Inchiesta: Come l’ISIS si è procurato le armi chimiche

Inchiesta: Come l’ISIS si è procurato le armi chimiche
Vignetta: Emad Hajjaj, Jordanie, Cagle Cartoons

Secondo un’inchiesta condotta dal Foreign Policy sarebbero i disertori del movimento islamico Al-Nosra coloro che hanno permesso al sedicente stato islamico di dotarsi di un vero e proprio arsenale preso all’esercito del presidente Assad

Nel dicembre del 2012, circa quattro mesi prima del divorzio tra il fronte Al-Nostra e l’organizzazione che sarebbe diventata l’attuale Stato islamico, decine di jihadisti siriani scalano una collina e progrediscono verso la caserma del battaglione 111 [detto Cheikh Souleimane] – una vasta base militare stabilita nei dintorni di Darat Izza, nel nord della Siria. La città è stata catturata cinque mesi prima della coalizione di brigata ribelli, la stessa che assedia la caserma dall’estate del 2012 ma non è ancora riuscita a riprenderla dalle mani delle truppe fedeli al presidente Assad.

Con l’arrivo dell’inverno, il cielo si copre e i colpi dell’aviazione siriana non bastano più a contenere l’avanzata dei ribelli. Inoltre, la base è immensa: si estende su circa 200 ettari ed è difficile proteggerne tutti gli accessi.

Stato islamico: come tutto è cominciato:

Le truppe governative che controllano la caserma hanno riproposto un primo assalto ad inizio novembre, facendo diciotto morti nelle fila del Front Al-Nosra. Ma il vento glaciale di dicembre non ha fatto altro che rinforzare la determinazione dei ribelli. Tanto che la base è una vera miniera d’oro: contiene dei fucili, contiene un tesoro più inestimabile: contiene fucili, pezzi d’artiglieria, munizioni e veicoli. Inoltre, contiene un arsenale di armi chimiche.

L’assalto è diretto dal Fronte Al-Nosra, sostenuto principalmente  da Muhajiri Al – Sham, un’unità del gruppo ribelle Liwa Al-Islam [brigata dell’islam];e Al-Battar [brigata della spada del Profeta], composta in grande parte dai jihadisti libici. Gli assalitori sanno che la base possiede delle munizioni e altri armi, ma ignorano del tutto l’esistenza delle armi chimiche.

I ribelli scatenano violenti scontri. “Quel giorno eravamo tutti assetati di vendetta”, racconta Abu Ahmad [pseudonimo di un militante del sedicente Stato islamico]. Noi vogliamo vendicare i diciotto fratelli di Al – Nosra morti come martiri durante il primo attacco”.

Nello spazio di una giornata le forze jihadiste congiunte forzano le linee dell’esercito siriano. Poco dopo, controllano interamente la base del battaglione 111. Vi trovano vaste riserve di armi e munizioni, e con grande stupore, agenti chimici – essenzialmente cloro, gas sarin e gas iprite (l’iprite, è uno dei gas impiegati per la guerra chimica; noto come gas mostarda per il suo odore) , secondo Abu Ahmad.

Si passa quindi alla distribuzione del bottino di guerra. Ognuno si serve con munizioni e armi, ma solo il Fronte Al-Nosra prende armi chimiche. Abu Hamad vede dieci grossi camion comandati dal Al-Nosra, caricare quindici barili di cloro e gas sarin per ripartire verso una destinazione sconosciuta. Per contro, non vede transitare nulla che trasporti il gas mostarda.

Cultura del segreto

Tre mesi dopo (il 19 marzo 2013), il governo siriano e i gruppi ribelli segnalano un attacco nella località di Khan Al-Assl, nei pressi di Aleppo. Un’offensiva che secondo i media internazionali, ha ucciso venti persone, di cui sedici soldati dell’esercito siriano e dieci civili. Il regime siriano e l’opposizione denunciano l’uso di armi chimiche e si accusano di aver perpetrato uno dei primi attacchi chimici della guerra siriana (riportato anche dal nostro giornale).

In pubblico, Abou Ahmad è molto attento a non commentare nulla dell’accaduto, ma privatamente commenta l’incidente con qualche collega jihadista siriano. Non hanno alcuna prova, ma si chiedono se quelle armi non siano quelle rubate nella base di Cheikh Soulemaine. Abu Hamad non pone direttamente la questione ad Abu Al-Athir [capo del consiglio dei mujaheddin]. Ha appreso una delle regole d’oro della cultura del segreto tra le file jihadiste: per quanto non ti riguarda, stai zitto. “Da noi, non si pongono domande”, ha detto.

Per ora l’affare sembra chiuso. Ma a partire dell’aprile 2013, Abu Ahmad e i suoi colleghi iniziano a vedere male l’avanzata di Al Baghdadi in Siriae si inquietano dell’aumentare delle tensioni tra l’organizzazione dell’ISIS e il Fronte – Al Nosra. Il mondo jihadista inizia ad attraversare un periodo burrascoso: impegnato a mantenere la lealtà delle sue truppe, il Fronte Al-Nostra perde molte delle sue fazioni, che raggiungono i ranghi del sedicente Stato islamico. Territori, basi militari e stock di armi: mai gli interessi erano stati così alti.

Nella metà di agosto 2013, Abu Hamad viene a sapere di una notizia che gli fa pensare che nell’ambito della scissione con il fronte Al-Nosra, l’ISIS ha potuto recuperare le armi chimiche sottratte alla caserma del battaglione 111 – e che se ne sia servito contro i suoi nemici. Un giorno, durante una conversazione di routine con i suoi comandanti Abu Al-Athir annuncia di punto in bianco ai suoi uomini che l’ISIS ha usato due volte delle armi chimiche negli attacchi contro l’esercito siriano. “I nostri fratelli hanno inviato una macchina con armi chimiche a un check point nei pressi del villaggio di Al-Hamra, nella provincia di Hama”, racconta.

Proseguendo, Abou Al-Athir parla di un secondo attacco chimico dell’ISIS: “Abbiamo anche utilizzato un’altra macchina piena di agenti chimici contro le forze governative nei pressi della base aerea di Menagh”.

Sospette armi chimiche ritrovate in Siria - Fonte: BBC.CO.UK
Sospette armi chimiche ritrovate in Siria – Fonte: BBC.CO.UK

Gas mostarda

Lo Stato islamico sembra ancora essere in possesso di questo arsenale chimico. Due anni dopo questo attacco, il 5 ottobre 2015, il New York Times rivelava che due mesi prima (il 21 agosto), l’organizzazione terrorista aveva condotto un raid chimico contro i ribelli moderati di Marea, piccola città a nord della Siria.

Il 31 agosto 105, lo jihadista turco-olandese, Salih Yilmaz, disertore dell’esercito olandese passato nello Stato islamico, riconosce sul suo blog (oggi disattivato) che lo Stato islamico ha utilizzto armi chimiche a Merea. A un lettore che gli chiedeva perché l’organizzazione era “accusata di aver recentemente utilizzata armi chimiche nella provincia di Aleppo”, Yilmaz ha risposto: “Dove credi che l’ISIS sia andato a cercare le sue armi chimiche? Dai nostri nemici – e ora useremo le loro armi contro di loro”.

Fonte: Foreign Policy – Washington

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