Elezioni USA: tutto quello che c’è da sapere prima dell’Election Day

Elezioni USA: tutto quello che c’è da sapere prima dell’Election Day
Voting booths in polling place

Il popolo americano sta per eleggere il suo 45° presidente. Una figura che succederà agli otto anni di amministrazione Obama, il primo presidente afroamericano della storia del paese. Otto anni democratici che simbolicamente possiamo sintetizzare con una parola: “progressismo”. Lo stesso progressismo che l’ex first lady vorrebbe proseguire

Generalmente, quando un partito è stato alla Casa Bianca per due mandati consecutivi, ci si aspetta che sia l’altro a vincere. Storicamente parlando è così. Ecco perché molti democratici, hanno rinunciato a candidarsi in questa tornata ma non Hillary. Forte della sua trentennale esperienza politica si è lanciata senza dubbi in questa impresa. Nel campo repubblicano, invece, ha destato scalpore la candidatura del miliardario Donald Trump, inizialmente dato come sconfitto in partenza per poi imporsi completamente durante le elezioni.

CAMPAGNA ELETTORALE PIENA DI COLPI BASSI

La campagna elettorale è stata segnata da una serie incredibile di colpi bassi. La stampa ha colpito duramente Trump mandando in onda un vecchio filmato in cui manifestava propositi sessisti nei confronti delle donne (qualificandoli come chiacchiere da spogliatoio e chiedendo pubblicamente scusa) o rievocando alcuni scandali che lo vedevano protagonista. I media però hanno colpito anche Hillary con l’inchiesta dell’FBI sulle sue email e su presenti scandali sessuali riguardanti il marito della direttrice della sua campagna elettorale ma anche lo scandalo sui soldi dei contribuenti usati per la campagna elettorale. Per non parlare di Trump che durante i dibattiti televisivi ha dichiarato che arresterà Hillary se dovesse diventare presidente per come ha gestito le email da segretario di Stato. Un quadro sintetico che riassume bene il livello raggiunto dalla campagna elettorale.  Il 45% degli elettori ha dichiarato che voterà per Hillary Clinton mentre il 42% sosterrà Trump, secondo un sondaggio pubblicato giovedì 3 novembre. Lo scarto tra i due candidati si riduce al margine d’errore ormai.

UNA SITUAZIONE INEDITA

Ci troviamo di fronte a un panorama politico assolutamente inedito. Mai una donna, in nessuno dei due grandi partiti, è stata designata come candidato alla Casa Bianca, così come mai nessun candidato è stato in corsa per lo studio ovale senza aver mai maturato un’esperienza di natura politica, nemmeno un minuto come incarico nell’esercito. Un fatto assolutamente nuovo. Inoltre, a sfidarsi sono i due candidati più anziani. Trump divide il suo partito ma con la riapertura dell’inchiesta dell’FBI sulle email di Hillary Clinton quando svolgeva l’incarico di segretario di Stato (Ministro degli esteri ) nel primo mandato Obama, il tycoon sembra recuperare terreno e dare notevolmente fastidio a Hillary Clinton che appariva come favorita. Almeno fino a poche ore fa, visto che l’FBI ha deciso di non riaprire il caso spostando di nuovo gli equilibri. Hillary, intanto, si è presentata sul palco di Katy Perry, quello dell’impero musicale Beyoncé- Jay Z e altri artisti per tentare di convincere maggiormente i giovani nelle ultime ore.

HILLARY CLINTON

Hillary Clinton, 69 anni. Candidata democratica - Foto: ABCNews
Hillary Clinton, 69 anni. Candidata democratica – Foto: ABCNews

Prima avvocato di successo, poi First Lady (e non di quelle simboliche ma molto attiva nell’amministrazione del marito proponendo anche una riforma sanitaria), in seguito governatrice dello Stato di New York (proprio nel periodo degli attentati alle torri gemelle) ed infine segretario di Stato dopo aver perso le primarie democratiche contro quello che sarebbe diventato il presidente del paese, Barack Obama, la Clinton non è certo una novellina. È il primo candidato così preparato in corsa per lo studio ovale.

Le primarie democratiche sono state segnate dallo scontro tra Hillary e Bernie Sanders. Il senatore del Vermont, infatti, ha condotto un buon percorso ostacolando e non poco la strada della Clinton. Godendo dei favori dell’elettorato rappresentato dalla middle class e dai giovani americani, tappa dopo tappa confermava di essere un candidato importante. Nello Stato della California si è inchinato al successo di Hillary che gode dell’appoggio delle minoranze e dei gruppi ispanici, afroamericani e Amerindi ma anche di una grande schiera di finanziatori conosciuti nella sua carriera. Oggi, Sanders su invito del presidente Obama, appoggia Hillary Clinton (anche se inizialmente sembrava avere un’altra idea).

 

DONALD TRUMP

Il candidato repubblicano 70enne, Donald Trump - Foto: Gaming Today
Il candidato repubblicano 70enne, Donald Trump – Foto: Gaming Today

Le primarie repubblicane, invece, sono state in un certo senso sorprendenti. Tutti conoscevano Trump, l’uomo che ha edificato le sue torri un po’ ovunque (le più famose a New York nella 5th Avenue e Las Vegas), creato linee di prodotti a suo nome come bevande, creato un reality show (the Aprentice da noi andato in onda con Briatore), una compagnia aerea poi fallita e altre innumerevoli iniziative. Il suo nome è un vero e proprio brand e lui è senz’altro uno degli uomini più ricchi del globo, autentico “One Man Show” sempre accompagnata da belle donne nella sua turbolenta vita privata che lo ha visto cambiare tre mogli. Tuttavia, politicamente parlando non ha nessuna esperienza. Molti esperti lo hanno definito come pessimo comunicatore che usa sempre gli stessi termini e con un lessico povero. È apparso sempre impreparato sulla politica estera.

Uno dei punti fermi della sua agenda è stato sempre il muro che vorrebbe creare nella zona di confine con il Messico per evitare altri ingressi illegali nel paese.  Evidentemente però il suo modo di fare appare efficace. Sì, perché Trump sorprendentemente si è letteralmente imposto nelle primarie sbarazzando la concorrenza senza troppi problemi, Marco Rubio e Ted Cruz (due politici importanti che apparivano favoriti tra i repubblicani) i suoi nemici più accreditati, hanno dovuto inchinarsi. A giovargli, l’ondata di odio e di disprezzo nei confronti dello Stato islamico e del sentimento di rabbia della classe operaia colpita dalla crisi in molti Stati che hanno visto ridursi l’occupazione, nonostante i buoni risultati dell’amministrazione Obama che ha saputo incrementare il tasso di occupazione nel paese.

Parlando alla pancia della gente e affascinando con la sua demagogia senza ricorrere all’uso di frasi troppo complicate per alcuni elettori, si è assicurato il suo successo che ha spiazzato. La sua politica però è fondamentalmente basata sulla collera, la frustrazione e il malcontento di una certa parte della popolazione. Il suo messaggio è corto e limitato. I dibattiti hanno evidenziato come non abbia effettivamente una linea chiara, un’agenda definita e ha concesso troppi errori approssimativi. La strategia adoperata per le primarie, dunque, era efficace ma per le elezioni presidenziali serve altro. Resta un provocatore populista, anti establishment ma troppo caricato e poco credibile, soprattutto quando deve fornire lucide soluzioni. La frustrazione sulla quale ha fondato la sua strategia e la mancanza di positività così come l’incapacità di generare speranza potrebbero essergli fatali oppure no…

Tuttavia, a dargli una mano negli ultimi giorni è stata l’inaspettata riapertura dell’inchiesta dell’FBI e la lettera  inviata al Congresso dal numero uno del Bureau, James Comey. Repubblicano scelto proprio da Obama per dimostrare che la Casa Bianca è sopra le parti, oggi sembra decisamente remare per i suoi. La situazione vede la distanza tra i due notevolmente ridotta dopo l’apertura del caso. Di oggi però, la notizia della decisione dell’FBI di non riaprire il caso con conseguente effetto sui sondaggi.

COME SI VOTA? 

Infografica: Stampa print (stampaprint.net/it)

PERCHÈ SI VOTA DI MARTEDI’?

Il Congresso americano scelse nel 1845 il martedì come giorno per le elezioni sul territorio nazionale. Si è optato per inizio novembre. I raccolti sono finiti e la neve non ha ancora reso le strade impraticabili. Quanto al giorno scelto, occorre tenere conto delle scelte logistiche di quel contesto storico. In un mondo in cui ci si spostava a cavallo, serviva lasciare tempo agli elettori. Gli Stati Uniti erano a quei tempi una società prettamente agricola, le fattorie potevano essere molto lontane dalle città. Spesso serviva un giorno di viaggio per andare e uno per tornare a casa. Sabato era un giorno di lavoro ordinario. Domenica, giorno di preghiera, di culto e per questo intoccabile. Lunedì presupponeva partire di domenica, impossibile. Martedì al contrario sembrava rappresentare un buon compromesso. Si partiva lunedì e si poteva tornare con comodo. Tuttavia, l’associazione Why Tuesday vede in questa scelta la ragione dalla bassa affluenza elettorale. Secondo un’inchiesta condotta per le elezioni di Mid Term (metà mandato, ndr) nel 2014, il 69% degli astensionisti dichiaravano di essere ostacolati da ragioni professionali o familiare. Quelle elezioni videro il più basso afflusso elettorale: solo il 36% dei cittadini votarono.

MAPPA ELETTORALE AMERICANA

Mappa elettorale aggiornata ad oggi secondo i dati di The Upshot
Mappa elettorale aggiornata ad oggi secondo i dati di The Upshot (del tutto simile a quella del 2012 e quindi di buon auspicio per i democratici

MAPPA ELETTORALE NEL 2012

Mappa elettorale con i risultati delle elezioni presidenziali del 2012
Mappa elettorale con i risultati delle elezioni presidenziali del 2012

VOTO ANTICIPATO IN FLORIDA

ANALISI finale voto in Florida: Totale voti espressi: 6.424.595 Repubblicani: 2.472.431 (38,48%) Democratici: 2.560.443 (39,85%) Partiti minori: 154.326 (2,40%) Non affiliati: 1.237.395 (19,26%) Vantaggio per i democratici di 88.012 voti (ovvero +1,37% sui repubblicani)
ANALISI finale voto in Florida (Uno degli Stati chiave): Totale voti espressi: 6.424.595 Repubblicani: 2.472.431 (38,48%) Democratici: 2.560.443 (39,85%) Partiti minori: 154.326 (2,40%) Non affiliati: 1.237.395 (19,26%) Vantaggio per i democratici di 88.012 voti (ovvero +1,37% sui repubblicani)

COSA DICONO I SONDAGGI A POCHE ORA DALLE ELEZIONI?

Sondaggio finale di Fox News: Hillary Clinton A +4 a livello nazionale su Donald J. Trump
Sondaggio finale di Fox News: Hillary Clinton A +4 a livello nazionale su Donald J. Trump

COSA ASPETTARSI?

Trump divide, polarizza e punta il dito ma Hillary rassicura, propone soluzioni e tenta di unire. C’è da rammentare che il giorno delle elezioni in America ha sempre riservato molte sorprese e potremmo anche assistere a un pareggio destinato a protrarsi per mesi (non impossibile poiché già successo). Non è detto, infatti, che uno tra Hillary Clinton e Donald Trump vinca le elezioni l’8 novembre: potrebbe finire pari. Così come potrebbe esserci un risultato destinato a protrarsi per mesi, o magari uno così netto da delinearsi in poche ore.

Al popolo Americano l’ardua sentenza!

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