Filippine: la guerra del presidente Duterte contro i narcos

Filippine: la guerra del presidente Duterte contro i narcos
Il presidente filippino Rodrigo Tuderte detto "Sceriffo" - Foto: newsinfo.inquirer.net

Sono almeno 1 840 le persone uccise per legami con il mondo della droga dallo scorso maggio. Rodrigo Duterte, detto “il presidente sceriffo” , autodefinitosi “dittatore” conferma il progetto criminale contro i narcos

FILIPPINE – Il presidente filippino, Rodrigo Duterte, getta ulteriore benzina sul fuoco alimentando la stampa con la comunicazione delle sue intenzioni sempre più estreme. L’ultima uscita lo vede paragonarsi ad Adolf Hitler, oltre che pretendere di imitarlo sterminando, non tre milioni di ebrei ma bensì tre milioni di narcotrafficanti ha dichiarato: “Ci sono tre milioni di narcos nelle Filippine, sarei felice di massacrarli”.

PROGRAMMA OMICIDA

Tra il 10 maggio e il 29 settembre, in questo Stato insulare del sud est asiatico, 1 840 persone, coinvolte nel vasto mondo della droga, sono state uccise, 1088 di loro per mano delle forze dell’ordine, come riferito dal canale filippino ABS CBN news, che si basa su comunicati stampa degli uffici regionali, rapporti di polizia e bollettini informativi.

Queste esecuzioni sopraggiungono, soprattutto, durante le operazioni condotte dalla polizia. Una situazione violentissima che rischia seriamente di compromettere lo Stato di diritto. Questi omicidi si verificano generalmente dopo brutali sparatorie e scontri intensi, secondo quanto riferito dal canale di informazione filippino.

Scena di un crimine contro i Narcos nelle Filippine. Il presidente conduce una sanguinosa guerriglia ai narcotrafficanti - Foto: NYT
Scena di un crimine contro i Narcos nelle Filippine. Il presidente conduce una sanguinosa guerriglia ai narcotrafficanti – Foto: NYT

ANDATE E UCCIDETELI

Questa situazione ha agevolato l’ascesa al  potere del presidente Duterte che ha approfittato della situazione promuovendo l’immagine del salvatore della patria contro il narcotraffico, parlando alla pancia della gente e facendosi portatore di giustizia. Rodrigo Duterte, prima della sua elezione dichiarò: “Dimenticate i diritti dell’Uomo. Se sarò presidente, ci sarà del sangue”.

Inoltre, nel 2009, allora sindaco di Davao, Duterte dichiarò: “Se esercitate un’attività illegale nella mia città, se siete un criminale o un sindacato che se la prende con gli innocenti, finché sarò sindaco, sarete nel mirino legittimo di un assassinio”.

Questo presidente, in quanto a frasi ad effetto e affermazioni fuori luogo, fa sembrare un novellino persino il tycoon della grande mela, Donald Trump. Duterte, che non ha problemi ad autodefinirsi un “dittatore”, stimola gli stessi filippini a regolare i loro conti con i narcotrafficanti di questo paese composto da 100 milioni di abitanti.  “Se conoscete qualsiasi drogato, andate e uccidetelo”, dichiarò attraverso il Time. Come se non bastasse, lo scorso giugno si è rivolto direttamente ai cittadini: “Chiamate o non chiamate la polizia, altrimenti fate voi stessi, avete tutto il mio sostegno”.

Il “presidente sceriffo”, così è stato ribattezzato, è stato accusato da un sicario che si è espresso davanti al senato, il 15 settembre, di essere direttamente coinvolto in migliaia di massacri. Edgar Motabo, 57 anni, presentandosi come un killer pentito affermava, che l’attuale presidente filippino, ha ucciso un investigatore del ministero della Giustizia e ordinato gli omicidi di diversi oppositori quando era sindaco.

Il suo “squadrone della morte”, composto da poliziotti ed ex ribelli comunisti, avrebbe assassinato in 25 anni (1988-2013), un milione di persone, una delle quali data in pasto ai coccodrilli, proprio su ordine dello “sceriffo” Duterte.

Le disumane condizioni di detenzione nelle carceri filippine dove la maggioranza dei detenuti sono legati al mondo della droga - Foto: AFP
Le disumane condizioni di detenzione nelle carceri filippine dove la maggioranza dei detenuti sono legati al mondo della droga – Foto: AFP

DIRITTI DELL’UOMO CALPESTATI

Nonostante le Filippine siano avvolte dal problema della droga e del suo traffico, i metodi impiegati dal nuovo presidente preoccupano seriamente la comunità internazionale. L’Ong Human Right Watch ha inviato una lettera al presidente filippino qualche giorno dopo la sua elezione di presidente: “Siamo gravemente preoccupati della vostra retorica che sostiene gli omicidi di criminali e di trafficanti di droga”.

Un’inquietudine, quella della Ong, che sembra decisamente essere confermata. Quattro mesi dopo la lettera, l’organizzazione scrive un nuovo comunicato per il presidente dell’arcipelago: “Gli omicidi dei quali conosciamo pochi dettagli […] sono stati uno shock profondo per i diritti dell’Uomo e lo Stato di diritto nelle Filippine”.

Fonte: CNN, L”OBS

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