Il metodo controverso per curare le dipendenze in Kirghizistan

Il metodo controverso per curare le dipendenze in Kirghizistan

Nel paese al centro del traffico internazionale di oppio, il medico Jenishbek Nazaraliev ha creato un programma di riabilitazione che frutta milioni. E che è al centro di controversie legate alla validità scientifica

Siamo in Kirghizistan. Un uomo è in piedi al centro di una stanza buia piegato all’indietro con indosso una divisa bianca. Solo una luce bianca gli fa luce sulla testa. Ha gli occhi chiusi.

Dietro di lui un uomo calvo lo tiene in equilibrio parlandogli. E’ il dottor Nazarliev, che suda molto mentre stringe le tempie del ragazzo. Che urla all’improvviso.

Poi il silenzio, di nuovo le parole e i sussurri. Di nuovo tutto è buio, urla da lontano: qui, si sta lottando contro l’astinenza da eroina con un metodo alternativo quanto controverso.

Un uomo controverso

Nel 1993 il dottor Jenishbek Nazaraliev ha aperto la sua prima clinica dove applicare il metodo di riabilitazione che miscela medicina e spiritualità. Originario di Tokmok, nel nord del Kirghizistan, Nazaraliev si è diplomato come medico nel 1984 al Bishek National Medical Institute, per poi iniziare a lavorare in Unione Sovietica a ridosso degli anni Novanta.

Kirghizistan
Manifesti per Nazaraliev presidente. Fonte: umaraliev.wordpress.com

 Nel tempo ha scritto diversi libri specializzandosi in disintossicazioni da alcol e droghe ed è stato anche un candidato alle presidenziali del 2008, dove si ritirò denunciando brogli elettorali nei processi di voto.

Il programma ideato da Nazaraliev è famoso in tutta il Paese e l’eco del suo metodo ha raggiunto anche Mosca, dove è molto ricercato. Nazaraliev è una figura controversa in Kirghizistan, dove è considerato da alcuni come un santone e da altri un salvatore.

Un metodo controverso

«Quando cominciai molti dicevano che erano uno sciamano – dichiara il dottore ad Al Jazeera Plus – Ma per me è un complimento». Membri della comunità scientifica internazionale, ribattono a Nazaraliev di non applicare un metodo scientifico nel suo programma. Anche se, a detta del sito, circa l’86% delle persone trattate per problemi di eroina ha superato la dipendenza.

Il trattamento si divide in tre fasi distinte e un mese di terapie costa 8mila dollori. La prima fase è chiamata “blocco colinolitico centrale” e consiste in un coma farmacologico indotto da farmaci neurolettici, antidepressivi, tranquillanti e immunomodulanti. La terapia può essere effettuata dalle due alle sei volte per circa 2-3 ore a sessione.

Nonostante queste tipologie di farmaco siano solitamente utilizzate per il trattamento di malattie gravi, nel sito questa fase è considerata «la parte chiave del metodo, utile a rendere psicologicamente flessibile il paziente e a contrastare la dipendenza psico-fisica».

La fase successiva è chiamata “Costruzione mentale”. I pazienti vengono trasferiti alle pendici del monte Tashtar-Ata, dove ci sono pagode in riva al vicino lago Ysykköl, famoso per le acque curativa e l’argilla medica. Qui il programma prosegue con momenti di raccoglimento, letture e raccolta di pietre che verranno usate in seguito per l’ultima parte del percorso.

La fine del programma 

Dopo il completamento delle prime due fasi, e solo in seguito all’approvazione di una commissione medica, il paziente può cominciare la terza fase e ultima fase detta “psicoterapia energetica”.

Si ritorna indietro all’attacco di questo articolo: con il paziente al centro di una stanza sorretto dalle mani di un operatore che esegue pratiche di psicoterapia che stimolano lo stress e che «inducono a una sorta di estasi purificatrice».

Kirghizstan
La vista dal monte Tashtar-Ata. Fonte: Vice.com

In alternativa, i pazienti possono concludere il programma attraverso un pellegrinaggio sul monte Ala Bel. Durante il cammino ogni paziente dovrà camminare per 250 chilometri portando una “pietra del peso” raccolta durante la seconda fase. Anche se scortato da un medico che testimonia i passaggi di quello che è un vero e proprio rito, il paziente dovrà cercare cibo e dormire in tenda.

Raggiunta la cima della montagna, il paziente esegue il rituale del rifiuto, che consiste nell’atto simbolico di gettare la “pietra del peso” in un cumulo di rocce recitando un canto. Gettato il masso, il paziente prende i fiori dei vicini biancospini, legando dei fiocchi bianchi ai cespugli come simbolo di rinascita.

Il Kirghizistan al centro del traffico di oppio

Lo scenario in cui si muove il business e l’operato di Nazaraliev è un Paese al centro del più grande traffico di stupefacenti dell’intera Asia Centrale. Stando ai dati dell’Institute for Security and Devolpment Policy di Stoccolma, ogni anno in Kirghizistan transita il 25 percento dell’intera produzione di oppio afgano.

La cosiddetta “rotta del nord” rende il Paese uno dei primi scali dei narcotrafficanti dell’oppio che seguono una pista alternativa alla “rotta dell’oro” che passa in Turchia. I carichi passano in Kirghizistan per poi arrivare in Europa dalla Russia, dove secondo le stime dell’Onu sono oltre 1,7 milioni le persone dipendenti da eroina.

Kirghizistan
Le rotte dell’oppio in Asia centrale. Fonte: Rowa.org

Le battaglie alle piantagioni iniziate quarant’anni fa nel vicino Afghanistan non hanno portato a nulla e nemmeno in Kirghizistan le cose sono migliorate, tanto che i cittadini dipendenti da oppiacei sono in costante aumento.

Nel 2010 c’è stata la seconda “rivoluzione del tulipano” nel Paese, che ha incrementato i flussi migratori e il conflitto etnico interno. La profonda crisi politica ed economica ha acuito il grado di corruzione, tanto che la maggior parte dei trafficanti sono stati assassinati o arrestati secondo un preciso piano dei più alti rappresentati governativi in modo che gli affari andassero gradualmente nelle loro mani.

Capita spesso infatti che componenti del governo o delle istituzioni rimangano implicati in traffici illeciti. E lo storico boss dell’oppio, il ceceno Aziz Batukaev, è stato aiutato a evadere dalla prigione dove stava scontando 16 anni di pena.

Questi fenomeni hanno portato a maggiori attenzioni da Washington, che starebbe aiutando il governo di Biskek anche per gli interessi geopolitici sulla militarizzazione e sul controllo dell’area.

 

 

 

 

 

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