USA: scoppia la violenza a Dallas, morti cinque poliziotti

USA: scoppia la violenza a Dallas, morti cinque poliziotti
Attimi della sparatoria avvenuta nella notte a Dallas - Foto: uk.businessinsider.com

Negli Stati Uniti stiamo assistendo a una dinamica di eventi mai vista prima. Dopo l’omicidio di un afroamericano disarmato fermato per un semplice controllo, si è manifestata la rabbia del popolo afroamericano. Durante una manifestazione di protesta a Dallas sono morti 5 poliziotti

DALLAS – Stiamo assistendo in queste ore a una serie di eventi assolutamente incredibile, cinque poliziotti sono stati uccisi a Dallas da cecchini armati di fucile, per vendetta contro altre due uccisioni di innocenti afroamericani per mano della polizia a Baton Rouge, nello Stato della Louisiana, due giorni fa e a Falcon Hieghts in Minnesota ieri. All’origine di questi eventi un video, con immagini di un realismo truculento: una ragazza mostra il suo fidanzato in un bagno di sangue ferito a morte da un poliziotto a Falcon Heights. La donna racconta la dinamica degli eventi: Philardo prendeva la patente richiesta dagli agenti e gli hanno sparato. Dietro una bambina di quattro anni. L’uomo Philando Castile, 32 anni, un nutrizionista nel video è ancora vivo. Poi il volto rovesciato all’indietro non si muove più, una morte in diretta. La donna grida. Il poliziotto minaccia. La bambina dietro rassicura la madre, “ci sono qui io per te mamma”. ll video è già stato visto da cinque milioni di persone. Poi nella notte si sono state manifestazioni in tutto il paese. E le uccisioni premeditate, organizzate dei cinque poliziotti a Dallas, anche loro innocenti.

IL VIDEO:

Dei cecchini hanno abbattuto cinque poliziotti ferendone altri sei in un attacco coordinato giovedì sera a Dallas, durante lo svolgimento di una manifestazione organizzata per rendere omaggio alla morte di due giovani afroamericani uccisi dalla polizia. Secondo le autorità, uno dei tiratori, che è stato ucciso, ha detto di voler uccidere un bianco. “Il sospettato ha detto che voleva uccidere dei bianchi, specialmente poliziotti bianchi”, ha dichiarato il capo della polizia locale, David Brown. Il tiratore, rintracciato in un palazzo della città, è stato ucciso dalle forze d’élite guidate da un robot telecomandato a distanza che trasportava una bomba.

Il presidente Barack Obama, ha denunciato “attacchi odiosi, calcolati”, per i quali non esistono “giustificazioni”. Il centro di Dallas, metropoli nel sud del paese, si è letteralmente ritrovato piombato nel caos. “C’erano neri, bianchi, latinos, tutti. Poi ci sono stati gli spari dal nulla”, ha raccontato un testimone.

I tiratori hanno aperto il fuoco poco dopo la fine della manifestazione. Miravano chiaramente contro gli uomini delle forze dell’ordine. Il bilancio di undici vittime di cui 5 morti, è il peggiore registrato dalla polizia americana dopo i fatti dell’11 settembre 2001.

La stampa americana ha diffuso un video che mostra un uomo presentato come uno dei tiratori, vestito con un paio di pantaloni chiari con in mano un fucile d’assalto. “È lui, quello vicino alla colonna bianca, guardatelo, spara verso sinistra, verso destra, sta mirando qualcuno”, commenta un testimone, Ismael DeJesus che filmava dalla camera di un hotel nella zona.

In un altro video, si sente chiaramente una raffica di spari, e un altro testimone commenta. “Oh, mio Dio, è qualcuno armato fino ai denti. E non è solo”. La manifestazione denunciava le violenze della polizia nei confronti degli afroamericani. Alla fine della manifestazione, due uomini “hanno iniziato a sparare sui poliziotti da una posizione elevata”, ha dichiarato il capo della polizia di Dallas.

Squadre di SWAT, la forza d’élite della polizia, sono state impiegate dopo l’inizio degli spari, come sostenuto da diversi emittenti locali. “Diverse operazioni di ispezioni sono in corso per trovare esplosivi in città. Ci vorrà del tempo”, ha indicato Max Geron, uno dei responsabili della polizia di Dallas.

L’OMBRA DEL RAZZISMO POLIZIESCO

Il raduno di Dallas si iscrive nell’ambito di diverse manifestazioni organizzate attraverso il paese per protestare contro la morte di due uomini afroamericani abbattuti dalla polizia. Questi episodi hanno riaperto la ferita, mai chiusa peraltro, del razzismo espresso negli anni dalla polizia a stelle e strisce.

Barack Obama, ha denunciato giovedì un grave problema che riguarda l’America ricordando che il suo paese ha vissuto “troppe tragedie” e ha invitato la polizia a intraprendere delle riforme. Con dei cartelloni e delle magliette che esibiscono la scritta “smettetela di uccidere i neri” e “mani in alto, non sparate”, centinaia di manifestanti, di tutte le età e di tutte le origini, si sono riunite giovedì sera di fronte alla residenza del governatore a Saint Paul, capitale del Minnesota. Nella grande mela, diverse  migliaia di persone si sono date appuntamento a Times Square esibendo la scritta: “Black lives matter” “le vite dei neri contano”, nome tra l’altro del movimento che denuncia le violenze della polizia nei confronti degli afroamericani. La ferita è aperta, l’incomprensione reciproca sempre più evidente. Non sappiamo davvero quando tutto avrà fine. L’America continua a confermarsi come il paese delle contraddizioni, soprattutto se si pensa che questi eventi sono aumentati da quando alla guida del paese, eletto dal popolo, c’è proprio un presidente afroamericano.

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