Castro del ciel

Castro del ciel

“Rimarrò con voi, se lo volete, finché avrò la consapevolezza di potere essere utile, se prima non lo decide la stessa natura. Né un un minuto prima né un secondo dopo”. E la natura ha deciso. Fidel Castro è passato a miglior vita alle 22 e 29 (4. 29 ora italiana), non un minuto in più, appunto.

Castro aveva 90 anni. A dare l’annuncio della sua morte, il fratello Raùl, presidente dal 2008, che ha chiuso il suo discorso richiamando un orgoglioso “hasta la victoria siempre”, parole che hanno la pretesa di non spegnere il ricordo e l’insegnamento di un modello di rivoluzione, ma che di fatto è già stato superato e che è destinato a rimanere soltanto una bandiera di un passato glorioso.

Il disgelo

L’era di Fidel si è chiusa poco a poco, nel bel mezzo di una transizione che vede Cuba aprirsi a nuove riforme economiche e allargare le braccia (o forse lasciarle cadere) a una progressiva distensione dei rapporti con gli Stati Uniti e il resto del mondo occidentale. Una fase nuova cominciata il 17 dicembre 2014, quando- con la mediazione di Bergoglio- L’Avana e Washington annunciano il “disgelo” bilaterale.

Fidel, il “Comandante”, l’uomo che secondo i cubani era “capace di penetrarti con lo sguardo e sapere chi sei”, dopo la malattia (un’emorragia all’intestino avuta al rientro di un viaggio dall’Argentina poco prima di compiere 80 anni), ha assistito da lontano all’era raùlista, ribadendo concetti di “sovranità nazionale” e il “no all’impero”, in un’ostinata lotta -l’ennesima della sua vita- di non rendere vani gli sforzi di un’esistenza leggendaria, trascorsa in una trincea antimperialista impenetrabile.

Ma la rivoluzione di Castro non è stata chiusura fine a se stessa. È piuttosto la presa di coscienza che sotto il dominio degli Stati Uniti non può esistere futuro.

La rivoluzione

Dopo il golpe del 10 marzo ’52 di Fulgencio Batista, Fidel organizza un assalto alla Caserma della Moncada, il 26 luglio 1953 per farlo cadere. Ma fu un fallimento totale: i ribelli vennero catturati e 80 di loro fucilati. Castro è condannato a 15 anni di prigione e, nella sua difesa finale, pronuncia il famoso discorso su “La storia mi assolverà”.

Grazie ad un’amnistia generale esce di prigione nel 1955 e va in esilio negli Usa, poi in Messico: è qui che conosce Ernesto Guevara. Insieme al “Che”, Raul ed altri 79 volontari, nel ’56 sbarca nell’isola a bordo del “Granma”, una piccola imbarcazione. Il gruppo, schiacciato dalle truppe di Batista, viene decimato e solo in 21 riescono a salvarsi e a reclutare 800 “barbudos”. Per due anni prosegue la guerriglia e il primo gennaio 1959 la truppa di Fidel entra trionfalmente a L’Avana. Lui lo fa qualche giorno dopo e diventa il capo delle Forze Armate. Gli Usa riconoscono subito il nuovo governo. Ma nel 1960 Castro firma un accordo per l’acquisto di petrolio russo e nazionalizza le raffinerie americane in territorio cubano. Il 19 ottobre gli USA dichiarano l’embargo sul commercio cubano e interrompono le relazioni diplomatiche.

Guerra Fredda

L’anno successivo il 17 aprile 1961 Fidel proclama Cuba “Repubblica Socialista” e qualche ora dopo la CIA, sostenuta dalla mafia, organizza una spedizione di esuli cubani batistiani, antirivoluzionari e anticastristi per far cadere il governo in quella che è passata alla storia come invasione della baia dei Porci. Un tentativo fallito miseramente.

Nell’ottobre 1963 gli Usa con velivoli spia scoprono a Cuba nove siti con rampe che possono essere usate per i missili nucleari e l’allora presidente Kennedy ordina il blocco navale di Cuba. Il mondo rischia seriamente di entrare in una guerra nucleare, ma la crisi si risolve per la decisione di Kruscev di far tornare le navi da guerra sovietiche dirette all’isola nei porti di partenza. La sua scelta, fatta senza consultare Castro, produce un contrasto con la Revolucion, superato, con non poca fatica, negli anni successivi. Di fatto però Cuba si è sostenuta grazie a Mosca. Fino al 1990 l’aiuto dell’Urss è valso un quarto del Pil nazionale.

Critiche

Castro è stato spesso criticato per avere privato il suo popolo delle libertà fondamentali. Secondo Freedom House sotto il governo di Fidel le esecuzioni e i morti in carcere sono stati 9000 e oltre 77 mila balseros hanno perso la vita sulle zattere che tentavano di raggiungere le coste americane. La stessa organizzazione calcola che a Cuba la stampa sia libera quanto lo è in Iran, centovantunesimo posto nel mondo nel 2013. Fino all’ottobre del 2012 era necessario un permesso speciale per espatriare. I gay venivano espulsi dal Partito Comunista Cubano e affidati alle cure delle Unità Militari per l’Aiuto alla Produzione che li dirottavano nelle piantagioni di canna da zucchero per trasformarli “in veri uomini”.

Ma l’era di Castro è da oggi storia. A Cuba e ai cubani rimane l’onere di conservare il cuore e le intenzioni di indipendenza dall’occidente e dalla globalizzazione, emancipandosi dalla storia e da un’identità sociale collettiva che imbriglia le libertà individuali. Sarà l’inizio di una nuova rivoluzione. Hasta la victoria siempre.

 

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