Nonostante tutto, le negoziazioni con la Turchia devono andare avanti

Nonostante tutto, le negoziazioni con la Turchia devono andare avanti

Era il 14 aprile del 1987 quando la Turchia presentò formalmente richiesta per poter aderire alla Comunità Economica Europea (CEE), progenitrice dell’attuale Unione Europea, con cui aveva avuto relazioni privilegiate sin dal 1963. Negli ultimi anni, la deriva estremista del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha però allontanato il paese dai valori e dai requisiti richiesti dall’UE rendendo l’ingresso della Turchia pura utopia, eppure la pratica per l’adesione rimane tuttora aperta.

Gli avvenimenti del 15 luglio scorso e le conseguenti purghe del Sultano Erdoğan sembrano esser riuscite dove i vari consigli di stato e le riunioni dell’Eurogruppo post-Brexit avevano fallito, ricompattare l’opinione pubblica dei vari stati membri su di un’unica idea ampiamente condivisa: “Mai la Turchia in Europa”. Eppure, nonostante oggi dai Pirenei ai Balcani sia difficile trovare anche un solo cittadino promotore dell’ingresso della Turchia in Europa, le negoziazioni per l’adesione tra l’Unione ed il governo di Ankara hanno subito un’accelerazione solamente lo scorso marzo all’interno dell’accordo Ue-Turchia per la gestione dei migranti. Tali accordi hanno lasciato basiti i cittadini Europei, stupiti da come un’Unione che basa le proprie fondamenta su alti principi ideologici possa proporre ai suoi elettori di far aderire un paese con evidenti deficit democratici, come dimostrano le recenti restrizioni sulla libertà di opinione e la volontà di reintrodurre la pena di morte per i golpisti.

Tuttavia, nonostante ad un primo impatto anche solo l’idea di portare avanti un dibattito con un paese così travagliato e politicamente instabile possa sembrare pura follia, una volta inserite all’interno del complesso contesto geopolitico attuale, le negoziazioni in se assumono un diverso valore.

La Turchia infatti è stata storicamente lo ‘stato cuscinetto’ — come dimostra la sua appartenenza alla NATO — tra l’Occidente e la polveriera rappresentata dal Medio Oriente, un preziosissimo alleato per comprendere e filtrare ciò che accadeva al di là del Bosforo, un paese con le radici nelle tradizioni islamiche dei paesi arabi ma con lo sguardo verso i valori laici e liberali dell’Ovest. Negli ultimi anni, la svolta islamista del “Partito per la Giustizia e lo Sviluppo” (AKP) del presidente Erdoğan, ha però fatto sì che il paese si allontanasse dai precetti laici del padre fondatore Atatürk avvicinandosi pericolosamente all’integralismo delle monarchie del golfo Persico.

In questo contesto è importante che le negoziazioni con la Turchia vadano avanti: consapevoli delle disarmonie che un eventuale ingresso turco può causare, ma al contempo consci del fatto che sbarrarle completamente la porta metterebbe seriamente a repentaglio l’esistenza di una Turchia laica, che già oggi fatica ad affermarsi.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook