USA: secondo dibattito al veleno tra Clinton e Trump

USA: secondo dibattito al veleno tra Clinton e Trump

La dinamica elettorale resta favorevole all’ex first lady all’indomani del secondo dibattito televisivo. Lo scontro tra i pretendenti alla Casa Bianca, a meno di un mese dalle elezioni, segna un appuntamento unico nel suo genere nella storia politica del paese, probabilmente il peggiore di sempre

ST.Louis (MISSOURI) – Nell’auditorium della George Washington University di St. Louis (Missouri), Donald Trump, evidentemente meglio preparato rispetto al primo confronto televisivo, ha assunto un atteggiamento di tutt’altro spessore nei confronti della sua avversaria. Il candidato repubblicano aveva necessariamente bisogno di cogliere l’occasione per riguadagnare punti nei confronti di Hillary, soprattutto, dopo il week end disastroso della divulgazione di un video del 2005, pubblicato dal The Washington Post e riproposto da Hillary su Twitter, in cui lo stesso Trump, manifestava propositi sessisti e degradanti nei confronti delle donne. Intendiamoci, non serviva questo video per capire chi fosse Trump e probabilmente non avrà un grande impatto sul peso decisionale degli elettori. Tuttavia, ha generato un effetto negativo presso i sostenitori del partito repubblicano. John Mc Cain, ex candidato repubblicano alla presidenza (nel 2008 contro Obama), ha severamente condannato le parole di Donald, così come Condoleeza Rice (ex segretario di Stato dell’amministrazione Bush), che ha detto che la più grande democrazia del mondo non può avere un uomo come Trump al comando. Persino Arnold Schwarzenegger (ex governatore repubblicano della California), si è espresso sulla faccenda via social, spiegando che non voterà per la prima volta da quando ha acquisito la cittadinanza americana nel 1983. Come se non bastasse un video in cui Robert De Niro se la prende con il tycoon ammettendo di volerlo colpire un pugno, gira nelle ultime ore in rete. Trump, quindi deve necessariamente riunire i pezzi del suo partito e conquistare gli elettori. Un compito tutt’altro che facile.

IL VIDEO CHE INCHIODA TRUMP

Il tycoon newyorchese questa volta è decisamente partito all’attacco attraverso una serie di provocazioni acerbe. Evocando il turbolento passato di Bill Clinton e minacciando di servirsi del ministero della Giustizia – in caso di vittoria presidenziale – per inviare la democratica dietro le sbarre. In questo modo, Trump ha animato lo scontro di 90 minuti.

Il dibattito che inizialmente era previsto come botta e risposta tra i moderatori e gli elettori, in sala e dal web attraverso i social, è virato inizialmente e per buona parte, su questioni meramente personali, facendo passare in secondo piano il vero nocciolo dell’appuntamento: i problemi dell’America e le soluzioni per risolverli. Durante un’ora e mezza a nervi tesi, ha dato prova di maggior disciplina che nel primo scontro. Si è scusato pubblicamente per le parole pronunciate nel video classificandole come “chiacchiericcio da spogliatoio” provocando l’avversaria ricordandole che le sue sono solo parole mentre il marito ha fatto di peggio in passato e non a parole.

Inoltre, ha considerato Hillary come “diavolo”, ha affermato che il suo cuore è pieno di odio e promesso di nominare un procuratore speciale per indagare su di lei e il caso delle oltre 35mila mail contenente materiale sensibile e confidenziale, eliminate durante la sua carica di segretario di Stato. Hillary, invece ha mantenuto la sua calma istituzionale e manifestato la sua evidente strategia: fare dell’elezione un referendum sulla personalità di Trump, presentato come persona instabile e settaria. La Clinton è tornata sulle considerazioni espresse da Trump sulle donne, gli immigrati e i musulmani. Ad oggi, due sondaggi svolti con i telespettatori conferiscono un vantaggio ad Hillary: 57% contro il 34% di Donald Trump secondo la CNN/ORC e 47% contro 42% secondo un sondaggio di YOUGOV. Robby Mook, direttore della campagna di Hillary Clinton, stimava che Donald Trump non era riuscito ad “invertire la tendenza” e ottenere il “colpo” di cui la sua candidatura ha estremamente bisogno considerando la situazione.

Il team della democratica stima anche che il repubblicano ha commesso uno sbaglio politico minacciando Hillary di prigione, un’uscita da “dittatore”. “potevamo aspettarci 5 o 6 punti di ritardo nei sondaggi, cerca di elargire la sua coalizione, di toccare un maggior numero di elettori, più moderati o indecisi”, stima Steven Smith, “ma non l’ha fatto”. Per quest’ultimo, Trump ha tentato di “rinforzare i suoi propositi, di fermare l’emorragia (dei suoi sostenitori) e di impedire alla sua candidatura di sgretolarsi”.

La politica estera è concepita in maniera diametralmente opposta dai due candidati e Trump ha pubblicamente annunciato il suo disappunto sulla Siria; Mike Pence ha ricordato che gli Stati Uniti attaccano direttamente le forze siriane. L’obiettivo dei repubblicani è quello di conservare la maggioranza al Congresso (ottenuta nelle ultime elezioni di mid term, ndr), durante le elezioni legislative, che avranno luogo contemporaneamente con quelle presidenziali l’8 novembre.

Sulla questione delle tasse, inevitabilmente, sopraggiunge la spinosa questione, della dichiarazione dei redditi del 1995 pubblicata dal New York Times. Trump ha dunque evaso le tasse? Lui ammette: “Si, l’ho fatto! Ma era previsto dalla legge. Perché Hillary non ha cambiato quelle leggi che ora contesta, che privilegiano anche chi l’ha finanziata, come Warren Buffet e George Soros?”. Il tycoon poi approfitta del momento per ribadire: “Vogliamo abbassare le tasse a favore della classe media. Hillary invece vuole aumentarle. Le nostre tasse sono le più alte del mondo, io voglio renderle le più basse”. Per concludere spiega la sua soluzione fiscale: “Clinton replica sottolineando che il piano del suo avversario garantirà enormi tagli delle tasse alle grandi corporation e che, inevitabilmente, questo ricadrà sule spalle della classe media. Noi, sottolinea per differenziarci, andremo a cercare soldi da chi ne ha di più”. Nel mirino, chi guadagna più di 5 milioni l’anno.

IL VIDEO DI ROBERT DE NIRO

Un altro tasto importantissimo è proprio la questione sanitaria e l’Obama care. Parte la domanda di un elettore che chiede se sarà accessibile a tutti. Hillary risponde che ha una strategia e alcune soluzioni, come l’abbattimento dei costi elevati ma ricorda il suo operato politico e come abbia elargito la copertura sanitaria a venti milioni di persone che non ne avevano.  Trump va giù duro: “L’Obama care è stato un disastro! Vogliamo abrogare questo sistema che è troppo costoso e impedisce alle società di assicurazione di competere tra loro”. Hillary risponde fornendo parte della sua strategia in merito: “Se creiamo una forte concorrenza manteniamo gli aspetti positivi e blocchiamo l’aumento dei premi, riuscendo così ad occuparci anche di chi non ha i mezzi per pagarsi la copertura sanitaria”.

Tra gli elettori ha fatto una domanda una ragazza che presentandosi ha detto: “Sono musulmana”. Si rivolge a Trump e chiede lui come intende comportarsi con le comunità e in particolare con la comunità islamica”. Il repubblicano risponde: “Lei non ha mai fatto cenno agli integralisti musulmani, che sono il vero problema dell’America, e non solo. I musulmani hanno il dovere di segnalare chi, all’intorno della loro comunità, ha idee pericolose per la sicurezza di tutti. Ho espresso più volte e ribadisco oggi questo concetto”. L’ex first lady ribadisce l’intenzione di sconfiggere il sedicente Stato islamico e i terroristi: “ma dobbiamo farlo d’accordo con i paesi musulmani, proprio per questo motivo se ci separiamo oggi da tutto il mondo islamico facciamo un regalo ai terroristi”.

Donald Trump e Hillary Clinton in una della fasi del
Donald Trump e Hillary Clinton in una della fasi del “2° dibattito televisivo tenutosi a St Louis (Missouri) – Foto: Reuters

A un certo punto, i moderatori pongono una domanda sul caso Wikileaks (il sito gestito da Julian Assange, noto per la fuga di informazioni confidenziali, ndr), le sue rivelazioni. Tra le rivelazioni ci sarebbe una che riguarda proprio Hillary e dalla quale si evince un suo comportamento totalmente finto nella vicinanza alla middle class e quindi più amica delle banche. Lei ha risposto: “Stavo parlando dopo aver visto il film su Abramo Lincoln. Sottolineavo quanto sia difficile per un presidente portare il Congresso dalla propria parte.” Poi porta l’attenzione sulla Russia: “La nostra intelligence ha detto che il Cremlino ha portato avanti attacchi per cercare di condizionare le nostre elezioni. Cercano di aiutare Trump. Perché, altrimenti, non tirano fuori anche le sue dichiarazioni dei redditi?”. Trump ribatte: “Dice solo bugie… con Putin possiamo combattere l’Isis. Io non ho ricevuto soldi dalla Russia”. E conclude: “Pago centinaia di milioni di dollari di tasse. Quando sarà finito il controllo da parte dell’agenzia delle entrate pubblicherò i documenti”.

Lo scontro totale senza esclusione di colpi verrebbe da dire, si conclude con una domanda da un elettore indeciso: “Potete citare qualcosa di positivo sul vostro avversario?”, una domanda che ha provocato qualche risatina in studio. Hillary ha risposto: “Rispetto i suoi bambini. Sono particolarmente dotati e devoti”. Trump invece ha dichiarato: “Non abbandona mai, e questo lo rispetto, lo dico onestamente”. “Sono in disaccordo con la maggior parte delle cose per le quali si batte ma è una buona combattente”.

Sostanzialmente, questo dibattito ribadisce quanto espresso dal primo, anche se Trump si è comportato meglio. Tuttavia, politicamente parlando ci si aspettavo di discutere maggiormente di questioni concrete. Resta il terzo ed unico appuntamento in cui si giocheranno le ultime carte prima delle elezioni dell’8 novembre. Ad oggi, la Clinton è ancora in vantaggio come evidenziano la maggioranza dei sondaggi ma non è ancora un vantaggio significativo. Certamente, difficilmente chi sosteneva prima Clinton o Trump, ha cambiato idea al termine dello scontro.

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