Sikh e americani, la storia dei Riders Sikh of America

Sikh e americani, la storia dei Riders Sikh of America

Sono motociclisti e sono membri americani della comunità Sikh. Il loro scopo? Raccogliere fondi benefici ed eliminare i pregiudizi. Tutto on the road.

Guidano Harley Davidson per centinaia di miglia, indossano giubbotti di pelle e hanno la barba. No, non stiamo parlando dei membri di una crew motociclistica qualunque, ma dei Riders Sikh of America, un gruppo composto da soli membri della comunità sikh americana.

On the road e motociclette, un binomio vincente per sensibilizzare gli Usa

Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, i membri americani della comunità sikh sono stati oggetto di discriminazioni e pregiudizi. Tuttora, a distanza di quindici anni e nonostante l’estraneità della comunità agli attentati jihadisti, alcuni sikh statunitensi sono ancora vittime di attacchi.

Per questi motivi, nel 2012, alcuni appartenenti alla comunità sikh di Bakersfield, California, hanno deciso di fondare la crew per sensibilizzare le persone sulla cultura sikhista.

Per farlo hanno deciso di unire la loro nobile causa all’amore degli americani per le moto di grossa cilindrata. E all’idea del viaggio. Viaggiare è parte della cultura e della storia americana. L’immaginario collettivo on the road non è altro che il revival di una tradizione degli Stati Uniti d’America che affonda le sue radici nei primordi della letteratura.

Beneficenza e cultura 

In questo senso i Riders Sikh of America hanno fatto centro. La sensibilizzazione dell’intera comunità americana sui temi legati alla cultura sikh passa dai chilometri macinati da questi intrepidi bikers. E il successo delle loro iniziative cresce ogni anno.

Ma il compito di questi motociclisti non è solo quello di educare e annientare ogni forma di pregiudizio. Attraverso i loro viaggi raccolgono fondi per i più bisognosi e per le vittime di disastri naturali. Nei primi tre anni di attività l’associazione no profit ha raccolto oltre 60mila dollari.

Essere americani e sikh. Senza mezze misure e nella piena consapevolezza di condividerlo con altre comunità. Questa è l’idea che muove i motociclisti nei loro viaggi.

Principi sikh su due ruote

Il sikhismo è nato nella regione del Punjab attorno al XV secolo e prende i suoi precetti dall’insegnamento di dieci guru. Come dogmi fondamentali, i sikh devono seguire alcune regole ferree.

Per i maschi, per esempio, è obbligatorio indossare il tradizionale copricapo per tutta la vita e portare una barba curata. In generale ci sono precetti, come quello del guru Sri Guru Amar Das ji, che obbligano al trattamento paritario della donna; oppure quello di Sri Guru Angad Dev ji, che valorizza l’uguaglianza e l’istruzione. In generale tutti i sikh sono interdetti da l’utilizzo di alcol e tabacco.

A differenza dell’induismo, la religione più diffusa nel subcontinente indiano insieme al buddismo, i sikhisti sono monoteisti e sono avversi alla suddivisione in caste tipica della società.

Nella storia del subcontinente indiano, i membri della comunità sikhista sono stati vittime di deportazioni e ingiustizie. In epoca contemporanea, il culmine si ebbe con la scissione della regione nel 1947 in seguito alla dissoluzione dell’Impero Britannico.

Da processi storici del genere nacquero movimenti estremisti. La fama dei sikh andò peggiorando a partire proprio dalla loro terra, fino agli anni ottanta, quando la violenza estremista raggiunse l’apice con l’omicidio di Indira Gandhi nel 1984 per mano di un fanatico sikhista.

«Stiamo facendo questo servizio disinteressato per due anni con la speranza di colmare il divario tra le diverse comunità e la diffusione dell’amore, principio di base di sikhismo – spiega a Nbc News Gurinder Singh Bassora dei Sikh Riders of America – Viviamo in un mondo diverso, in cui abbiamo tutti bisogno di imparare gli uni dagli altri e iniziare un dialogo positivo su eventuali incomprensioni. Il nostro obiettivo finale – conclude – è quello di educare sul fatto che siamo tutti fratelli e sorelle, e che non ci sarà posto per l’odio nella nostra vita e nel cuore».

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