Quindici mesi da infiltrati nel Ku Klux Klan

Quindici mesi da infiltrati nel Ku Klux Klan

Si chiama “Hope Not Hate” ed è un gruppo antirazzista britannico che è riuscito a infiltrare alcuni suoi uomini in una delle sezioni più estreme del Ku Klux Klan. 

Hanno avvicinato il capo dei Loyal White Knights, uno dei gruppi più violenti e razzisti d’America. Hanno fatto amicizia con lui e la moglie. Sono riusciti a entrare nelle grazie delle più alte sfere dell’organizzazione nota come Ku Klux Klan.

Quella che sembra un’infiltrazione degna del miglior detective è in realtà l’operazione portata avanti da alcuni attivisti. “Hope Not Hate” è un’associazione britannica antirazzista che per quindici mesi si è infiltrata nelle file del KKK, ottenendo nomi e dati su criminali pericolosi mossi dall’odio razziale.

L’uomo chiave: Chris Baker 

Per riuscire a entrare nella rete del Ku Klux Klan, gli attivisti hanno avvicinato Chris “Imperial Wizard” Baker e sua moglie. Baker è il leader dei Loyal White Knight, organizzazione razzista di supremazia bianca fondata da lui stesso nel 2012.

Dopo le espulsioni da tre sezioni del KKK per i suoi legami con i neonazisti dell’Aryan Nationalist Alliance, il “mago imperiale” decise di creare una costola del KKK più selettiva e in grado di riunire diverse denominazioni razziste.

Baker è un criminale: oltre a promuovere odio è stato condannato per incendio doloso, furto e aggressione aggravata. Gli attivisti di “Hope Not Hate” lo hanno osservato studiandone ogni attività quotidiana per poi avvicinarlo.

Nonostante Baker sia malvisto dai vertici del KKK, la sua attività è in crescente espansione con adesioni di cittadini americani e stranieri. Il suo attivismo dell’odio riscuote successo tra diversi gruppi razzisti, dai neonazisti ai fondamentalisti cristiani.

Nota alle cronache la manifestazione del 2015, quando il gruppo di Baker e dei suoi alleati fu fermato da contro-manifestanti neri scatenando violenti scontri. I Loyal White Knight hanno costruito centri in Louisiana, Mississipi, Alabam, Texas, Georgia e North Carolina, paese dove Baker ha fondato il gruppo.

L’infiltrazione e le attività del gruppo

Gli attivisti hanno scoperto risvolti oscuri e scottanti sulla storia dei Loyal White Knight. Gli attivisti hanno pubblicato tutte le informazioni raccolte sul loro sito. Tra le azioni più violente ci sono attacchi contro attivisti antifascisti. Alle azioni violente ci sono posizioni negazioniste sull’Olocausto del popolo ebraico e iniziative di promozione omofobe.

Lo scorso febbraio, per esempio, il gruppo organizzò una manifestazione anti-immigrazione in California in cui ci furono scontri. In quell’occasione cinque persone furono ferite e tredici arrestate – tutte rilasciate dopo poche ore. A distanza di giorni, lo stesso Baker inviò una mail a uno degli infiltrati dove si vantò di aver accoltellato tre «comunisti» durante gli scontri.

Ku Kux Klan
Un “contro-manifestante” afroamericano strappa i vessilli dalla camicia del capo del KKK William Quigg al raduno razzista del febbraio scorso in California. (Fonte: nate-thayer.com)

L’operazione da infiltrati dei membri di “Hope Not Hate” ha scoperto come esistano centinaia di circoli in tutti gli States. All’interno di queste basi i membri più influenti organizzano e producono le attività e i materiali di propaganda.

La maggior parte dei volantini raccolti dagli attivisti inneggiano all’antisemistismo e narrano di «musulmani che stuprano le nostre donne bianche». Numerosi anche quelli con immagini di Obama impiccato.

I dati raccolti dagli attivisti

Il risultato finale delle infiltrazioni è notevole. “Hope Not Hate” è riuscita in particolare a svelare l’identità di 270 di militanti.

Tra i nomi ci sono molti poliziotti, stranieri ed espulsi per essere andati contro le regole del gruppo. Molti ex- membri infatti sono stati cacciati per aver «assunto droghe». Altri per avere un «bambino misto», per «aver fatto sesso con una puttana ebrea» o «utilizzato pornografia asiatica».

In termini di forme di razzismo, gli attivisti descrivono i quindici mesi all’interno del gruppo come «qualcosa di mai visto prima».

Nell’inchiesta spunta anche un risvolto importante sulle attività del Ku Klux Klan. I Loyal White Knights organizzano il “White Live Matter”, una contro-manifestazione che si svolge parallelamente a quelle dei Black Lives Matter, il gruppo nato negli Usa dopo gli assassinii di afroamericani da parte della polizia.

Una volta pubblicata l’inchiesta Baker è stato intervistato. L’uomo ha negato l’Olocausto e ogni accusa. Ha giustificato la violenza e la promozione dell’odio nel suo gruppo e nel Ku Klux Klan come una forma di auto-protezione.

 

 

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook