L’ONU teme un “genocidio” e “crimini” umanitari in Burundi

L’ONU teme un “genocidio” e “crimini” umanitari in Burundi
Un uomo esibisce un cartellone contro il governo durante un funerale - Foto: © LANDRY NSHIMIYE AFP/Archives

Il governo del Burundi è responsabile di sistematiche e costanti gravi violazioni dei diritti dell’Uomo secondo un’inchiesta condotta dall’ONU conclusasi martedì  

New York City – “Gli esperti hanno constatato sistematiche violazioni dei diritti dell’Uomo commesse principalmente dagli agenti dello Stato e dalle persone a loro legate”, hanno indicato i tre investigatori in un rapporto, deplorando l’approccio del governo che consiste nel “negare automaticamente e totalmente” queste accuse. “Queste gravi violazioni sono sistematiche e l’impunità è onnipresente” secondo il rapporto che avvisa “il pericolo di genocidio è grande”.

Gli investigatori affermano di non poter escludere che alcune di queste violazioni dei diritti dell’Uomo costituiscano crimini contro l’umanità e chiedono procedure giudiziarie internazionali indipendenti per consegnare i presunti autori alla giustizia. È stata compilata una lista dei presunti autori, ripetutamente nominati dalle vittime e dai testimoni come responsabili di gravi violazioni dei diritti dell’Uomo. La lista sarà condivisa con meccanismi giudiziari pertinenti.

564 Esecuzioni

Secondo il rapporto, datato 30 agosto 2016, l’ONU ha potuto verificare 564 casi di esecuzioni dal 26 aprile 2016. Una stima “prudente” secondo gli investigatori. Un dato eloquente dell’ampiezza del caso. Nessuno può verificare esattamente tutte le violazioni perpetrate e quelle che continuano a verificarsi in un contesto repressivo come quello del Burundi, spiegano.

Secondo la Federazione internazionale dei diritti dell’Uomo, più di un migliaio di persone sono state uccise. Il Burundi è precipitato in una grave crisi violenta in cui si sono prodotti molti casi di tortura da quando il presidente Pierre Nkurunziza, ha annunciato nell’aprile del 2015, la sua candidatura a un terzo controverso mandato, prima di essere rieletto a luglio dello stesso anno. Queste violenze hanno spinto più di 300 000 persone a lasciare il paese, come costatato dall’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati.

Burundi, alcuni soldati si ritirano in un quartiere di Bujumbura durante un'operazione della polizia, 1° luglio 2016 - Foto: AFP/Archives
Burundi, alcuni soldati si ritirano in un quartiere di Bujumbura durante un’operazione della polizia, 1° luglio 2016 – Foto: AFP/Archives

Il rapporto degli investigatori dell’ONU, mandato dal Consiglio dei diritti dell’Uomo dell’ONU, riporta violazioni e abusi avvenuti tra il 15 aprile 2015 al 30 giugno 2016. Gli investigatori si sono recati in Burundi dal 1° all’8 marzo e dal 13 al 17 giugno 2016. L’ultima visita prevista per settembre non ha avuto luogo per motivi legati alla sicurezza.

La missione investigativa ha effettuato in totale 227 interviste, a Bujumbra, Makamba, e Gigeta. Sono stati visitati anche la Repubblica democratica del Congo, il Ruanda, la Tanzania e l’Uganda alfine di intervistare, tra gli altri, 182 rifugiati. Nonostante la crisi continui, il livello globale d’oppressione e di controllo della società è aumentato”, attraverso la privazione arbitraria della vita, le sparizioni forzate, i casi di tortura e le detenzioni arbitrarie su larga scala.

Arresto di un oppositore del presidente durante una manifestazione il 20 maggio 2015 - Foto: © CARL DE SOUZA AFP/Archives
Arresto di un oppositore del presidente durante una manifestazione il 20 maggio 2015 – Foto: © CARL DE SOUZA AFP/Archives

Gli investigatori esortano il Consiglio dei diritti dell’Uomo di considerare se il Burundi può ancora far parte di questo organismo. Dalla sua creazione avvenuta 10 anni fa, è la prima volta che un’organizzazione dell’ONU propone di escludere uno dei membri del Consiglio.

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