Mafia americana, duro colpo a Cosa Nostra: oltre 40 arrestati

Mafia americana, duro colpo a Cosa Nostra: oltre 40 arrestati

L’Fbi colpisce duramente Cosa Nostra americana. Nel blitz arrestati membri dei clan Gambino, Lucchese, Genovese e Bonanno, che gestivano l’attività criminale e il traffico  della Mafia su armi e droga.

Negli Stati Uniti la presenza e l’attività delle famiglie mafiose trapiantate dall’Italia sono comprovate da quasi cento anni. Le attività delle organizzazione locali di stampo mafioso fruttano ogni anno miliardi di dollari sporchi, derivanti da traffici illegali e attività illecite. La notte scorso l’Fbi ha portato a termine un’operazione contro Cosa Nostra a stelle e strisce con 46 arresti di persone affiliate alle famiglie Gambino, Genovese, Lucchese e Bonanno. Questi clan sono tra le storiche famiglie di Mafia che detengono il controllo nelle grandi città della East Coast, come New York, dov’è avvenuta gran parte delle indagini. Ma pensare che la ramificazioni della Mafia italiana siano circoscritte solo nella Grande Mela sarebbe ingenuo: l’Fbi ha portato a segno arresti in diversi stati, lavorando anche in Massachusetts e Florida, Stato quest’ultimo in cui le famiglia hanno svolto i loro affari illeciti sotto la guida di Joey Merlino.

Mafia
Il 23enne Gotti, nipote del Boss del clan Gambino, è divertito del suo arresto (Fonte: Daily Mail)

Gli arresti “di spicco”
La retata contro la Mafia ha portato agli arresti di 46 persone, tra cui John Gotti, nipote 23enne del boss del clan Gambino John Gotti e figlio di John Gotti Jr., tra i più potenti degli Stati Uniti. Al momento dell’arresto, nel Queens, Gotti, che sorrideva spavaldo mentre gli agenti lo portavano via, aveva in casa 240mila dollari in contanti e centinaia di pasticche pronte per lo spaccio.Il 23enne è in particolare uno dei mafiosi su cui gli inquirenti indagavano da tempo. Gotti è un personal trainer e la sua attività criminale era contraddistinta dalla gestione di attività legate al mondo del fitness e dei tatuaggi come copertura allo spaccio di droga. Gotti era presente sui social network e ostentava la sua ricchezza celebrando l’ego con foto, per esempio, sul ciglio di un grattacielo: la sua sfera di influenza arrivava a toccare anche volti più o meno noti del jet set americano, in particolare partecipanti a reality show di bassa lega che avevano legami con la zia Victoria Gotti e i cugini Frank e Carmine. Gli investigatori hanno fermato anche Pasquale “Patsy” Parrello della famiglia Genovese, proprietario del noto ristorante newyorkese “Pasquale’s Rigoletto”, nel Bronx; e Eugene “Rooster” Onofrio. Tutti i coinvolti nel blitz sono sospettati di far parte della cosiddetta “East Coast LCN Enterprise”, «un’organizzazione criminale in piena regola» secondo quanto riportato dagli inquirenti. Le accuse mosse nei confronti dei sospettati sono di traffico di armi, estorsione, frode ad assicurazioni, scommesse clandestine, assalto e spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, nella dossier depositato in tribunale dalle autorità, vengono citati numerosi episodi di violenza e intimidazione perpetrate da diversi mafiosi nei confronti di attività commerciali e sedi di clan rivali. Stando alla documentazione, Pasquale Parrello, per esempio, era solito a commissionare atti di violenza “da duro”: aveva ordinato ai suoi uomini di «spezzare le gambe» a un senzatetto perché «disturbava i clienti del ristorante che gestiva». Lo stesso Parrello è accusato insieme a Israel Torres di aver organizzato e cospirato omicidi per vendicare Anthony Vazzano, ucciso in un agguato e accoltellato al collo da clan rivali. Fra le accuse mosse a Parrello e ad altri mafiosi anche quella di falsificare certificazioni mediche con lo scopo di frodare somme di denaro dalle assicurazione. Nelle carte dell’inchiesta si spiega come i sospettati, facessero prescrivere ai medici «eccessive e non necessarie ricette» per poi inviare i conti alle sedi assicurative per ottenere sostanziosi rimborsi, ai quali si sommavano le tangenti date ai medici che firmano.

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