Ad Amsterdam si lavora insieme per una città migliore - 2duerighe

Ad Amsterdam si lavora insieme per una città migliore

Ad Amsterdam si lavora insieme per una città migliore

Nella capitale olandese esistono quartieri che rappresentano il successo di progetti nati da questa cooperazione, tra sostenibilità e benessere collettivo.

Le organizzazioni composte da cittadini sono ormai una realtà fisica – e virtuale – presente in ogni città del mondo. L’espansione e lo sviluppo delle risorse digitali hanno reso possibile una comunicazione immediata tra istituzioni e cittadinanza.

Spesso i progetti che ne conseguono sono degni della migliore amministrazione, ma in troppi casi le diverse organizzazioni che raccolgono le realtà dei quartieri incubano rigurgiti politici e ideologici che frenano la realizzazione di proposte collettive. Quando questo non accade, la potenza di una comunità unita e volenterosa prende forme decisamente più utili.

In Olanda, per esempio, diverse organizzazioni civiche stanno cercando di passare al livello successivo di questa cooperazione. Per farlo sono state create piattaforme di quartiere che mettono insieme idee e possibilità provenienti dai cittadini, che possono collaborare a stretto contatto con le istituzioni per una città migliore. Le ha raccontate Josephine Condemi in un articolo pubblicato su Nova-Sole 24 Ore.

La dimostrazione dei risultati ottenuti da associazioni e organizzazioni simili è stata la creazione del “New Europe – Cities In Transition“, una piattaforma nata per collegare le diverse realtà civiche. Il loro lavoro non è passato inosservato, tanto che il 31 maggio l’Ue, durante la presidenze olandese alla Commissione, ha firmato il Patto di Amsterdam: un insieme di obiettivi che comprendono progetti per economia circolare, sostenibilità del territorio, mobilità urbana e inclusione sociale. Tutte sfide accettate dai cittadini di Amsterdam.

A nord di Amsterdam c’è una cassa Comune

Plan van Gool è un quartiere a nord della città e prende il nome dall’architetto Frans van Gool, che lo realizzò negli anni Sessanta. Il suo progetto prevedeva 1’150 abitazioni divise in undici blocchi e circondate da un parco.

Qui è stata creata CivicSource, organizzazione civica di quartiere composta dagli stessi residenti. Il movimento è online in open source da un anno ed è gestito da un Consiglio composto da quattro residenti di Plan van Gool più due volontari che si riunisce ogni sei mesi. Il compito del Consiglio è quello – in due anni – di aumentare le entrate per il quartiere e la manodopera che realizza i lavori.

Le somme vengono depositate su conti aperti a tutti i cittadini: chi ha un’idea la propone nel Forum dei Cittadini, che raccoglie i cittadini che conoscono i problemi e le dinamiche del quartiere. Una volta valutata la fattibilità economica del progetto, il Consiglio approva la proposta che, se approvata, viene finanziata.

Uniti per la rotazione abitativa

Anche a Noorderparkkammer si lavora insieme. L’area settentrionale della città è nata da pochi anni e nasce con l’intento di offrire un punto che coniughi le esigenze abitative dei residenti. Qui il Consiglio dei Residenti è in piedi dal 2013 ed è supportato dal Comune e da diverse organizzazioni per il riciclo abitativo e territoriale.

Oltre ai concerti il Noorderparkkammer offre – gratis – attività aperte al pubblico e supportate da associazioni che ci occupano di realizzare iniziative all’interno dei locali. Nel quartiere c’è infatti Buiksloterham, area industriale dismessa dove sorgevano la fabbrica di velivoli Fokker, un laboratorio della Shell e il cantiere navale De Ceuvel.

La riqualificazione di questi locali è stata realizzata proprio dalle associazioni civiche. Dieci anni fa il Comune non aveva soldi e affidò ai progettisti e agli architetti gli spazi per creare uffici condivisi e realizzare edifici sostenibili con contratti di locazione a dieci anni.

Nella parte dove c’erano le discariche abusiva furono quindi realizzate delle case galleggianti con passerelle di legno dotate di impianti in grado di assorbire gli elementi inquinanti.

Dal 2011 l’ente responsabile delle assegnazioni ha lottizzato i locali ai privati e non più alle società di housing, che hanno firmato il Circurlar Buiksloterham Manifest, un atto che garantisce la rotazione abitativa. In questo modo ognuno ha potuto investire nella propria abitazione creando uno dei distretti più innovativi sul piano abitativo.

Amsterdam ovest per una nuova economia locale

Nel versante ovest di Amsterdam si trova Jan Evertsenstraat, la prima strada commerciale coperta del Paese. Nata nel 1925, la via è chiamata “Jan Eef” dagli abitanti e nel 2010 è stata teatro dell’omicidio di un orefice durante una rapina.

Per risollevare l’economia locale dopo il tragico fatto che allontanò molti clienti dalla via, otto residenti cominciarono a invitare i loro concittadini a fare più compere in quell’area. L’iniziativa riscosse molto successo e fu creato Ik Geef om de Jan Eef, realtà associativa che riunisce tutti gli abitanti del posto.

Supportata dal Comune – che ha dichiarato la strada zona franca – nel 2011 è stato creato un fondo di investimenti per migliorare la zona commerciale della via. In pochi anni gli obiettivi raggiunti sono stati notevoli: è nato un mercato rionale di prodotto locali ed è stata consolidata una mediazione tra imprenditori e negozianti per ridurre i locali sfitti.

Il progetto per la riassegnazione di locali vuoti è semplice. L’associazione discute con i proprietari dell’immobile e seleziona candidati idonei che abbiano un valore aggiunto rispetto al contesto e che gestiscano lo spazio con tre opzioni: un contratto di locazione a cinque anni; temporaneo a sei mesi, per avviare un progetto; temporaneo per uno o due mesi. Risultato: i negozi pop-up hanno riempito la strada.

Approcci per una cultura-coltura condivisa

Vicino a “Jan Eef” c’è Cabral Street, una via dove sorgeva una vecchia scuola abbandonata. Attraverso un percorso di riqualificazione, oggi la struttura è diventata un luogo di aggregazione che ospita uffici di imprenditori creativi e sale riunioni.

Con i soldi degli affitti vengono sostenuti i costi di gestione del centro culturale per teatro, musica e cinema all’interno dell’ex-scuola. Ma non solo: nei giardini adiacenti all’edificio c’è una piccola fattoria usata dai residenti con frutteti, aie di pollame e un alveare.

Anche in questo il progetto è il risultato della cooperazione tra associazioni e istituzioni. La Coup MidWest è l’organizzazione responsabile del progetto ed è nata nel 2011 dall’idea di tre residenti che iniziarono a discutere con il Comune un programma di sviluppo. L’attività dell’associazione ha permesso di creare nel 2013 una Fondazione e una Cooperativa proprietaria dell’ex-scuola.

 

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