Turchia: cosa c’è dietro l’arresto dell’attentatore di capodanno?

Turchia: cosa c’è dietro l’arresto dell’attentatore di capodanno?
Il momento dell'arresto del presunto attentatore Abdulkadir Masharipov - Foto: The Sun.co

Dopo una caccia all’uomo in tutto il paese e vari buchi nell’acqua, al termine di due settimane di ricerche, la polizia turca ha arrestato, lunedì 16 gennaio a Istanbul, il presunto autore dell’attentato perpetrato nella notte di capodanno nella discoteca “Reina”

ISTANBUL – Quella sera, circa un’ora dopo la mezzanotte, munito di un fucile d’assalto, un uomo si è introdotto nella celebre discoteca turca, il Reina, sparando sulla folla che festeggiava l’arrivo del nuovo anno, uccidendo 39 persone e ferendone 71, prima di fuggire.

L’azione terrorista è stata rivendicata con il consueto modus operandi dell’autoproclamato Stato islamico, che si è congratulato dei “soldati eroici del Califfato” che se la sono presa “con la Turchia protettrice della croce”. Il presunto attentatore, Abdulkadir Masharipov, di nazionalità uzbeca è stato interpellato dalle forze speciali turche in un appartamento di Esenyurt, nella periferia. Il suo nome in codice era: Abu Muhammed Horasan.

Secondo le autorità turche, i luoghi, probabilmente scoperti in seguito a una segnalazione, sono stati sottoposti a sorveglianza da diversi giorni per mano della squadra speciale di investigatori messa in atto dall’antiterrorismo di Istanbul. L’appartamento accoglieva un uomo di nazionalità irachena e tre giovani donne originarie del Senegal, della Somalia e dell’Egitto, così come il giovane figlio del presunto attentatore, un bambino di 4 anni, come rivelato dal sito Evrensel.

Un video postato sui social da Abdulkadir Masharipov, nome in codice Abu Muhammed Horasan:

Le altre persone sono in detenzione e sospettate dalle autorità turche di appartenere al sedicente Stato islamico. Il vice primo ministro, Numan Kutulmus, si è congratulato con le forze dell’ordine per il lavoro svolto e ha dichiarato che: “la guerra contro il terrorismo e le forze che si nascondo dietro all’ISIS, proseguirà fino alla fine”.

Le autorità turche hanno fatto sapere che il presunto responsabile è stato formato in Afghanistan e sarebbe arrivato sul suolo turco passando per la Repubblica islamica dell’Iran, come riporta Milliyet. Nato nel 1983, era ricercato da 17 giorni. Le forze di polizia disponevano di una segnalazione, catturata dalle telecamere di sicurezza prima dell’attacco. Le foto dell’arresto evidenziano un volto con segni di violenza e maltrattamenti. “Ho sentito colpi e urla per venti minuti”, ha testimoniato un uomo citato da Cumhuriyet. La polizia ha spiegato che l’uomo avrebbe opposto resistenza all’arresto. Secondo il prefetto di Istanbul, Vasip Sahin, 50 individui sono stati messi in detenzione nell’ambito dell’inchiesta sull’uccisione di Reina e 168 stranieri presenti sul suolo turco sono attualmente sospettati di appartenere all’organizzazione terrorista islamica.

La stampa turca rivelava ugualmente lunedì 16 gennaio che 150 000 dollari sono stati trovati alcuni giorni fa nella città di Silivri, in una casa legata al sospettato. Un ritrovamento che non ha mancato di scatenare delle speculazioni sulla motivazione che ha spinto il giovane ad agire: “Ha massacrato 39 persone per 150 000 dollari”, titola un articolo del giornale Sabah. Abdulkadir Masharipov, ha ammesso di essere l’autore dell’attentato.

 La zona in cui è stata ritrovata la somma di 150 00 dollari in  un appartamento riconducibile al sospettato:

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