Erdogan: voteremo la pena di morte

Erdogan: voteremo la pena di morte

“La pena di morte c’è negli Stati Uniti, in Russia, in Cina e in diversi Paesi nel mondo. Solo in Europa non c’è”. Parla così Erdogan, quattro giorni dopo tentato golpe contro il suo Governo. Parla mentre le purghe di massa puniscono i traditori, quelli che hanno disubbidito, ordinato ed esercitato quel Colpo di Stato.

“Domani”- tuona davanti ai suoi sostenitori- “riuniremo il Consiglio di Sicurezza Nazionale e dopo la riunione annunceremo un’importante decisione”.


L’avvertimento -che suona più come una minaccia- arriva dritta dritta al cuore di un Occidente rammollito, in seno all’Europa-Madre da tempo in affanno dietro a politiche sociali antidemocratiche, che hanno spesso creato imbarazzo e diatribe sull’ingresso della Turchia in UE.

Ma in questa situazione “è chiaro”- ha detto il ministro Paolo Gentiloni a Radio Anch’io”- che non sta né in cielo né in terra di continuare un qualsiasi percorso negoziale con un Paese che reintroducesse la pena di morte, visto che tra i principi dell’Unione europea c’è ovviamente l’abolizione della pena di morte”.

 

Parole di biasimo arrivano anche dalla Germania: “Abbiamo visto nelle prime ore dopo il fallimento del golpe scene raccapriccianti di arbitrio e di vendetta contro i soldati in mezzo alla strada” – ha detto Steffen Seibert, portavoce della cancelliera Angela Merkel- “Un simile fatto è inaccettabile”.

 

Di convenienza, invece, è la posizione degli Stati Uniti che ribadiscono il sostegno al “governo democraticamente eletto della Turchia” e che “gli Stati Uniti stanno cooperando nell’indagine sulle cause del golpe fallito”.

Parole che fanno pensare ad una cooperazione finalizzata all’estradizione dagli Usa dell’Imam Fethullah Gulen, ritenuto da Erdogan il mandante principale del golpe. 

 

La situazione in Turchia è in costante evoluzione. Per ora questi sono i dati più importanti da sapere sul post golpe:

 

-È stata disposta la sospensione di 30 prefetti su 81.

-Sono stati sospesi dal loro incarico 8.777 dipendenti del Ministero dell’Interno (quindi i 30 prefetti, 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali)

-Oltre alle quasi 12 mila persone già sospese da polizia e magistratura, circa 1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze.

-312 morti di cui 145 civili

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