Post-BREXIT: Le richieste dei paesi UE

Post-BREXIT: Le richieste dei paesi UE

Da quel 23 giugno in cui il popolo Britannico è stato chiamato alle urne per decidere riguardo la permanenza nell’Unione Europea sono passati poco più di tre mesi, eppure, tranne che per l’incredibile crollo della Sterlina e la revisione delle stime del PIL, il mondo reale — sia nei paesi UE che in Gran Bretagna — non sembra aver avuto quei drastici cambiamenti preannunciati prima del voto. Tale immobilismo è stato principalmente dettato dallo stallo imposto dal governo di Londra preso alla sprovvista del risultato del referendum e quindi intenzionato a posporre l’inizio delle contrattazioni con Bruxelles.

Le conferenza del partito conservatore della settimana scorsa, però, ha rappresentato una svolta nella condotta del Regno Unito, con il primo ministro Theresa May che ha finalmente indicato una data precisa (Marzo 2017) per l’attivazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona. Il governo di Westminster si appresta dunque a dover affrontare difficili negoziazioni con l’Unione Europea e con gli stati di essa membri, per ridisegnare il ruolo della Gran Bretagna all’interno dello scenario continentale. A rendere la posizione del Regno Unito particolarmente complessa, è proprio il dover negoziare con 27 paesi con richieste e pretese molto diverse tra loro, ecco dunque alcune delle insidie che la neo Primo Ministro dovrà affrontare.

GERMANIA

In Germania il risultato del referendum Britannico è stato percepito come un fulmine a ciel sereno, con l’establishment politico sconvolto dall’idea che uno stato membro potesse voler lasciare l’Unione. Avendo però appurato come il risultato sia definitivo e immodificabile, la cancelliera Angela Merkel si trova ora stretta tra il dover salvaguardare gli interessi contrastanti di Berlino e dell’Unione Europea. Il Regno Unito infatti rappresenta la terza destinazione degli export della Germania (7,5%) e tali esportazioni costituiscono il 3,5% del PIL tedesco, la Germania vorrebbe dunque mantenere immutati i rapporti commerciali con Westminster continuando a garantire alla Gran Bretagna l’accesso al mercato unico Europeo. Allo stesso tempo però l’esecutivo tedesco è consapevole che il garantire un accordo eccessivamente vantaggioso per il Regno Unito rischierebbe di rafforzare i partiti euroscettici in tutta Europa portando al collasso dell’Unione.

Per questo motivo la Germania farà tutto ciò che è in suo potere per non deteriorare i rapporti con il governo della regina, ma nel caso in cui le richieste del governo May fossero eccessivamente esose non potrà far altro che escludere la Gran Bretagna dal mercato unico sperando poi di trasferire a Francoforte le istituzioni finanziare oggi basate nella City di Londra.

FRANCIA

Il presidente francese Hollande ha più volte ribadito a Theresa May che la Francia non garantirà l’accesso al mercato unico europeo alla Gran Bretagna se essa non accetterà la libera circolazione delle persone. Hollande infatti crede che il Regno Unito sia stato per lungo tempo il vero ostacolo contro una maggior integrazione europea e non vuole concedere nessun vantaggio al governo di Londra mentre esso lascia l’Unione. Inoltre il prossimo aprile Hollande si appresta ad affrontare le elezioni presidenziali dove il Front National di Marine Le Pen — partito fortemente euroscettico — sembra ad oggi favorito. In fase di negoziazione l’Eliseo cercherà dunque di danneggiare il Regno Unito così da dimostrare ai propri elettori i catastrofici scenari di un’eventuale ‘Frexit’.

ITALIA

L’Italia cercherà sicuramente di mantenere la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione per proteggere gli interessi di quel mezzo milione di italiani che ad oggi vivono e lavorano in Gran Bretagna. Da un punto di vista prettamente economico, però, l’Italia è uno dei pochi paesi che potrebbe trarre vantaggio dalla fuoriuscita della Gran Bretagna dal mercato unico europeo. Una fuoriuscita de Regno unito dal mercato unico europeo infatti, renderebbe più difficile per quelle compagnie automobilistiche extraeuropee che hanno il proprio quartiere generale a Londra — come la giapponese Nissan — competere con le compagnie di casa nostra come la Fiat. Inoltre, come dimostra il viaggio di luglio del sindaco di Milano Beppe Sala a Londra, anche l’Italia spera di poter attrarre le istituzioni finanziare della City nel caso in cui esse dovessero perdere il passaporto finanziario europeo.

SPAGNA

La Spagna, infine, giocherà un ruolo cruciale nelle contrattazioni post-Brexit tra UE e Gran Bretagna, avendo dalla sua vari aspetti su cui fare leva. Gibilterra sarà al centro delle negoziazioni, con Madrid che quasi sicuramente metterà come condizione di avere sovranità congiunta sul territorio prima che alcun accordo sia siglato. Inoltre la Spagna potrà far leva sui 320.000 Britannici che vivono in terra spagnola, se al governo spagnolo verrà richiesto di continuare a garantire loro il diritto di restare senza un visto e accesso all’assistenza medica gratuita la Spagna si aspetterà simili garanzie per coloro che attualmente vivono in Gran Bretagna.

Le contrattazioni tra UK e UE rappresentano un arduo banco di prova per la seconda donna primo ministro nella storia della Gran Bretagna e ad oggi ogni pronostico sul loro risultato sarebbe basato su azzardate congetture, ciò che però si può denotare sin da ora, è che qualsiasi sia l’esito, le negoziazioni cambieranno per sempre la storia della Gran Bretagna.

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