La lotta dei sioux contro l’oleodotto non è ancora finita

La lotta dei sioux contro l’oleodotto non è ancora finita

Le manifestazioni contro l’oleodotto hanno portato gli ingegneri dell’esercito a negare i permessi per i lavori. Ma si tratta soltanto di una battaglia vinta, perché la guerra dei sioux è ancora lunga e dietro ci sono anche le decisioni del neo-eletto Trump

Ieri lo United States Army Corps of Engineers ha negato le autorizzazioni agli scavi nel fiume Missouri per la realizzazione del Dakot Access Pipeline.

L’annuncio conferma la decisione presa a metà novembre, quando la sezione degli ingegneri dell’esercito americano si era già espressa contro la decisione di costruire l’oleodotto al confine tra North e South Dakota.

La decisione rappresenta molto per la comunità sioux e le associazioni ambientaliste che dal giugno scorso manifestano contro il progetto, considerato pericoloso per le falde acquifere locali e la preservazione della riserva naturale.

Il verdetto e le reazioni pro-sioux

«Il modo migliore per completare il lavoro responsabilmente . ha dichiarato Jo-Elln Darcy dell’Army Corps Engineers – è esplorare rotte alternative per l’oleodotto». Secondo gli ingegneri dell’esercito è dunque possibile realizzare un tragitto alternativo.

In questo modo il greggio verrebbe trasportato senza passare per le riserve naturali e le aree sacre dei sioux. L’incentivo più grande nel verdetto degli ingegneri dell’esercito è stato il contributo alla protesta delle diverse associazioni dei veterani d’america.

La scorsa settimana un gruppo composto da oltre 2mila veterani dell’esercito ha scortato i manifestanti sioux dopo i violenti scontri con la polizia accaduti nei giorni precedenti.

L’annuncio è stato accolto con gioia dai sioux e dalle diverse comunità di pellerossa – anche rivali. I sioux della Standing Rock si sono detti «estremamente grati» all’amministrazione di Barack Obama, che aveva già bloccato i lavori due settimane fa.

Prospettive e zone d’ombra

Tuttavia pensare che le dichiarazioni degli ingegneri americani mettano fine alla questione è sbagliato. A gennaio Donald Trump varcherà la soglia della Casa Bianca e lo stesso neo-eletto presidente Usa ha investito da imprenditore nel progetto dell’oleodotto.

Durante la campagna elettorale contro la Clinton, si scoprì che Trump aveva investito una somma che oscillava tra i 500mila e il milione di dollari nella Energy Transfer Crude Oil, la società responsabile del progetto.

Lo stesso Ceo dell’azienda aveva donato fondi, circa 100mila dollari, al tycoon del candidato repubblicano. Che in piena corsa elettorale – nel vivo delle prosteste dei sioux – parlò apertamente di voler mantenere vivo il progetto per l’oleodotto.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook