Israele: Obama avvia la riconciliazione con la Turchia

La visita in Israele del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dal 20 al 22 marzo, ha finalmente messo termine a più di tre anni di tensioni tra due alleate storiche nel Medio Oriente, che non potevano certamente restare in queste condizioni. Il Presidente americano ha infatti ottenuto poco prima della sua partenza, il consenso da parte di Netanyahu che doveva chiamare il suo omologo turco, Rece Tayip Erdogan, alfine di presentargli le sue scuse tre anni dopo  l’imbarco sanguinoso da parte dei soldati israeliani nei confronti di una flottiglia umanitaria per la striscia di Gaza, nel maggio del 2010.

Nove militanti turchi sarebbero stati uccisi nel corso di un assalto lanciato nelle acque internazionali da un commando israeliano contro il Mavi-Marmara, nave noleggiata da un’organizzazione islamica vicina al governo turco. Lo stesso comando lanciò l’assalto contro il territorio palestinese di Gaza. Un’inchiesta interna avrebbe condotto a una serie di “errori operazionali”.

 

La Turchia e Israele hanno dunque compiuto un importante passo verso la riconciliazione delle relazioni diplomatiche. Gli ambasciatori devono rapidamente riprendere le loro posizioni presso Ankara e Tel-Aviv, come confermato da un comunicato ufficiale israeliano. Erdogan ha sottolineato il suo attaccamento per “l’amicizia solidale e la cooperazione secolare tra il popolo turco e quello ebraico”.  

“Il momento era buono per ristabilire le relazioni”, ha commentato Barack Obama al suo arrivo in Giordania. “Non è necessario essere d’accordo su tutto per collaborare sulla sicurezza regionale e su altre questioni”, ha voluto puntualizzare il 44° Presidente degli Stati Uniti. Gli accordi di cooperazione e gli esercizi militari comuni organizzati ogni anno in Anatolia sono stati gelati. Ma l’instabilità che regna nella regione, la guerra civile in Siria e le inquietudini suscitate dal controverso programma nucleare iraniano hanno accelerato il riavvicinamento. 

Gli scambi politici ed economici non hanno mai rotto del tutto gli affari tra le potenze regionali. Nella metà dello scorso febbraio, dei diplomatici si sono incontrati a Roma, per tentare di riattivare il dialogo. Ma le scuse israeliane e le compensazioni finanziarie per le famiglie delle nove vittime erano fortemente richieste da Ankara. Il governo israeliano invece si è rifiutato per molto tempo di voler agire in questo senso.

Manuel Giannantonio

23 marzo 2013

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