad un crescendo di azioni di islamofobia: nel giugno scorso durante il Ramadan davanti allo stesso luogo di culto di Sainte-Foy era stata lanciata una testa di maiale, mentre nel 2014 il centro era stato vittima di frasi di odio ed atti di vandalismo, ed altri episodi simili in altre zone del Quebec e del Canada.

LE REAZIONI

Da tutto il mondo sono presto arrivate reazioni di cordoglio e dolore. Tra queste il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ed il presidente francese Hollande, il quale ha descritto l’attentato come un attacco allo spirito di apertura dei cittadini del Quebec. Il primo ministro canadese Trudeau ha parlato di attacco terroristico aggiungendo “I musulmani canadesi sono una parte importante della nostra azienda nazionale, e questi atti senza senso non trovano posto nelle nostre comunità, città e Paesi. La diversità è la nostra forza e la tolleranza religiosa è un valore che, come canadesi, abbiamo caro”. Proprio in questi giorni Trudeau si era infatti distinto nel dibattito sull’immigrazione perché in risposta a Trump aveva dichiarato il Canada disponibile ad offrire residenza temporanea a tutti quelli bloccati negli Usa a seguito dell’ordine esecutivo di Trump.

L’odio, così come la violenza, genera altro odio e non c’è alcuna motivazione in grado di giustificarlo. La più grande speranza è che l’intero Canada, rappresentato dal primo ministro Trudeau, non sia scalfito da questi atti di intolleranza religiosa o razzista e continui sulla via dell’integrazione, seguendo proprio lo slogan di Trudeau il quale ha dichiarato, poche ore prima dell’attentato, in risposta ai respingimenti statunitensi: “La diversità è la nostra forza”.

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