Crisi, Grecia: paese sempre più nel caos

Quando i ministri delle finanze europee hanno approvato lo sblocco di 49.1 miliardi di euro supplementari per la Grecia lo scorso dicembre, in molti hanno hanno tirato un sospiro di sollievo. La catastrofe economica fu evitata e l’eventualità di un “Grexit”, un uscita dalla zona euro, come gli altri prestiti, dovevano permettere di assopire il programma di aggiustamento fiscale, il più severo della storia, e la Grecia doveva progressivamente uscire dalla delicatissima situazione.    

 All’interno del paese però la notizia non ha avuto l’effetto di un sollievo. Il governo di coalizione ha provato a diffondere un vento di ottimismo, ma i cittadini, sovratassati, non condividevano l’entusisamo del governo di fronte alla prospettiva economica nazionale.

Da un punto di visto fiscale, le riforme hanno comunque avuto successo. Il deficit budgettario è passato dal 15,6% del PIL nel 2009 a 7% stimato nel 2012. L’indice generale della borsa di Atene registravala miglior performance dei mercati europei, con un bound pari al 33%. Ma il costo delle riforme economiche è stupefacente. In Grecia, il 2013 è il sesto anno di “Grande Depressione”. Dal 2008, il paese ha perso più di un quarto del suo PIL. Negli Stati Uniti, la Grande Depressione costò il 27% del PIL. Alla luce di questi preoccupanti numeri possiamo soltanto immaginare cosa accadrà da qui al 2020 in Grecia.

La dinamica della crisi greca è ben più grave di quello che viene documentato dalla maggior parte dei media. Con queste prospettive è difficile vedere un aumento dei salari prima di alcuni anni. La produzione nazionale è precipitata significativamente fino a raggiungere i livelli degli anni 1990 prima che quasi due decenni di integrazione europea non aumentò il PIL portandolo quasi alla media europea.

Mentre lo Stato precipita, una generazione intera vede la propria qualità di vita precipitare. Una generazione costretta a cercare di vivere con salari molto bassi. Nel settore privato i salari sono diminuiti di più del 30% dal 2010, il 22% per il salario minimo e 32% per i salari dei giovani sotto i 25 anni. I prezzi però sono aumentati a causa della mancanza di concorrenza, i comportamenti oligarchici e l’impennata delle tasse. Il tasso di disoccupazione supera il 26%, secondo la Banca della Grecia, ovvero il 31% secondo l’Istituto di Kiel per l’economia mondiale, un centro di ricerca tedesco. Circa il 60% dei dissocupati greci sono senza lavoro da oltre un anno, una tendenza assolutamente preoccupante considerando che la disoccupazione giovanile supera il 55 %. La luce fuori dal tunnel purtroppo è ancora lontana se consideriamo che l’Organizzazione internazionale del lavoro ha stimato che nei paesi dove l’impiego dei giovani finisce per ritrovare il suo livello pre-crisi, occorrono circa 11 anni. Anche se il governo sostiene il contrario, la situazione andrà probabilmente a deteriorarsi ulteriormente prima di migliorare. Il pessimismo si diffonderà e la fiducia in un sistema politico considerato come corrotto e incompetente crollerà.

La ripresa economica sara lunga e si farà attendere, e il popolo greco si sentirà sempre di più schiacciato dalla pressione fiscale a misura che il programma di aggiustamento dell’economia sarà applicata. La zona euro sarà forse sopravvissuta ma rimane difficilissimo dimostrarsi fiduciosi di fronte alla situazione greca. 

 

Manuel Giannantonio

13 febbraio 2013

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