Turchia, Libertà di stampa sempre più a rischio

Turchia, Libertà di stampa sempre più a rischio

Non cessano gli arresti e le epurazioni che il presidente turco sta mettendo in atto per sottomettere il Paese: dopo i magistrati, i professori e persino i rettori che Erdogan sceglierà di persona, è arrivato il turno dei giornalisti. E’ in atto una repressione senza freni. I dati sulla Libertà di stampa in Turchia sono allarmanti, soprattutto dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso: siti oscurati, televisioni private censurate, centinaia di giornalisti arrestati, 168 media ostili al governo di Erdogan sono stati chiusi con decreti dello stato d’emergenza. Una libertà sempre più in bilico, che si ritrova a fare i conti tra censure e propaganda. L’argomento è stato persino oggetto di una discussione dell’Europarlamento, in cui l’UE richiedeva espressamente al governo turco la liberazione dei giornalisti arrestati in seguito alle epurazioni perché “la libertà di stampa è una garanzia fondamentale per le democrazie”.

E’ proprio di stamattina la notizia dell’arresto di altri 13 giornalisti, tra cui il direttore Murac Sabuncu del quotidiano Cumhuriyet, con l’accusa di far parte di Feto, l’organizzazione che farebbe capo a Fethullah Gulen e al Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Il quotidiano era finito del mirino di Erdogan già in passato: due redattori erano finiti in manette con l’accusa di aver divulgato segreti di Stato, perché si stavano occupando di un’inchiesta sulla fornitura d’armi ai jihadisti siriani da parte dei servizi segreti turchi. La condanna del tribunale è stata di cinque anni di reclusione, ma in seguito al ricorso presentato dai giornalisti, la Corte costituzionale ha ordinato la scarcerazione dopo 92 giorni di prigionia.

Il paradosso degli arresti di questa mattina, invece, è più evidente: la testata, infatti, è il punto di riferimento dell’élite laica della Turchia, pertanto l’accusa di essere complici di un’ala della destra islamica è davvero poco attendibile. Anche perché – come ricorda La Stampa – proprio Cumhuriyet aveva denunciato nel 2002 il carattere terroristico del network di Gulen, ma era rimasto inascoltato perché l’ex imam era il miglior alleato di Erdogan.

Cumhuriyet, fondato nel 1924, è considerato la voce fuori dal coro per eccellenza, da sempre ostile all’ascesa e al consolidamento di Erdogan, e per questo finito nel mirino del dittatore. Un quotidiano molto apprezzato dai turchi: stamattina sono scesi in migliaia a protestare contro i mandati d’arresto e si sono radunati davanti alla redazione per manifestare, nei limiti del possibile, il proprio disaccordo.

La retata delle forze dell’ordine è un nuovo capitolo nella battaglia che il potere di Ankara sta conducendo contro le persone considerate vicine al movimento del predicatore Fethullah Gülen, esiliatosi negli Stati Uniti e accusato di essere il manovratore del fallito colpo di Stato del 15 luglio, e contro i sostenitori del partito dei lavoratori del Kurdistan.

Il concetto di libertà di stampa come una necessità per ogni società democratica sembra non essere stato proprio adottato né compreso dal Presidente Erdogan, che preferisce fare a meno del quarto potere in uno Stato sempre più autoritario.

“Se tutti gli uomini tranne uno, fossero di un parere, e quello, solo una persona fosse del parere opposto, tutti gli altri uomini non sarebbero giustificati a ridurre al silenzio quell’unico uomo, quanto lui, se ne avesse il potere, non sarebbe giustificato a ridurre al silenzio tutti gli altri”, John Stuart Mill.

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