Erdogan torna a ricattare l’Ue sulla pelle di migranti

Erdogan torna a ricattare l’Ue sulla pelle di migranti

Alla vigilia del voto simbolico dell’Europarlamento per lo stop dell’ingresso turco in Ue, Erdogan torna a minacciare una rottura dei negoziati sui migranti: «Riapro confini per migranti illegali»

Ci risiamo: Recep Tayyip Erdogan torna a ricattare l’Unione Europea. In occasione della conferenza sui diritti delle donne, il Presidente turco ha dichiarato che è pronto a strappare gli accordi sulla gestione dei flussi di migranti che passano dalla Turchia. 

Le dichiarazioni Erdogan non sono casuali e arrivano dopo la decisione dell’Europarlamento di pronunciarsi – con voto simbolico – sul congelamento dei negoziati di adesione della Turchia all’Unione Europea. Al momento l’unica certezza è la sensazione che si stia tirando la corda, ma sul collo dei migranti.

«L’Europa ha bisogno della Turchia» ha dichiarato Erdogan, che conosce bene il ruolo all’interno della politica continentale: un ruolo che gli hanno concesso gli stessi Stati membri, incapaci di rispondere politicamente alla questione migranti.

Il nuovo ricatto di Erdogan

La nuova minaccia di Erdogan arriva dopo il deterioramento dei rapporti diplomatici tra Turchia e Occidente. A partire dal tentativo di colpo di stato nel luglio scorso i rapporti tra i due blocchi sono peggiorati e il tentativo di Erdogan di estendere il potere fino al 2029 non migliora le cose.

«Se l’Europa si spingerà troppo oltre, permetteremo ai rifugiati di passare dai valichi di frontiera – ha dichiarato Erdogan alla platea – Non avete mai trattato l’umanità in modo onesto e non vi siete occupati delle persone in modo giusto. Non avete raccolto i bambini quando arrivavano dal Mediterraneo sulle coste».

Secondo Erdogan la Turchia sta accogliendo circa 3,5 milioni di rifugiati e la responsabilità è solo che dell’Europa, rea di «non aver mantenuto le promesse». Gli stessi accordi del marzo scorso, che hanno fermato il flusso di migranti dalla Siria in Europa in cambia di aiuti economici ed esenzioni ai cittadini turchi in zona Schengen, sono in pericolo perché, secondo Ankara, «l’ultimo punto non è soddisfatto».

La risposta tardiva degli Stati membri arriva dopo mesi di derive autoritarie imposte da Erdogan. Il voto simbolico dell’Europarlamento è una risposta – seppure debole – a un paese dove gli arresti nei confronti di magistrati, politici e giornalisti non allineati ad Ankara sono la normalità.

Il ruolo europeo

Bruxelles ha ripetutamente criticato il giro di vite che nelle ultime settimane contraddistingue i media sulla condizione curda in Turchia e sull’autoritarismo nel Paese. Lo stesso Presidente uscente del Parlamento europeo Martin Schulz ha proposto ai leader europei di prendere in considerazioni sanzioni economiche contro Ankara.

Tuttavia la stessa energia non viene utilizzata sulla questione dei migranti, che, va sottolineato, è il tema dei ricatti di Erdogan. Ancora una volta, l’Europa si trova inerme davanti a una questione che sta giocando un ruolo decisivo negli scenari politici interni dei paesi aderenti.

Nel frattempo i funzionari turchi stanno gestendo la situazione, che all’interno del Paese si sta traducendo nella possibilità di un futuro referendum nazionale sul tema. Per evitare questo scenario alcuni funzionari di Bruxelles cercano di preservare la via del dialogo.

«Siamo pienamente impegnati a far funzionare l’accordo con la Turchia sulla gestione dei migranti, e ci sono continui contatti a livello politico e tecnico con Ankara – ha commentato Maragaritis Schinas, portavoce della Commissione europea –  La risoluzione votata dal Parlamento europeo è un pezzo del puzzle – conclude Schinas – ma occorre guardare “al quadro globale».

 

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