Svezia: Assange perde il ricorso contro l’estradizione

Svezia: Assange perde il ricorso contro l’estradizione
Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange - Foto: ABC.COM

Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, si è visto respingere la sua richiesta di annullamento del mandato di arresto europeo a suo carico

SVEZIA – È l’ottava volta che il mandato di arresto nei confronti del creatore di Wikileaks viene esaminato e anche questa volta la decisione gli è stata avversa. L’australiano di 45 anni ha ottenuto l’asilo politico dell’Ecuador e vive recluso all’interno della loro ambasciata londinese.

Gli avvocati di Assange citano il rapporto di un gruppo di lavoro dell’ONU che lo scorso febbraio l’ha definito “vittima arbitraria”, giustificando l’annullamento del mandato di arresto. Tuttavia, u già respinto sulla base di questa argomentazione in prima istanza poiché suscettibile di sottrarsi a un eventuale processo.

Questa decisione sopraggiunge mentre il suo dossier, per la prima volta dal 2010, vede un’avanzata importante. Il governo dell’Ecuador e lo stesso Assange hanno finalmente trovato un accordo per interrogare Assange nei pressi dell’ambasciata in data 17 ottobre. Il magistrato svedese che segue il caso, Marianne Ny, ha ribadito la settimana scorsa la propria determinazione all’ascolto di Assange, evidenziando che “tutti i tribunali che hanno esaminato questo caso hanno concluso che ci sono ragioni fondate per sospettare la sua infrazione”, [Assange è accusato di stupro, ndr].

COS’È WIKILEAKS?

Wikileaks è un‘associazione non a scopo di lucro, il cui sito pubblica documenti, analisi politiche e societarie che talvolta hanno gettato nell’imbarazzo la diplomazia internazionale. La sua ragion d’essere è quella di alimentare la distribuzione di notizie che non sono di dominio pubblico. L’intera azione del sito tuttavia è retta dal principio interno dell’organizzazione di non rendere mai pubbliche le proprie fonti. Nel novembre del 2010, il sito afferma che “i principi generali sul quale il sito è fondato sono la libertà di espressione e della diffusione da parte dei media, il miglioramento della nostra storia comune e il diritto di ogni singola persona di creare la storia. Questi principi derivano dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il nostro lavoro è in particolar modo influenzato dall’articolo 19 che ispira il lavoro dei nostri giornalisti e dei nostri volontari”. Il sito neanche a dirlo suscita ovviamente un’ondata di reazioni divergenti tra loro. La maggior parte delle pubblicazioni innescano violente proteste e polemiche nei propri confronti.

Tra i problemi che il sito ha dovuto affrontare nella fase iniziale del progetto c’è da aggiungere la molteplicità di problemi tecnici e finanziari che minacciavano seriamente di compromettere l’esistenza del sito stesso. Nonostante le problematiche iniziali il progetto di Julian Assange trova alcuni sostenitori, in particolar modo a venirgli incontro sostenendo la sua causa sono i paesi francofoni. In Svezia infatti, il Partito pirata che si offrì di ospitare il sito, Reporters senza frontiere, nel 2010 denunciò la censura imposta a Wikileaks limitandone e minacciando seriamente una delle tematiche fondamentali che compongono la sua ragion d’essere, la libertà di espressione. Wikileaks dunque è stato in grado di farsi puntare gli occhi addosso in maniera lampo. In qualche modo la sua fama lo ha davvero preceduto e così finisce nelle principali testate giornalistiche mondiali come l’autorevolissimo The New York Times, The Guardian, Der Spiegel, El Pais e Le Monde. Successivamente altri media hanno accesso alle informazioni Top Secret diffuse da Assange & Co. In questa maniera grazie all’applicazione di alcuni filtri giornalistici si conferisce alle notizie uno stile giornalistico più semplice evitando di menzionare alcuni particolari che potrebbero rivelarsi scomodi.

Nonostante il suo nome Wikileaks non rientra più nella famiglia dei Wiki, quella appartenente all’attuale più grande enciclopedia on line Wikipedia. Non ha dunque rapporti editoriali o di natura organizzativa con la Wikimedia Foundation. Il 21 agosto il sito pubblica oltre 70 00 documenti confidenziali dell’esercito americano sulla guerra in Afghanistan.

 

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