Israele: Netanyahu ha formato un governo di coalizione

Benjamin Netanyahu ha formato giovedì un governo di coalizione a Israele, il suo partito, il Likud-Beitenu, ha voltato le spalle ai suoi tradizionali alleati ultra-ortodossi per allearsi con la formazione laica di Yair Lapid. “Abbiamo un governo”, ha detto un portavoce del Likud-Beitenu, Noga Katz, tre giorni prima dell’accordo con il Primo ministro.

“Il governo resta nelle nostre mani”, ha dichiarato Benjamin Netanyahu ai membri del partito sottolineando che il Likud-Beitenu conserverebbe i ministeri della Difesa e degli Affari esteri.

Oltre alla formazione centrista e laica di Yair Lapid, Yesh Atid, il Likud-Beitenu ha concluso un’alleanza con il partito ultranazionalista di Naftali Bennet, Bayt Yehudi (orfanotrofio ebreo) e con la formazione dell’ex ministro degli Affari esteri Tzipi Livni, Hatnouah (il movimento).

 

Questa coalizione disporrà almeno di 68 dei 120 seggi della Knesset. Questo scrutinio è stato segnato dalla sorpresa del campo centrista e laico alle spese dei conservatori del Liku-Beitenu, che sono comunque arrivati in testa.

Questo passo avanti, che traduce la preminenza nell’opinione delle questioni interne come il potere di acquisto, si è accompagnato da un passo indietro dei partiti ultra-ortodossi. Non figurano nel nuovo governo di coalizione dopo aver appoggiato Benjamin Netanyahu nella precedente legislatura.

Netanyhau è sembrato decisamente deluso dal fatto che le questioni interne abbiano deviato l’attenzione della questione atomica iraniana che deve essere secondo lui, nel cuore delle preoccupazioni del suo nuovo governo.

Yair Lapid e Naftali Bennet, la cui alleanza ha impedito a Benjamin Netanyahu di proseguire la collaborazione con gli ultra-ortodossi, dovrebbe firmare l’accordo di coalizione nella giornata. Il nuovo governo dunque potrebbe entrare in funzione la settimana prossima prima della visita di Barack Obama

Il 44° Presidente degli Stati Uniti si recherà a Israele senza un piano di rilancio per il processo di pace, secondo le voci di Washington, e in pochi credono in una rapida ripresa delle discussioni, a un punto morto dal mese di ottobre del 2010.

Manuel Giannantonio

15 marzo 2013

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